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Posts Tagged ‘fosco giachetti’

Chjmere non autorizzate

In Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 22 febbraio 2015 at 19:44

fari nella nebbia

Mio fratello non è più maggiore … ehi ma non si dice, un minimo di pensiero estetico ci vuole, anche per un blog, suvvia …

Per anni sono stato frainteso, sin da piccolo quando, per carnevale, chiesi a mia madre, visti gli anni di piombo e l’avvicinarsi del compromesso storico, di mascherarmi da mugik.

“Tu ti vesti da Zorro come tutti gli altri” mi disse mentre sparecchiava una tavola avvolta dalla nube di fumo della sigaretta di mio padre. Fui lo Zorro più triste di quel carnevale e mia madre, scaltra donna, si ripromise l’anno venturo di vestirmi da Pierrot.

Così accadde che mio fratello, brillante ufficiale del clerico-conservatore esercito italiano venne promosso. Non fu più maggiore ma tenente colonnello e, quando tornava in licenza, intavolava con mio padre lunghe discussioni sulla bontà dei cavalli di frisia da utilizzare negli asili per arginare eventuali sommosse organizzate dalla sinistra extraparlamentare.

La mia pretesa di agire come un uomo, fece di me un bambino chiuso ed introverso e quell’anno, il 1974, lo fui in maniera più introspettiva e malinconica. Quando da grande analizzai minuziosamente il mio passato per scoprire le cause di quella infelicità, mi accorsi dell’esistenza fragile a cui ero stato sottoposto. Soltanto oggi, dopo un’ attenta e definitiva analisi di quei mesi, dopo aver coabitato in silenzio la notte con quei ricordi, scopro gli accadimenti che fecero di me un bambino triste e vieppiù inconsapevole.

Il 3 gennaio del 1974 morì Gino Cervi, amato da me anni dopo nel leggerissimo film di Blasetti Quattro passi tra le nuvole. Il 7 marzo morì Alberto Rabagliati mentre il 29 marzo ci lasciò Andrea Checchi, recitazione scarna ma modernissima, tempra di attore capace di passare attraverso film molto diversi tra loro come Malombra di Soldati o Caccia Tragica di De Santis.

Il 15 aprile venne a mancare il maestro Giovanni D’Anzi che assieme a Michele Galdieri nel 1942 scrisse “Ma l’amore no” che Alida Valli canterà nel film di Mattoli Stasera niente di nuovo. Caso volle che il protagonista principale del film, Carlo Ninchi, scomparve il 29 dello stesso mese. A torto considerato soltanto un volto che il fascismo esibì nel cinema del ventennio, si dimostrò rude sì (penso all’Innominato nei Promessi Sposi di Mario Camerini) ma capace anche di slanci attoriali delicati come nel finale del film di Mattoli.

Poi, sul finire dell’anno ci lasciarono il 13 novembre Vittorio De Sica (e se Teresa Venerdì fosse in qualche modo più importante di Ladri di Biciclette?) mentre il 5 dicembre Pietro Germi, carriera cocciutamente ancorata alle sue idee di un cinema moderno ma attento alla tradizione.

Infine, il 22 dicembre, morì anche Fosco Giachetti, lui, l’eroe romantico e tutto d’un pezzo di eterogenei film come Noi Vivi di Alessandrini e Un colpo di pistola di Castellani e che con Fari nella nebbia di Franciolini lambirà più di altri l’inizio della stagione del neorealismo.

E come potevo non esser triste in quei giorni.

Peregrinazioni

In Cinema, Letteratura, News on 31 luglio 2013 at 20:37

alida valli_la vita ricomincia

Nelle mie peregrinazioni cinematografiche, mi sono imbattuto spesso in cestoni pieni di DVD in supermercati di infimo ordine che contenevano capolavori dimenticati.

Tempo fa incrociai un vecchio film di Mario Mattoli con Alida Valli, Fosco Giachetti ed Eduardo De Filippo dal titolo “La vita ricomincia”. Tutto ad 1,90 euri, recitava l’infame cartello con evidente maldestro errore di sintassi. Mi meravigliai non poco del proletario prezzo, che campeggiava tristemente fra un bancale di orzate ed un addetto ad i cellulari che cercava di convincere un pensionato esodato della bontà dell’ultimo piano tariffario di Yumdt, che prevedeva chiamate illimitate gratuite in Nepal per sherpa e loro congiunti.

Il cestone messo lì a bella posta per tentarmi, mi tentò, e rovistai attentamente per controllare quante copie vi fossero del dramma mattoliano del 1945. Le copie erano tre, colto da un improvviso attacco di micragneria culturale e convinto che il paese non fosse ancora pronto per tutto questo, incautamente tirai dritto.

Ma le mirabili decadenze che affliggevano lo stivale, ebbero quei giorni di Aprile un sussulto. Io, che chiuso nel mio sapere avevo sempre denunciato lo stallo filmico del medio spettatore italiano, tornai e non trovai nulla. Vendute, ritirate dal mercato, fallate per un problema tecnico e rottamate, che fine avevano fatto? Mi avvicinai tremebondo all’omino dei cellulari, con l’euro e novanta che avevo preparato con cura che mi tintillava nelle tasche e chiesi lumi.

Mi guardò come per decifrare un enigma e chiamò un suo collega per un consulto. Dopo aver ridacchiato un po’ mi risposero di non conoscere il film e che comunque loro con dei segaioli non volevano aver niente a che fare, aggiungendo che il loro market film porno non ne vendeva e di rivolgermi alla videoteca sulla statale che trattava ogni genere di nefandezza. L’omino dei cellulari poi sfruttò abilmente la situazione che mi vedeva alle corde, per vendermi un piano tariffario agevolato di Pocafone che prevedeva l’uso dello smartphone come sonda per il controllo dei cestoni metallici di dvd. Uscii sopraffatto dal dolore e con lo smartphone impazzito che, entrato in risonanza col navigatore, bippava a più non posso segnalandomi immense praterie.

Salvai il film qualche anno dopo una notte a raitre. Alida Valli, teneramente canta “Io t’ho incontrato a Napoli” brano che Hoagy Carmichael scrisse nel 1945 quando con le truppe alleate risalì lo stivale. Anche se i miei canali su YouTube sono in fase di stallo, potete ancora trovare alcune sequenze su Epifanies.

Volodja all’Alcazar

In Uncategorized on 10 marzo 2013 at 07:39

vladimir yascenko

Mio nonno soleva esclamare nei momenti di difficoltà e, quando intorno a lui vedeva non poco casino, un paio di frasi standard che  oscillavano da “ …e che siamo al casino di Nuova York!” a “…e che è, l’assedio dell’Alcazar?”.

Anni dopo mi ritrovai in vacanza a New York domandare ad ignari passanti del casino omonimo, ma nessuno seppe rispondermi con esattezza, anche se i più anziani mostravano un certo non sopito interesse, compreso un policeman tarchiato che interpellai all’angolo della 34esima che con ampi gesti dell’avambraccio mi mandò a quel paese.

All’Alcazar non sono mai stato, secondo il Melzi trattasi del nome dei palazzi dei re mori a Siviglia, a Segovia e a Toledo. Sfogliando il Melzi per giungere all’Alcazar mi imbatto in Alluminio che fu scoperto nel 40 avanti Cristo da un operaio Romano. Questi avendo presentato a Tiberio un vaso di tal metallo, fu messo a morte per ordine dell’imperatore dato che il tiranno prefigurò il crollo del prezzo dei metalli preziosi a causa della scoperta. Perchè poi un operaio debba presentarsi con un vaso di alluminio da un imperatore, solo il Melzi lo sa.

Digressione a parte, molto probabilmente mio nonno nell’esclamazione citava l’austero film di Augusto Genina del 1940 con un sempre cupo Fosco Giachetti nel ruolo del capitano Vela. Io non lo stavo molto a sentire, nel mio vagare fra pedantesche preoccupazioni adolescenziali e gli echi dei drammatici fatti che si avvicendavano nel mio paese. Poi, il 12 marzo del 1978 pensai che tutto si era compiuto. Un diciannovenne ucraino di nome Vladimir Yascenko, durante i campionati europei indoor di atletica leggera a Milano, scavalca ventralmente l’asticella posta a 2,35m, stabilendo il nuovo record mondiale di salto in alto. La sua banale esultanza dopo il record, la ricordo come l’objet trouvé di quegli anni senza speranza.

La peccatrice

In Cinema on 30 dicembre 2012 at 08:02

la peccatrice

Paola Barbara è Maria, una ragazza di provincia che rimane incinta e viene abbandonata da Alberto (Gino Cervi) il suo fidanzato. Maria ritrovatasi sola viene accolta in una clinica per ragazze madri e lì partorisce. Il bambino muore poco dopo, Maria accetta allora di fare da balia al figlio di una coppia di contadini Andrea (Camillo Pilotto) e Adele (Anna Maria Falchi). Quando la coppia riprende a casa il bambino svezzato, Maria è accolta con affetto dalla famiglia di contadini e si stabilisce in campagna.

Qui viene insidiata da Salvatore (Fosco Giachetti) il fratello di Adele. Decide quindi di trasferirsi in città, dove trova lavoro come commessa in un negozio. E’ in città che conosce Pietro (Vittorio De Sica) con cui si fidanza e finalmente immagina un futuro migliore. Pietro è però nei guai per debiti vari e cambiali in protesto; viene arrestato. Maria finisce allora nel giro del signor Ottavio (Piero Carnabuci), un losco viveur che gestisce una lussuosa casa di appuntamenti.

Tutto questo preambolo, rappresenta un lungo flash-back che Maria ha durante un sonno agitato per via della malattia di Anna (Armida Bonocore) una ragazza che lavora con lei nella casa. La mattina Anna muore, Maria decide di lasciare la casa di tolleranza e si rifugia in un albergo. Intanto Pietro, uscito di prigione, lavora nella lavanderia dei suoi genitori dove Maria si reca per cercare lavoro. Viene assunta come operaia per qualche giorno fino a quando non viene scoperto il suo passato da prostituta e licenziata. Disperata Maria torna in campagna dalla coppia di contadini che l’avevano aiutata, incontra Alberto il fidanzato che l’aveva abbandonata, poi dalla madre a cui chiede perdono mentre Pietro è sulle sue tracce per riappacificarsi.

Ultimo film di Amleto Palermi, “La peccatrice” uscito nel 1940, vede come come sceneggiatori i creatori del Centro Sperimentale di Cinematografia Umberto Barbaro, Francesco Pasinetti e Luigi Chiarini. I divi maschili di quegli anni ci sono tutti: Vittorio De Sica, Gino Cervi e Fosco Giachetti. Ma siamo nel 1940, il cinema dei telefoni bianchi ha delle crepe in cui si insinua, complice la guerra, una narrazione più elaborata e sociale, modificando le storie lievi di pochi anni prima. Paola Barbara, qui nel suo film più importante, pone le basi per la futura Yvonne Sanson di Matarazzo, tratteggiando una donna sola ed incolpevole di fronte alla società ed agli uomini.

Non un solo uomo nel film rappresenta valori positivi, da Gino Cervi che l’abbandona a Vittorio De Sica che la inganna sui suoi loschi traffici, dal signor Ottavio che la costringerà a prostituirsi a Fosco Giachetti che tenterà di violentarla nella casa di campagna. Forse, non volendolo ed inconsapevolmente, il cinema di quegli anni in alcuni film mostrava la vera natura della società italiana del tempo, retrograda e maschilista.

Vi rimando come sempre su You Tube per alcune sequenze che ho caricato.