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Una recensione contrastata

In Cinema, Libri on 21 settembre 2011 at 22:20

Finalmente il cerchio si chiude. L’anello darwiniano che cercavo entra in mio possesso. Trattasi di: Segnalazioni cinematografiche Volume 82-1977, in copertina Henry Fonda e Toshiro Mifune in un fotogramma tratto da Battle of Midway. Nella confusione degli anni di piombo, fra tensioni sociali, strategia della tensione e Lucio Battisti che cantava non c’è tensione, il critico pastorale del Centro Cattolico Cinematografico può visionare l’originale da cui tutto ebbe inizio: Deep Throat del 1972 che in Italia diventerà La vera Gola Profonda. Per motivi commerciali legati alla distribuzione, infatti, nel nostro paese uscì prima Deep Throat II tradotto in Gola Profonda, generando non poca confusione fra gli appassionati.

 Fiducioso nella natura umana, confidando in una possibile redenzione di Gerard Damiano, il regista, e Linda Lovelace, la protagonista, K. visiona, giudica e annota anche questo film. Esiste un precedente, si potrebbe non citare quest’opera e basta, ma bisogna soddisfare la pruderie di chi, per motivi contingenti, l’età o il paesino sperduto, dovrà per forza privarsene. Cassette e dvd sono ancora lontani e i superotto spesso si inceppano sul più bello. La trama viene descritta minuziosamente, omettendo però particolari importanti e fondamentali.

Infatti: “Linda Lovelace, preoccupata perchè nel corso delle sue numerose prestazioni amorose mercenarie non prova il massimo piacere, si confida con l’amica e collega Jenny che le consiglia dopo una intensa e inutile ulteriore esperienza, di ricorrere al sessuologo Freudus. Finita, invece, nello studio di Jung, rivale di Freudus, Linda si scopre affetta da una strana anomalia sessuale e si assesta presso lo studioso come assistente (…) ”. Qual è la strana anomalia sessuale di cui è affetta Linda Lovelace? C’è qualche legame fra questa presunta anomalia ed il titolo del film?

La valutazione pastorale che segue, è intrisa di epiteti ingiuriosi, frammisti a profezie apocalittiche sul futuro della pornografia. Se da un lato si condanna duramente l’opera di Damiano, che ha peraltro un finale surrealisticamente poetico montato in maniera magistrale, dall’altro si auspica, chiaramente non in maniera diretta ma leggendo fra le righe, un proliferare di gole profonde più o meno colorate.

“L’indescrivibile intruglio, imbottito di cretinaggine, di livello tecnico men che amatoriale, lurido oltre ogni dire, esige un cenno più come simbolo estremo di «malcostume cinematografico» che come pellicola. Infatti, comparso negli Stati Uniti e in Francia come pornofilm (ampiamente reclamizzato per essere «hard-core», ovverossia «senza finzioni» nelle prestazioni erotiche), ha fatto una barca di soldi. (…) Va notato che, in definitiva, si tratta di un volgarissimo e aberrante prodotto, girato a 16mm, probabilmente per nutrire qualche segreto club di guardoni. (…) Se altamente immorale è il film, non meno diabolica è la serie di manovre della pubblicità: e assai allarmanti sono gli annunci di prossime gole profonde nere, gialle, orientali, e così via! Inaccetabile/aberrante”.

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Teatro TV Americano

In Libri on 15 giugno 2011 at 23:19

Nel 1966 a cura di Paolo Gobetti esce Teatro TV Americano edito da Einaudi. Nello scovare libri bisogna ogni tanto affidarsi al caso. Questo libro mezzo annacquato, ma con la struttura tutto sommato solida, mi ha colpito perché fra le sceneggiature riportate in quarta di copertina c’era Dodici uomini arrabbiati.

Il film che venne tratto da questa teleplay americana degli anni cinquanta è La parola ai giurati, con Henry Fonda. Quando la Rai era un servizio pubblico, e il cinema ancora la settima arte, questo film in cui razzismo, democrazia, giustizia, sono l’asse portante su cui poggia una recitazione sobria e misurata del protagonista, ma anche degli altri attori diretti da un esordiente Sidney Lumet, mi fece amare l’America da lontano.

Tra il 1953 e il 1958 negli Stati Uniti un movimento di giovani scrittori mette in scena un’America diversa ma reale, fatta di gioie e drammi quotidiani spesso banali, utilizzando attori poco conosciuti. I dialoghi sono volutamente sciatti e ridotti all’osso, solitudine, discriminazione, giustizia, rapporti con l’altro sesso caratterizzano queste teleplays. La durata massima di cinquanta minuti, inoltre, stimola gli autori ad una scrittura nuova, come abbiamo visto scarna e ridotta all’essenziale. Marty di Paddy Chayefsky, Twelve angry men di Reginald Rose, Requiem for a heavyweight di Rod Serling sono le plays più conosciute in virtù del fatto che sono state portate quasi subito sul grande schermo.

Questo rinnovamento del teatro TV americano, avrà vita breve.  La televisione sul finire degli anni cinquanta sta cambiando. La struttura commerciale dei grandi network impone temi più leggeri e meno impegnati, per favorire gli investitori pubblicitari. La durata dei programmi si allunga da sessanta a novanta minuti, diluendo lo script in tempi più vicini al teatro e al cinema. L’organizzazione capitalistica della cultura non può tollerare una libertà cosi ampia sui media di massa. In determinati periodi storici questo avviene per un allentamento fisiologico delle maglie della censura, ma questa libertà è destinata a durare poco.

Paolo Gobetti, chiude l’introduzione al volume chiedendosi quale sarà il futuro del mezzo televisivo e del suo linguaggio:

“Riuscirà mai, nella televisione americana, a farsi strada un autore capace di elaborare in modo organico il nuovo linguaggio dell’espressione televisiva? Non credo che, nel futuro più prossimo, questo ipotetico artista possa trovare un terreno fertile e propizio proprio nel mondo così conformista e diffidente di Madison Avenue”.

 In Italia questo avverrà dieci anni più tardi con il periodo d’oro dei grandi sceneggiati televisivi, destinati ad estinguersi come i dinosauri per far posto a Bruno Vespa.