Combray

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Pianelle in inverno

In Uncategorized on 23 febbraio 2013 at 14:28

Alka Thortrohm

Se ne andava la notte spesso dalle parti di Curtatone e Montanara, biascicando giaculatorie d’insulti per via di un certificato di allibramento che non gli era mai arrivato. Alka Thortrohm nato nel lontano 1914 a Fort Knox tra lingotti di ogni genere, fu specialista per anni di quell’arte subdola che rispondeva allora al nome di populismo politico.

Caracollava così pericolosamente tra finti fustigatori fascistoidi e la parte più nobile della curia nigeriana che già allora faceva faville. Visse per anni di espedienti volgari, che spesso gli sfuggivano di mano come quella volta che inciampò nel parquet di casa con la palla da bowling in mano.

Regista fra i più amati del neorealismo nazista, ponderava con cura copioni e sceneggiature, fino a dire che un colpo di manovella ben assestato sistemava ben bene molti suoi detrattori. Le sue commedie sofisticate ed innaturali, ben rappresentavano la Germania del dopoguerra. Dresda Magica, il suo capolavoro, oscillava tra un estremo crepuscolarismo romantico di scuola Cameriniana, ed un analisi dura ma onesta, sulla commissione statale di pianificazione generale, che già allora allineava tra le sue fila numerosi funzionari corrotti.

Non ebbe seguaci ne apologeti, il suo cinema ancestrale, lunare ma contemporaneo, rifiutò sempre fellows traveller di ogni genere, accorpandosi spesso con le segretarie di produzione. La tecnica del giudizio sospeso gli impedì di vincere l’oscar per i migliori calzari nel 1949 con il film Wurthez il grande, pamphlet storico sul mitico condottiero kurteko che razziò mezza Europa sul finire dell’impero romano d’oriente. L’oscar andò invece a Pianelle in inverno del nostro Amedeo Gorlazzi, che tratteggiò magistralmente la figura di un ciabattino comunista durante il ventennio. Le critiche anche accese che seguirono (le pianelle potevano a tutti gli effetti definirsi dei calzari?) portarono Alka lentamente ad abbandonare il cinema, fino ad abbracciare per protesta la donna più grassa del mondo che, caduta in deliquio, gli cadde sopra ponendo per sempre fine alla sua infelice vita.

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Instant pecunia, of course

In Uncategorized on 16 febbraio 2013 at 13:06

Instant pecunia

Stento Kirchnel non fu molto attento quella sera sul lungomare di Lowville Beach, quando venne fermato dalla Polstrada locale mentre inseguiva un cappone per farcirlo. La moglie immediatamente contattata, si rifiutò di pagare la cauzione asserendo di non conoscere quell’uomo dalle costole di marocchino.

Anche l’anello del Pacinotti che le fu regalato per il fidanzamento, a molti sembrò una bufala. In realtà Stento tentò invano di far ruotare la sua signora tra i poli di una potente calamita per produrre energia elettrica, ma i tempi non erano ancora maturi. La faccenda prese poi una brutta piega quando, pur di non cacciare i talleri per la cauzione, Bremba Foch l’avvenente moglie di Stento fu vista armeggiare davanti al carcere di Tyrus City con uno sfilatino che tentava di infilare in una lima.

Ma il 2 giugno del 1975 cambiò tutto. A Lione le prostitute locali occupano la chiesa di Saint-Nizier come atto di protesta contro il governo che si rifiutava di riconoscere la loro professione. Lo sciopero che ne seguì portò ad altre occupazioni di chiese, fra cui la chiesa dei Riformati di Marsiglia e la chiesa di San Bernardo a Parigi.  La rivolta delle peripatetiche ebbe breve durata. Agenti e cani della polizia snideranno le meretrici dai sopra citati luoghi di culto.

A volte, nella confusione silente dei nostri giorni, mi chiedo in cosa siamo cambiati. Leggo di un paese confinante con la Francia in cui le puttane hanno scranni in parlamento e gongolano in tv e nei telegiornali. Il senso di un drammatico déjà vu mi assale, circondato da media infami che somministrano cultura omogeinizzata, fascistizzata e frammentata, Baggio che legge  poesie e Fazio che ci scassa la minchia con De Andrè e poi presenta Sanremo. Già lo vedo il De Andrè (perchè cazzo lo chiamano Faber ancora non l’ho ancora capito) mogio mogio presentarsi in riviera con La domenica delle salme e sentirsi dire:

“Maestro, non scherziamo, non può presentare una canzone così lunga. E poi è troppo criptica; «Voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio, coi pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio, voi che avete cantato per i Longobardi e per i centralisti, per l’Amazzonia e per la pecunia» e ancora «I polacchi non morirono subito, e inginocchiati agli ultimi semafori, rifacevano il trucco alle troie di regime» no davvero, egregio sig. De Andrè, così non può andare, tagli, tagli e le faremo, quando morirà, un bel funerale di stato come abbiamo fatto al sig. Mike Bongiorno, dobbiamo pur tracciare un solco per le nuove generazioni, vada vada e a presto”.

Per l’Amazzonia e per la pecunia, cazzo dove sei oggi, oggi che le troie di regime sono un po’ovunque, mi vien da sorridere dei pagliacci che sgomitano in tv, storpiando promesse, analizzando il vuoto ed innalzandolo ad esempio. Allora molto meglio il buon vecchio Stento che inseguiva voluminosi capponi per farcirli; almeno lui non mentiva.

Centomila dollari

In Cinema on 10 febbraio 2013 at 08:29

assia noris centomila dollari

Assia Noris è Lily, telefonista al Grand Hotel mentre Amedeo Nazzari è il miliardario americano John Woods, re della gomma e del petrolio. Si conoscono in circostanze assurde, come vuole la tradizione dei telefoni bianchi: lei in campagna tira sassate a casaccio e colpisce il parabrezza del miliardario che sta arrivando a Budapest per affari.

In albergo Woods ripensa alla ragazza, la cerca e scopre che, assieme ai familiari è a cena in hotel per festeggiare il suo prossimo matrimonio. Chiama allora il futuro sposo Paolo Zilay, interpretato da Maurizio D’Ancora, e gli offre centomila dollari se la sua fidanzata accetterà di cenare con lui. Il fidanzato sdegnato rifiuta e torna dai parenti per spiegare l’accaduto. Gli zii che tutelano la ragazza che è orfana rimangono inorriditi dalla proposta, fino a quando Paolo non rivela la cifra offerta.

La scena che segue è divertentissima e recitata magistralmente dai credibili attori di quegli anni, su tutti Ernesto Almirante ed Lauro Gazzolo i due zii di Lily. Dopo aver tuonato sulla faccia tosta degli americani e sulla loro volgarità, la discussione lentamente scivola sulla cifra e sul capriccio di un miliardario che in fondo, essendo anche giovane e di bell’aspetto non può sicuramente nuocere alla ragazza.

Lily è l’unica che si oppone ma dovrà cedere dopo l’ultimo discorso strappalacrime dello zio Stefano (Lauro Gazzolo) ai parenti ed al fidanzato imbelle. Nella sequenza sono da notare due cose: l’orologio sopra il polsino della camicia di Amedeo Nazzari (evidentemente non è invenzione dell’avvocato Agnelli) e velate allusioni alla situazione economica generale. I soldi, nonostante le bonifiche pontine e l’uomo forte al timone della nazione, servono un po’ a tutti. Gli americani, come spesso accadeva in quegli anni, sono visti come delle macchiette; buontemponi miliardari che si divertono a buttar via soldi per capriccio. Dall’alto, la mano leggera di Mario Camerini nel dirigere pellicole finanche di routine ma godibilissime.

Vi rimando come sempre su You Tube per alcune sequenze che ho caricato.

Affacciatevi!

In Letteratura on 2 febbraio 2013 at 14:24

affacciatevi

Il buon Pesto Sklinglor venne incastrato dalla polizia di Bidonville Country quella mattina del 14 gennaio 1937 da un’intercettazione telefonica con il sindaco dell’allora ridente cittadina dell’Illinois.

La conversazione telefonica tra i due risultò alquanto disturbata da un temporale radiotripo che imperversava nella contea e dall’urlo del tenente Sgortz, folgorato da una scarica elettrica verso massa mentre auscultava all’apparecchio. Ma le parole trascritte sul brogliaccio delle intercettazioni non lasciavano dubbi. Pesto rispondeva alle pressanti domande del sindaco Jemph, sempre con la stessa frase sibillina, pronunciata con mellifluo sarcasmo: «Lei è un cazzone, signor sindaco».

Non v’erano dubbi sui rapporti oscuri fra i due ed alle voci di paese che attribuivano al sindaco conservatore una doppia vita; sindaco di giorno e gelataio dedito alla pederastia di notte. Pesto lo ricattava orami da mesi, minacciando il gaudente Jemph di fantomatiche ispezioni dell’ufficio d’igiene nel suo gabinetto personale. E’ lì infatti che il sindaco nascondeva le cialde dei coni, avvolte nella carta igienica per non dare nell’occhio.

Ma quando quel livido pomeriggio di febbraio Red “Marx” Krugg, acerrimo nemico di Jemph e leader dell’opposizione politica, colto da improvvisa colica fu visto affrettarsi verso il discusso gabinetto personale del sindaco, tutti pensarono al peggio. Lo sbriciolarsi dei coni durante la laboriosa operazione post-defecazione di Red, fece gridare allo scandalo. L’inchiesta sullo sperpero di denaro pubblico che ne seguì, incastrò Jemph e tutta la sua cricca di maniscalchi in nero che cesellavano i coni e non solo. Pesto Sklinglor, che uno stinco di santo non era mai stato, vuotò il sacco dichiarando che Tim Jemph si era dimostrato il solito inutile cazzone.

Red “Marx” Krugg diventò sindaco il giorno dopo, approfittando bassamente della situazione e come primo atto da major verificò personalmente tutte le giacenze di cialde nelle principali gelaterie cittadine. Volle poi giurare fedeltà alla nazione non sulla Bibbia, ma sull’ultimo libro di Veltroni, venendo accontentato da una maggioranza ormai corrotta. La prima telefonata di congratulazioni arrivò dal carcere, e più precisamente da Pesto che oltre alle felicitazioni del caso, chiedeva informazioni su chi fosse quel cazzone su cui aveva giurato.

Forse la sceneggiatura ha qualche buco, Veltroni non era ancora nato nel 1937 e Red non ebbe una colica ma soltanto una distorsione alla caviglia ma Pesto, che ho personalmente sentito in carcere, non ha dubbi, the story is this.