Combray

Archive for the ‘Libri’ Category

Notizie del mondo_16

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 21 gennaio 2018 at 09:10

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Un episodio di vile bullismo si è verificato nella scuola elementare Matteo Renzi di Frattoscuro.

Al suono della prima campanella, mentre allegramente tutte le scolaresche intonavano l’inno “O serenissimo mio segretario”, un paio di bambini non solo si rifiutavano di cantarlo ma mettevano in discussione la linea del partito fischiettando sopra l’inno “O serenissimo mio segretario” un’antica aria bolscevica.

Alcuni bambini perdevano così i sensi e si rendeva necessario l’intervento della guardia medica che somministrava loro un italianissmo cialdino che li faceva rinvenire mentre il maestro attaccava la seconda strofa dell’inno “O serenissimo mio segretario”, quella in cui il segretario sconfigge con la sua antica durlindana alcuni delegati Fiom.

I genitori dei bambini ribelli sono stati denunciati alle autorità competenti ed i figli iscritti ad una scuola pubblica.

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Notizie del mondo_15

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 18 gennaio 2018 at 23:31

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Il piccolo Alceo Pezzocchi di anni 7, mentre nella sua cameretta giocava con delle molliche di pane, improvvisamente avendone ingoiata una ed essendosi questa incastrata nell’esofago, cadeva svenuto.

Al rumore del tonfo, l’avanguardista democratico Carmine Spigola che nella piazza adiacente stava riparando un gazebo del partito democratico, balzava nell’appartamento e, sfondatane la porta si avventava sul piccolo Alceo che oltre ad essere svenuto era caduto in deliquio.

Con abile e repentino movimento estraeva dalla tasca la tessera del partito democratico e sagomatala a falce e martello estraeva dall’epiglottide la mollica.

Il bimbo ormai salvo, tornato in sé dichiarava che avrebbe costruito in onore del segretario del partito democratico una statua a grandezza naturale in mollica di pane azzimo.

Telegrafo elettrotecnico

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 1 gennaio 2018 at 11:27

telegrafo elettrotecnico

Germont conservava quella purezza di spirito che raramente si incontrava in uomini della sua risma.

Il suo protervo bighellonare tra i salotti culturali dell’epoca, sterilizzava il suo pensiero che si manifestava in divertentissimi vaniloqui privi di ogni riferimento alla vita reale. Nello stesso tempo, quel suo aspetto ansimante, quel suo uscire sempre con l’ombrello anche nei giorni di sole, quella sua faccia imperturbabilmente serena, fece sì che la sua persona fosse rispettata anche da coloro che poco lo stimavano.

Stima, che parola grande per un bambino incapace anche di capire l’onesta azione che portava al benessere. Il lucido, la pasta, la cartellina, quale profondo mistero dietro queste scritte su di una piccola enciclopedia, il Lessico dello spettacolo trovata su di una bancarella.

Mi sovvenne allora del triangolo di Noi vivi di Goffredo Alessandrini, il giovane aristocratico Leo Kovalenski, il commissario della polizia segreta Andrei Taganov e la giovane borghese Kira Argounova. Il film mi colpì molto, nonostante lo vidi in età avanzata rimasi affascinato dalla dolcissima e struggente storia d’amore in una Russia definitivamente perduta e comunista, che denotava una sinistra somiglianza con i miei sogni più smarriti.

Poi la lettura estrema delle opere dei maestri, su tutti Il meraviglioso incanto opera postuma di Trigger Smhidtersnauz per me superiore ad Apostolo tragico la cui lettura, che doveva avvenire per espressa volontà dell’autore mentre ci si destreggiava tra le dita un plico di Amazon, riuscì nel suo intento e così, la sovversione culturale già in me molto sviluppata, fece il resto. Venni assunto dalla Statale di Milano come addetto alla bacheca dei servizi dove annotavo con certosina e scrupolosa meticolosità i turni delle signore addette alla pulizia dei bagni.

Furono anni difficili, i beatnik prima e gli slums dopo vanificarono le mie ambizioni, volli essere prima poeta che bachechista e dovetti, a malincuore, lasciare il posto ad un meditatore di Haiku con un sospetto accento kirghiso che scriveva i turni con una grafia così incomprensibile che i cessi rimasero sporchi per anni, le addette riciclate come docenti, e i docenti scontenti del mefitico puzzo proveniente dalle latrine dove spadroneggiava il kirghiso la cui penna era diventata più potente e diabolica di quella di Giampaolo Pansa.

Poeta non lo divenni mai, mai barattati la mia violenta ed autolesionista difesa di me stesso dalle piene violente che la vita mi aveva riservato. Senza un perchè desiderai una vita interiore agiata ed inconcludente, mentre vi trovai un cupo decadentismo che decifrai a fatica ma che mi fece capire come il messaggio morale che in filigrana traspariva, era quello di un mondo senza speranza che in modo inconsapevole scivolava verso una guerra già dichiarata.

Decisi così il titolo del mio romanzo, in cui avrei trattato dell’uomo indivisibile che si fa opera mediante il pulsare ininterrotto delle sue tensioni psico-esistenzialiste fino allo sfociare calmo ed imperturbabile del suo paysage intérieur.

Fu così che il romanzo si chiamò Il telegrafo elettrotecnico umile omaggio all’invenzione di Markuzz Wisemaster che in tempi non sospetti rivoluzionò la comunicazione di massa con l’introduzione di microprocessori latenti la cui tecnologia costruttiva prevedeva ampi buchi di memoria in cui l’utente, sopraffatto dall’inazione, consultava le pagine gialle.

Post-cinema

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 28 dicembre 2017 at 09:23

post-cinema

Eccomi triste e sconsolato nel desiderio post-culturale, post-natalizio, e post-comunista (ma non ancora post-fascista perchè tutto sommato questo paese fascista lo è ancora) di morire.

Mentre mollica tesse le lodi di riccardo milani (un narratore di grandissimo talento) spulcio su wk la sua filmografia e, a ritroso, leggo Mamma o papà del 2017 e Scusate se esisto del 2014. Poi, stordito mi fermo. Possibile me li sono persi?

La mia carenza su milani va colmata e proseguo nella visione della marchetta catodica. In breve l’ex assistente di moretti, Monicelli e lucchetti (così recita wk, frase che scritta così non vuol dire un cazzo) tratteggia una storia inedita ed originale, lui integrato nel sistema, lei borgatara (anche se credo che questo termine non sia più in voga), i figli si fidanzano, i soliti due mondi che entrano in conflitto, la borghesia impegnata, i coatti, i tatuaggi, i rutti, il finto romanesco, insomma tutti i soliti cliché dello scontro interculturale ridotto a macchietta e famose due risate.

Poi l’intervista ai due protagonisti a detta di mollica “una coppia cinematografica formidabile da applausi” la cortellesi (la cosa che mi fa piacere è che nella nostra storia c’è il germe della comunicazione) e albanese (è una storia d’amore se vogliamo, ma anche un racconto del nostro tempo).

Ora a parte i germi che non mi sembrano poi molto igienici e il racconto del nostro tempo (una frase così non la dice più nemmeno un bambino all’esame di seconda elementare … ah è vero l’hanno tolto ma io l’ho fatto ed un bambino che la disse venne bacchettato dal maestro sui dorsi) io mi domando cosa vi ha fatto di male il cinema italiano per ridurlo così? Eppure abbiamo avuto dei maestri assoluti, i nostri registi sono studiati nel mondo da anni, moretti perchè non parli, dì qualcosa da regista, dì qualcosa anche non da regista, dì qualcosa contro il cinema-merce.

Poi randomizzo la mia verve anarcoide, vago alla ricerca di un aiuto e sul sito sentieriselvaggi.it trovo passaggi che sublimano la mia voglia di revisionismo culturale e già mi vedo in fez ed orbace con il braccio teso, premiare a venezia il milani che però è assente dalla manifestazione perchè impegnato a sinistra.

Da sentieriselvaggi.it

Un cinema di facce, un autobus di volti. Nella migliore eredità della ‘commedia all’italiana’.

Ed è un cinema che sembra molto vicino a Virzì. Come un gatto in tangenziale sembra quasi il Ferie d’agosto di Milani con accenni di Caterina va in città.

Ex-assistente di Monicelli, sembra prendere da lui quell’attenta osservazione della realtà e soprattutto la deformazione dei caratteri per alimentare il contrasto tra differenti classi sociali.

Da Benvenuto Presidente! il cinema di Riccardo Milani sta rivisitando, riaggiornandole, le forme della ‘commedia all’italiana’.

Peccato per John Ford, era un ottimo fim.

Return (o invio)

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 28 settembre 2017 at 22:41

ivan il terribile

La situazione del cinema italiano e del cinema in generale può sembrare di difficile lettura.

Le sale vuote, il cinema inteso come edificio destrutturato e desolante dentro cui vendere panini, l’adorazione del feticcio-cinema sempre più compromesso da oscuri servomeccanismi di prodotto industriale di consumo.

Invece capita che il tg2, nella sua rubrica costume e società, faccia un idilliaco resoconto dell’appena terminato festival di venezia. Riporto gli stralci più significativi dell’inviata, di cui è bene e pio ch’io taccia il nome.

Si chiama magnetismo da tappeto rosso ed è un energia che travolge, nessuno e diciamo nessuno resiste a buttargli un occhio almeno una volta neanche in tempi difficili come questi. La mostra di venezia numero 74 questa volta c’ha davvero dato il meglio di se […]

Passerà alla storia dello spettacolo certamente il ritorno in scena della coppia bella e impegnata del cinema redford fonda un po’ di commozione, un po’ di come eravamo, un leone per due leoni dello schermo così è stato definito il premio alla carriera che hanno appena ricevuto.

Poi george clooney che si sa spacca sempre lo schermo e scatena i fan per lui un grande apparire con sua moglie amal […] A cavallo tra divismo e normalità è arrivato matt damon nei panni dell’uomo che vuole salvare il pianeta […]

Orgoglio italiano paolo virzì con il suo film americano al vaglio della giuria lui e signora perchè anche micaela ramazzotti in altra sede ci ha offerto una delle sue belle interpretazioni […]

Piatto ricco anzi ricchissimo a farsi vedere persino un mostro sacro come jim carrey che ridendo e scherzando ci ha raccontato quanto sia difficoltoso vivere una vita da comico […] Sfila al chiuso causa pioggia valeria golino in pigiama palazzo, splende il sole invece sull’arrivo di luisa ranieri.

E quando cala il sipario su questa 74esima edizione della mostra del cinema di venezia non possiamo che affermare: ne abbiamo viste cose.

Tralascio il tono enfatico con cui queste stronzate sono state dette, il passaggio su george clooney che spacca lo schermo e sul pigiama palazzo rasentano una volgarità intellettuale a cui è bene arrendersi, ma tralascio anche altri servizi che il tg2 trasmetteva da venezia, servizi ridondanti di pacchianeria, superficialità e disprezzo per i telespettatori.

Tutto ciò tuttavia non mi meraviglia visto il livello della testata, d’altronde il servilismo dei giornalisti del tg2 nei confronti di renzi in questi ultimi anni parla da solo.

L’umile domanda potrebbe essere: signora ma il leone d’oro chi cazzo lo ha vinto? Vorrei spingermi più in là, scomodare il buon Goffredo Fofi sulla difesa di una funzione politico-culturale del cinema ma temo che incomba sulla mia persona il lento ed inesorabile girarsi di Nikolaj Konstantinovič Čerkasov in Ivan Groznyj.

 

 

 

Il supporto mnemonico

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 23 aprile 2017 at 09:36

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Caddi appiombo, come quelle anatre che, stanche di vivere, si lasciavano andare e smettevano di sbattere le ali durante le antiche migrazioni.

Homo ludens non lo ero mai stato, mi rinchiudevo in me stesso cercando di immaginare la mia carriera di accademico senza glutine intento nella riscoperta del passato. Così analizzavo con insistenza lo spettatore diseducato, la cultura incellofanata degli inserti dei giornali e riflettevo amaramente sulla maschera come divisione di classe.

L’altra faccia era il denaro a cui anelavo con cattiveria capitalistica. Beh non proprio, avrei voluto esserlo borghese e capitalista perchè si sa, un povero che diventa ricco unisce la missione del genio all’originalità della pagnotta mancante, termine con cui mio padre amava definire coloro che in fabbrica rinunciavano ad iscriversi al partito additando puerili scuse tipo un luogo geometrico da frequentare o una cena in trattoria.

La conoscenza poi di Mellifluo Scavazza non mi fu di aiuto. Alcolizzato, dedito alla religione nakfa, scrittore con il pallino della verità, raccontava nei suoi libri lo scontro dei gruppi egemoni in formato e/o reale nel senso che i protagonisti rinunciavano ad essere reali per diventare letterari.

Il suo più grande successo “Il supporto mnemonico” titolo di per se inconcludente se non con dei puntini, raccontava la penuria di anguille della bassa causata dai residui bellici che riaffioravano qua e là come leggiadre magnolie (in verità esplodevano facendo dei gran botti, per questo le anguille emigravano verso la foce e si spiaggiavano nonostante i pregiudizi dei mugnai che se le ritrovavano intorcigliate negli ulà dei mulini).

D’altronde aveva ragione Bacchelli quando sosteneva le istanze dei mugnai e quindi per fare buon pane non si dà macinatura migliore e più gentile di cotesta di fiume; ed in luogo dove si fece sempre il miglior pane del mondo, ch’è il ferrarese.

 

Resistenze

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 9 aprile 2017 at 10:24

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L’altra sera, mentre la mia parca cena mi proponeva il mio piatto preferito e cioè le Lenticchie di Babilonia, il disco di Nipkow era alimentato e sintonizzato sul primo canale.

La pur problematica scansione (a tutti nota) del mezzo, mi permetteva comunque di essere informato sugli avvenimenti del mondo.

In realtà la guardavo distrattamente dato che, tra una cucchiaiata e l’altra, sfogliavo di Andrè Thevet la Cosmographie universelle illustrèe de diverses figures, in fol. Paris 1575 che mi ero deciso ad acquistare dal droghiere sotto casa nonostante le pessime recensioni che avevo letto nell’agile volumetto stampato in Venezia per Sebastiano Coleti, Metodo per istudiare la geografia (Tutto ciò, ch’ha fatto il Thevet, è pessimo, e quest’opera è ancora peggiore dell’altre).

Venni distolto dalla lettura per un attimo, lo speaker del telegiornale era lieto di presentare a tutti gli italiani l’uscita di un nuovo film dal titolo Moglie e marito. Contestualmente, la melliflua voce di vincenzo mollica partiva nel suo classico panegirico di mezza sera che vi riporto integralmente: “Moglie e marito opera prima di simone godano è una commedia poetica e spassosa e riuscita. Protagonisti bravissimi kasia smutniak e pierfrancesco favino”.

La misera storia prometteva risate e spasso per due ore, la nuova commedia all’italiana finalmente strizzava l’occhio ai grandi plot d’oltreoceano, rinunciando definitivamente al suo squallido provincialismo.

Seguiva l’intervista ai due protagonisti che decantavano le loro gesta regalandoci anche il loro mainstreampensiero con la bella kasia che affermava: “E’ stata un’ esperienza molto interessante, ho capito molto di più del mondo maschile, ho visto un po’ me stessa da fuori con tutte le mie piccole cavolate che faccio giornalmente. Ci sto lavorando sopra”. Il regista poi rincarava la dose dato che: “Entrando nel corpo dell’altro si scopre qualcosa di più del previsto” frase che a me sembrava non voler dire un cazzo ma che a mollica è andata bene.

Il mini-trailer che è seguito ha confermato la bontà dell’opera, ma ha avuto il torto di eliminare la sequenza clou del film, quella in cui la smutniak, seduta a gambe aperte sulla tazza del water esclama: “oh cazzo c’ho la figa”.

Poi il disco di Nipkow si è inceppato, il volume del Thevet, vista l’età, mi si è spaginato e sono andato a letto.

Stordito da tanta bellezza non riuscivo a dormire, ho rispolverato allora una vecchia litania che utilizzo in questi casi…Visconti opera prima Ossessione, Antonioni opera prima Cronaca di un amore, Pasolini opera prima Accattone, Zurlini opera prima Le ragazze di San Frediano, Lizzani opera prima Achtung! Banditi!

Autopsia-club

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 8 aprile 2017 at 07:32

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Secondo quanto scrivono i giornali americani s’è formata recentemente a Chicago una società che si chiama Autopsia-club, la quale persegue scrupolosamente lo scopo indicato dal titolo, cioè l’esame anatomico del cervello di ognuno dei membri dopo la sua morte.

Se qualcuno desidera far parte di questa società deve giurare dinanzi a testimoni che… l’eventuale contenuto della sua cassa cranica deve essere proprietà assoluta dei membri superstiti, mentre i suoi parenti si obbligano in iscritto di non fare objezione alcuna se i soci del club dopo la morte del loro compagno, fanno valere le loro pretese sulla strana eredità.

L’iscrizione del presidente PD Orfini è stata rifiutata.

Notizie del mondo_14

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 22 gennaio 2017 at 11:12

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Un atroce misfatto è seguito in Calabria, del quale se ne dà contezza con l’appresso Lettera. «In questo mio breve giro di visita mi sono inorridito ad un barbaro caso accaduto in un luogo vicino alla mia Diogesi. Una Vedova che voleva passare a seconde Nozze con un giovine da lei preteso, vedendo che questi trovava difficoltà di sposarla per due teneri figli che avea del primo matrimonio, prese la scellerata risoluzione d’inumanamente ammazzargli ambedue, come effettuò, colle proprie mani. È stata trasportata la rea nel Tribunale di Cosenza per ricevere il gastigo condegno all’eccesso».

Naufragar Kitsch

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 9 gennaio 2017 at 23:26

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Operazione apparentemente artistica che surroga una mancante forza creativa attraverso sollecitazioni della fantasia per particolari contenuti (erotici, politici, religiosi, sentimentali).

Così definisce il Kitsch l’enciclopedia tedesca Knaur, citazione ripresa dal risvolto di copertina di Kitsch antologia del cattivo gusto di Gillo Dorfles, Gabriele Mazzotta Editore, Milano, terza edizione, novembre 1972.

Quella mattina la vita umana mi sembrò più complicata del solito e, quando varcai la porta di casa mi resi subito conto che la mia formazione politica latitava paurosamente sotto la scure di un neocapitalismo pernicioso; a nulla sarebbero valse le mie rimostranze all’ufficio dell’igiene dove mi stavo recando per formalizzare burocraticamente alcune perdite nella mia libreria. Mentre camminavo a testa bassa per una migliore visuale estetica delle mattonelle, di riflesso un manifesto appeso catturò la mia attenzione.

Uno Zio Sam, con le fattezze di Giacomo Leopardi, mi richiamava all’ordine e con voce stentorea mi intimava: «We want you al Liceo Classico G.Leopardi». Alzai la testa stordito ed amareggiato, di fronte al mio corpo ormai inerte campeggiava il manifesto più ridicolo e ottuso che mente umana avesse mai potuto concepire.

Un Leopardi antistoricamente pimpante che, con una sicumera a me ignota (ma forse avevo sbagliato scuole), grottescamente si rifaceva ai manifesti di arruolamento statunitensi della I e II guerra mondiale. Il poeta non era solo, dietro di lui con sguardi compiacenti (o quasi) altri scrittori e filosofi in ordine sparso che partecipavano all’allegra rimpatriata, come in quelle tristissime cene in cui ci si ritrova dopo anni senza sapere cosa dirsi.

Affranto ebbi un attimo di cedimento e fui lì lì per svenire, barcollai vistosamente, la signora dell’ufficio dell’igiene, per deformazione professionale, mi venne incontro con un pappagallo che sdegnosamente rifiutai indicando l’orrendo manifesto. Nel trambusto che ne seguì uscì anche il camerlengo generale dell’ufficio citando versi di Byron tratti dal Manfred (credo nella traduzione di Carmelo Bene ma la mia mente vacilllava e non ne fui sicuro) chiedendomi il perchè di quel cedimento.

Indicai il manifesto con un dito e dissi due parole di velata critica sull’opera. Il camerlengo mi redarguì allora pesantemente, dicendomi di essere ancora legato a stereotipi culturali del cazzo e che il mondo sarebbe andato avanti anche senza i miei svenimenti stendhaliani. Ribattei che di Kitsch culturale si trattava ed avrei difeso il poeta dall’oltraggio che lo aveva ridotto un volgarissimo beach-boys californiano intento a lusingare la massa, soggetto inoltre ad un patetico ed eunuco troncamento del nome in G.Leopardi. Sarei ricorso alla Corte Suprema e portato sul banco degli imputati i responsabili dell’immondo misfatto.

Venni cacciato dall’ufficio dell’igiene dagli inservienti che rozzamente calpestarono non solo la mia persona ma anche i miei propositi di vendetta data l’inesistenza della Corte Suprema in Italia. Avvilito tornai a casa senza saper nulla della mia pratica e con un magone culturale che poche volte avevo avuto.

Quella sera riflettei crocianamente sull’arte come intuizione del sentimento e sui libri mastri del liceo classico Leopardi che avevano bisogno di iscritti, possibilmente da non bocciare.