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Josepp Pus

In Cinema, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 25 maggio 2014 at 07:48

Josepp Pus

Josepp Pus, di origine prussiana, visse a cavallo dei due secoli, scevro da mode effimere ed avendo come unica compagna una bambola di gomma.

Profondo conoscitore dei bassifondi di Lubecca, si impantanò un giorno con il suo landeau nei pressi del porto vecchio. Venne aiutato nelle operazioni di disincagliamento da dei mirmidoni di passaggio nella ridente cittadina affacciata (si fa per dire) sul Baltico.

La sua scrittura affondava, mi verrebbe da dire nella cultura magiara del tempo, in realtà rimase famoso perchè la sua scrittura affondava, affondava miseramente e basta. Confidò in tarda età al suo tagliaerbe di fiducia di non essersi mai recato in Ungheria in vita sua, ma che per non contraddire i critici, tacque sempre questo particolare soprattutto a sua moglie Greta, che lo rimpinzò per tutta la sua vita di manicaretti a base di gulash.

Il suo lavoro didattico sulla borghesia mercantile dell’epoca precorse “I Buddenbrook” influenzando non poco i successivi lavori di Thomas Mann, che di lui ebbe a dire: “Raro scrittore dalla potenza dialettica insuperata, che ebbe come unico neo un alito pessimo”.

Alcuni anni dopo il signor Ben Skora il 28 gennaio 1977 ritenne far cosa utile a sua moglie ed a sè, costruire un robot tuttofare chiamato Arok, mentre in Italia anni bui vedevano imperversare sulle strade il famigerato fotoradartachimetro che ebbe scarsa fortuna immagino per l’astruso nome.

Pentodi e no

In Cinema, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 10 maggio 2014 at 13:57

Pentodi e no

Tangenti e nuova metodologia dei dividendi. Ben Och nel suo pur breve racconto La putrefatta Jane aveva descritto con grande efficacia l’atmosfera cartografica del nostro paese.

Ricordo quando da piccolo ebbi in mano per la prima volta un classico della letteratura venatoria: Uccelli a modo che mio padre mi aveva regalato con una strana dedica: ” Non abusarne”. Mai avrei più assaporato la gioia della lettura come allora, gioia seppur contenuta dalle violente critiche negative che subì l’opera da parte di corrotti critici chiarificatori, che dileggiarono il tomo che a mio modesto parere rimane ancor oggi un testo insuperato nella crisi dell’ideologia googoliana.

La tensione che avvertivo toccando lo zoccolo scoperto di una ECL82, pentodo che a tutt’oggi rimane fra i miei preferiti per quella duttilità e chiarezza di suono che non ha eguali, rappresentò per anni il valore intrinseco del mio personale punto di vista estetico sul privilegio.

Cosa davvero voleva dire la mia egoistica statura morale, dal momento che le mie parole, racchiuse essenzialmente sotto forma di marxismo istituzionale, rozzamente manifestavano una visione nostalgica del mondo? Ragazzi, non l’ho mai saputo.