Combray

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Piattaforma di stenti

In Uncategorized on 19 gennaio 2013 at 15:09

piattaforma di stenti

L’alfabeto fonetico del nuovo millennio non prevede la deposizione di dittatori. Si è spesso scritto che alcune forme di cultura possono, alla lunga, risultare parassitarie tanto che una volta su un dvd lessi che era severamente vietata la proiezione del film (che era Piccolo Mondo Antico di Mario Soldati) nei cantieri, nelle carceri e sulle piattaforme petrolifere.

Ma essere troppo adiacenti a siffatti problemi culturali, fa perdere di vista la realtà oggettiva delle cose ed il Melzi ci ricorda tutto questo con la definizione precisa e stringata di Giuseppe Parini, il poeta nato a Bosisio che con la sua opera più celebre Il Giorno: “…flagella, a sangue, i costumi dei nobili suoi contemporanei. Codesto gli valse la continua povertà, e parecchie bastonature”. Lo avrei amato di più se me lo avessero presentato così da adolescente.

Allora meglio una vita grama ma onesta e senza inutili fronzoli intellettualistici.  Il 23 aprile del 1973 compivo otto anni tra mille patemi d’animo ed uno sciopero delle poste che favorì losche attività di corrieri privati, agenzie di recapito e tariffe clandestine fino alla famosa lettera che, da Torino a Napoli, venne fatta pagare duemila lire. Non erano tempi facili, la guerra del merluzzo tra Inghilterra ed Islanda turbò molte mie notti insonni fino al primo giugno 1973 quando il ministro delle Poste Giovanni Gioia si accorse che in Italia erano vietate le tivù private, per cui fece eseguire l’ordine della chiusura degli impianti di Telebiella. Non si limitò tuttavia alla sola chiusura, dato che vennero sigillate le attrezzature e reciso il cavo principale.

Immaginai allora gli sgherri dell’allora ministro democristiano, eseguire l’ordine con certosina perizia ed avventarsi con furia primordiale sul cavo principale che immaginavo grande come uno dei tentacoli di quei calamari giganti ogni tanto pescati negli oceani. Oggi, che di cavi principali non ce ne sono più (basta guardare dietro il televisore) rimpiango l’ozio beato che mi permetteva una vita felice seppur priva di stenti culturali.

 

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Cinema violato

In Cinema on 11 novembre 2012 at 07:52

Anni fa, when I was young amavo il cinema. Così, da lontano, senza mai giungere a compromessi che denunciassero fino in fondo il mio essere intellettuale. In quel tempo compilavo liste, stilavo capolavori da visionare pur nella consapevolezza di un’arte effimera che, terminata la visione lasciava l’amaro in bocca per un addio che non sarebbe stato mai un arrivederci.

Poi i tempi cambiarono ed il passato, che con il cinema si riuscì finalmente a catturare, non fu più tale. La tecnologia ci mise a disposizione formidabili strumenti per la catalogazione e la diffusione di opere altrimenti inaccessibili. Il 7 aprile del 1927, dopo quattro anni di lavoro, Abel Gance presenta a l’Opéra “Napoléon”. Abel Gance gira 15000 metri di pellicola secondo Georges Sadoul, 12000 metri secondo René Jeanne e Charles Ford. All’Opéra fu presentata una versione ridotta di 5000 metri ma non è di Napoléon film di cui voglio parlare, dato che ampi saggi lo hanno fatto già in maniera mirabile, ma del suo/mio rapporto con You Tube.

Molti anni dopo raidue trasmette in due serate (primi anni novanta se non ricordo male) una versione del capolavoro del maestro di circa 224 minuti, pari a 6109 metri di pellicola, calcolo molto arbitrario dato che in televisione la ricostruzione filmica avviene a 25 immagini al secondo, contro le 24 del cinema, il che comporta una diminuzione della durata del film di circa 150 secondi ogni ora e quindi quei 6109 metri saranno stati sicuramente di meno ma sto divagando sulla relatività del tempo. Il film non viene trasmesso da raitre alle 4 di mattina come solitamente accade oggi, ma da raidue intorno alle 23 diviso in due parti. Nella giungla delle versioni esistenti, si tratta di quella di Francis Ford Coppola musicata dal padre Carmine Coppola.

Conscio del drammatico avvenimento, vedo il film e lo registro in due cassette VHS di cui incollo le custodie di cartone tanto da generare un unicum. Anni dopo, considerato che buco dell’ozono e riscaldamento globale mettevano a repentaglio la qualità delle registrazioni accelerando l’antipatico processo di smagnetizzazione di un nastro, decido la conversione dell’opera in due DVD che mi dicono avere tempi di perdita dati più ampi, circa 250 anni.

Poi la new economy, le new technology e tutte queste stronzate varie mi conducono su You Tube e noto che c’è quasi tutto ma non tutto. Di Napoleon nessuna sequenza, solo frammenti inseriti in documentari o altri contesti. Penso, fra me e me, che è arrivato il mio momento. Anch’io posso contribuire, da situazionista, al progresso culturale del genere umano e condividere con altri ciò che ad altri è negato. Apro un canale su You Tube e comincio a caricare materiale vario di cinema, sequenze di film che contestualizzo con delle note. Poi un giorno di aprile di quest’anno carico 2’21” di Napoleon e più precisamente una mirabile sequenza pittorica dove Carlotta Corday uccide Marat nella vasca da bagno. Quella sera mi coricai sereno, consapevole ed orgoglioso del mio disinteressato contributo culturale alla rete. Fantasticavo di uomini lontani, magari in Papuasia o Pomerania, immersi nella visione del principe dei capolavori.

Senonchè, un paio di giorni dopo scopro che il mio account You Tube è bloccato per violazione del copyright e che, se non faccio attenzione, passerò guai ben più grossi. Mi si tuona che posso caricare solo filmati del tipo il mio gatto che sale su un albero o il mio matrimonio, facendo firmare una liberatoria a tutti gli invitati, gatto compreso se sa scrivere. Anche l’inserimento di brani musicali è severamente vietato, a meno che non si tratti di canzoni, sinfonie, musical esclusivamente composti ed eseguiti da me medesimo in frac. Alla terza violazione del copyright il mio account verrà definitivamente chiuso senza possibilità di appello, quindi in campana signor Mabeuf.

Dal signor K in poi la vita di ognuno di noi è fatta di complessi di colpa per cui ho continuato a caricare filmati considerandomi un potenziale criminale, un reprobo della società da isolare. Io che nella mia baldanza culturale pensavo di essere utile non lo sono, ed ora che passo alla seconda violazione per colpa di un film nemmeno tanto conosciuto (Ombre Malesi 1940 di William A. Wellman con Bette Davis) il mio futuro su You Tube è appeso ad un filo o meglio ad una violazione. Film rari e poco conosciuti come Roma città libera (1946) di Marcello Pagliero, Violette nei capelli (1942) di Carlo Ludovico Bragaglia, Due milioni per un sorriso di Mario Soldati, Campane a martello (1949) di Luigi Zampa evaporeranno improvvisamente, spazzati via da un colpo di mouse di un anonimo esecutore.

I link dei miei due canali su you tube sono in basso al centro della sidebar. Non si tratta di film completi ma solo di sequenze significative. Al canale di cui parlo nel post ne ho aggiunto uno nuovo esclusivamente dedicato al cinema muto.

Giovanni M. e la Vexata Quaestio

In Uncategorized on 29 giugno 2011 at 22:28

Spesso capita che nei salotti buoni si discuta di calcio. Spesso ci si chiede qual è stato il più forte giocatore di tutti i tempi. Spesso il confronto si riduce a due soli nomi, Pelè e Maradona. Qualcuno timidamente inserisce Di Stefano, chi Eusebio, chi Meazza il tutto a seconda dell’età e dei ricordi. Ci si dimentica troppo spesso di Giovanni M.. Mi si obietterà che Pelè ha realizzato più di mille gol in partite ufficiali e Giovanni M. nemmeno uno. Dettagli.

Innanzitutto Giovanni M. era indiscutibilmente più bello di Pelè e Maradona. Era elegante, fine, giocava spesso sulle punte, toccava la palla raramente ma con ammirevole maestria. Non ho più visto calciare un pallone con tanto amore. Era un movimento lentissimo, quasi in slow-motion. Ricordo che mentre calciava si guardava da solo quasi compiacendosi. La sua visione del calcio era puramente estetica. La sua visione di gioco nulla.

Vestito da calciatore venne inserito fra le sette meraviglie del mondo, scalzando i Giardini Pensili di Babilonia. La leggenda vuole che non abbia mai segnato un gol in nessuna partita disputata. Alcuni di noi aficionados si spingono più in là fino ad asserire che forse non ha mai calciato in porta durante una partita. Da terzino, la fascia da lui presidiata è stata per anni terra di conquista dei forward avversari. Gianni Brera dopo averlo visto di sfuggita in un amichevole contro Pagliare, constatò amaramente che il vero abatino era lui, ma ormai non poteva più tornare indietro. Gianni Mura invece lo attaccò sempre con veemenza, dichiarando in più di un’occasione che se ne fotteva altamente delle sue forme fidiache.

Quando lasciò il calcio per via di una caviglia malconcia, soltanto Mario Soldati si ricordò di lui con un breve articolo intitolato Malleolo infame. Ne ripercorse la breve carriera, tracciando un parallelo un po’ ardito fra l’Italia del dopoguerra, il neorealismo e la caviglia malconcia. Famosi sono rimasti molti dei suoi soprannomi, dai più eleganti come Il cicisbeo della pedata ai più velatemente offensivi come L’esteta di questa minchia. Tentò la fortuna in altri sport ma fallì miseramente.