Combray

Partenza ore 7

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 6 dicembre 2020 at 21:38

Il film inizia in un teatro di rivista di Milano, la compagnia di Carlo Campanini, che interpreta se stesso, è sul palcoscenico per il finale dello spettacolo “Tutti al polo”. Tra il pubblico Giorgio (Alberto Rabagliati) il cugino di Campanini venuto a teatro per applaudirlo, al suo fianco compare Raimondo Vianello (non accreditato) che non applaude (Campanini afferma, non lo fa ridere).

Dietro le quinte il trambusto di uno spettacolo di rivista, l’impresario della compagnia Nicolino (Enzo Turco), il direttore di scena Brunetti (Nando Bruno), la primadonna della rivista Lucy D’Orsay, la brava Laura Gore che si rifiuta di prendere il torpedone per Novara dove la compagnia sarà di scena il giorno dopo. Lucy D’Orsay come vedette dello spettacolo pretende un’ automobile, non una scassata Balilla ma un’ Aprilia. Fra tante ballerine c’è Chiaretta, con aspirazioni di cantante che decide di lasciare la compagnia in quanto non è riuscita a realizzare il suo sogno.

Dopo lo spettacolo la compagnia è alla pensione Iris per la cena, in un tavolino Chiaretta è con Carlo Campanini e suo cugino Giorgio. Convinta a cantare Chiaretta, accompagnata al pianoforte, interpreta Passione ed è applaudita da tutta la compagnia. Il giorno dopo alle 7 c’è la partenza per Novara, Lucy D’Orsay non avuta l’automobile richiesta decide di non partire. Campanini allora si precipita a casa di Chiaretta, che aveva già lasciato la compagnia, per comunicargli che lei sarà la nuova cantante. Chiaretta in fretta e furia riempie la valigia ed è sul torpedone per Novara. Il nome di Lucy D’Orsay, su consiglio di Brunetti, è coperto da una pecetta, ora la primadonna della compagnia è Chiaretta Fumagalli. Ma l’esordio di Chiaretta è un fallimento, il fidanzato il rag. Filippo Vismara (Tino Scotti) d’accordo con il capoclaque fa fischiare Chiaretta che abbandona la compagnia e torna con il suo fidanzato dai genitori.

La compagnia dopo lo spettacolo si muove verso Torino, il torpedone è fermato dai briganti, attori e musicisti derubati e lasciati a piedi. In mutande si incamminano nella notte ed arrivano ad una cascina che altri non è che la casa di Chiaretta. I teatranti si spacciano per nobili in quanto i genitori odiano il mondo dello spettacolo e sono contenti che Chiaretta sia tornata a casa. Ma anche il fidanzato di Chiaretta è derubato, arriva anche lui in mutande e scopre l’inganno. La compagnia viene cacciata di casa e riprende il cammino per Torino in carri di fieno con Chiaretta e Giorgio che cantano “Qualcuno ha spento la luna”.

Giunti a Torino, Campanini si rifiuta di recitare se non canta Chiaretta, l’impresario allora si mette alla ricerca di un sosia di Campanini per sostituirlo nella rivista. Lucy D’Orsay infatti è tornata nella compagnia rivendicando il suo ruolo visto il fallimento di Chiaretta. Si presentano allora una decina di sosia compreso il vero Campanini che verrà scelto. L’intento di Campanini è quello di rovinare uno sketch con Lucy D’Orsay, vi riesce cosicchè Chiaretta, mandata in scena per cantare salverà la serata riscuotendo i meritati applusi. Il finale vede Chiaretta al parco del Valentino con il suo nuovo fidanzato mentre Campanini, Rabagliati e Tino Scotti se ne vanno sconsolati con il sidecar guidato dal ragioniere.

La commedia divertente e piacevole ha il pregio oggi di mostrare come viveva una compagnia di rivista, le ballerine, la soubrette, il capocomico, l’impresario, le varie rivalità, il dietro le quinte, le pensioni economiche e il peregrinare di città in città in torpedone. Il film anticipa di qualche anno opere più note quali “I pompieri di Viggiù” sempre di Mattoli che nella non linearità del film rappresenta una raccolta di sketch e scenette con gli esponenti più famosi di allora della rivista italiana da Wanda Osiris a Totò a Carlo Dapporto. Del 1950 invece sono “Vita da Cani” di Steno e Monicelli con Aldo Fabrizi e “Luci del varietà” di Fellini e Lattuada anche se la paternità di quest’ultimo è stata per anni oggetto di polemiche sul presunto ruolo marginale alla regia di Fellini. Entrambi i film, seppur con diversi toni, mostrano uno spaccato autentico e commovente del teatro d’avanspettacolo nell’immediato dopoguerra.

Partenza ore 7 è in definitiva un film musicale e la presenza di Alberto Rabagliati e Chiaretta Gelli lo dimostra. Campanini come al solito spigliato e calato perfettamente nel ruolo di capocomico, alcune trovate nella sceneggiature completamente surreali e tipiche del cinema italiano d’evasione di quegli anni; il torpedone rapinato proprio in prossimità della casa di Chiaretta, l’arrivo in mutande, il trasferimento immersi nel fieno verso Torino. Nei successivi film questa leggerezza si perderà a favore di una rappresentazione più realistica e cruda dell’altra faccia del teatro di rivista, l’avanspettacolo.

  1. …Io ho nostalgia di questi film!

  2. Io ho nostalgia di tutto quello che non sia oggi…

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