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L’Avventuriera scomparsa

In Cinema on 16 marzo 2013 at 14:50

L'avventuriera del piano di sopra 1941 clara calamai

Tutto si è compiuto alle ore 13:03 del 12 marzo 2013. E’ questa infatti l’ora della notifica della chiusura del mio account su You Tube. La mail relativa al fattaccio è questa:

«Gentile Monsieurmabeuf: Abbiamo reso inaccessibile il seguente materiale a seguito di una notifica di terze parti inviata da RIPLEY’S FILM secondo cui questo materiale vìola il copyright:

L’avventuriera del piano di sopra_1941_1/2”. Questa è la terza notifica che abbiamo ricevuto in merito a una presunta violazione del copyright in una delle tue pubblicazioni. Di conseguenza il tuo account è stato chiuso. Se una delle tue pubblicazioni è stata erroneamente identificata come lesiva del copyright, puoi presentare una contronotifica. Puoi trovare informazioni su tale procedura nel nostro Centro Assistenza.Tieni presente che, in caso di presentazione di una notifica falsa o in cattiva fede, potresti essere passibile di denuncia nel tuo Paese.

Cordiali saluti, il team di YouTube.»

Avevo già affrontato l’argomento (non amo autocitarmi ma devo farlo) nel post dell’11 novembre 2013 dal titolo “Cinema violato”. Il film incriminato questa volta è una commedia del 1941 per la regia di Raffaello Matarazzo con Clara Calamai e Vittorio De Sica. Si tratta di una sequenza una di 4’24” caricata su You Tube nel maggio dello scorso anno. Tutto il lavoro fatto in più di una anno è perduto, 154 sequenze filmiche cancellate per far piacere a non si sa chi.

Immagino già frotte di appassionati di cinema accalcarsi disordinate nei negozi che vendono il dvd del film. D’accordo, non ho i diritti e sono dalla parte del torto, è giusto che sia considerato potenzialmente un criminale che attenta alla fragile economia italiana postando film a iosa su You Tube. Persino mia moglie oggi a pranzo ha sentenziato: “Tu finirai male” mentre con disprezzo mi riempiva il piatto di pasta scotta.

E l’amore per il cinema, quello disinteressato dico io, quello degli appassionati che si ritagliano il tempo libero per queste cazzate dove lo mettete. L’accessibilità gratuita a certi film dovrebbe essere garantita da un eventuale ottavo emendamento che dovrebbe vietare le cauzioni, le multe eccessive e le punizioni crudeli o inusitate. La cosa che più mi irrita è quella che oggi tutto ma proprio tutto abbia un prezzo e sia protetto da diritti d’autore, persino le stronzate che a notte fonda dicono Marzullo e la moglie di Ferrara, straparlando di cinema.

Eppure reputavo interessante questa interazione che avevo tra il blog ed il canale su You Tube, ma evidentemente la cultura ha un senso solo se genera denaro, altrimenti è sterile come masturbarsi. Ora che per una sequenza di 4’24” di un film di 72 anni fa (per Napoleon si trattava di 86 anni fa) si debbano detenere dei diritti che impediscono di condividere, senza scopi di lucro il film in rete, cancellando in un sol colpo tutto il lavoro fatto con disinteressato amore, beh diciamo che tanto democratico non è. Potrei anche capire se avessi caricato l’intero film cosa che impedirebbe (forse) la vendita del dvd, ma non è così.

In più la faccenda dei diritti di film di 70-80 anni fa è ridicola. Ma chi ci deve ancora guadagnare, gli eredi del regista, degli sceneggiatori, degli attori? E perchè no i costumisti, gli elettricisti, i truccatori, i macchinisti, d’altronde il cinema è opera collettiva e non meramente individuale. E poi l’opera filmica non diventa opera nel momento in cui esce nella sala ed è condivisa con il pubblico? E chi ha realizzato il film non è già stato pagato per la sua prestazione? E senza il pubblico chi girerebbe film?

Ma la faccenda dei diritti è ridicola in generale, per cui vedo sperduti blog in rete protetti dalla licenza Creative Commons, amici to share, to share… Si arriverà al punto di non poter più dire o scrivere Che bella giornata o C’era una volta perchè trattasi di frasi già usate da qualcuno.

Sono stanco. La foto di questo post è tratta dal film incriminato. Una splendida Clara Calamai che di lì ad un anno girerà Ossessione con Luchino Visconti, film che rivoluzionerà il cinema non solo italiano. Spero che l’interazione fra blog e You Tube di cui parlavo prima non porti anche alla chiusura del blog. Magari non si possono nemmeno utilizzare frame del film perchè protette anche quelle. Magari proteggere il potere d’acquisto dei salari sarebbe meglio, ma proprio magari.

Ieri al lavoro ero triste. In fabbrica lo si è spesso. Però ogni tanto capita che qualcuno ti chieda cos’hai fatto. Spiegato l’accaduto ad una collega, parlando dei film, della condivisione, dei contatti che avevo e che non ho più con quanti mi chiedevano informazioni e film da caricare mi sono sentito rispondere “E perchè lo hanno fatto: era una cosa bella”. Nella mia baldanza di intellettuale fallito non ci avevo mai pensato; è vero, era una cosa bella.

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Angoscia numero 85

In Uncategorized on 7 luglio 2012 at 12:56

Ora dovete sapere che molteplici sono le angosce degli anni settanta, dai capezzoli fantasma di Vartan, ai servizi segreti deviati, al trasformatore sotto il mobile del televisore. Io ero lì, che oscillavo fra accadimenti che avrebbero cambiato l’Italia, ed il quotidiano che non riuscivo a decifrare. Pezzi di storia scalcinati come macigni mi sfioravano senza colpirmi e apparentemente senza lasciare tracce.  

Cos’era dunque il mondo attorno a me, un enigma stemperato dai ricordi o l’essenza del marciume del mondo che riaffiorava di volta in volta da paradisi perduti? Angoscia numero uno: Zagor n°85 che uscì nel giugno del 1977. La lugubre copertina mostra lo spirito con la scure in un cimitero, attorniato da fetidi pipistrelli che gli svolazzano attorno. Il suo volto è sconvolto e disperato, impugna una rivoltella senza la convinzione che gli possa venir utile. La storia, dopo il solito inizio divertente con alcune gag di Felipe Cayetano Lopez y Martinez etc. si addentra in un racconto di vampiri ungheresi della Transylvania (non so perchè scritta con la y, un inglesismo immagino) magicamente tratteggiata dai pennelli e dalle chine di un ispirato Gallieno Ferri.

La lugubre narrazione si dipana in una trilogia di numeri che violentemente colpirono i figli del boom economico. Noi non cercavamo altro che il momento illusorio dell’evasione, delle macerie attorno, ne avremmo fatto volentieri a meno. Non ci importava nulla della verosimiglianza cartacea e nulla sapevamo di autori e disegnatori. Zoltan era il servitore dell’ottenebrato barone Bela Rakosi (forse fratello del ben più noto Bela Lugosi) che non nascondeva le stimmate del vampiro (castello, mantello ed aspetto emaciato) ma che non veniva riconosciuto da un ingenuissimo e candido Zagor che in fondo rifletteva anche la nostra bonarietà di tredicenni.

I falchi di oggi poco sanno dell’esser giovani, della scoperta un lunedì sera di un angoscia ancor più opprimente che, soltanto anni dopo documentai in Gaslight di George Cukor. Ora, che in un mondo popolato di stronzate, l’analisi di un film nebbioso e vittoriano diventi esercizio sterile lo accetto e cito l’impressione di un film visto in un televisore che ronzava e con schermo bombato che idealizzava un’Ingrid Bergman post-casablanca. Il tormentato personaggio di Paula Alquist è inerme nella sua perlacea avvenenza, sconta frustazioni non sue che non culmineranno in un lieto fine tradizionale, ma su di un illusione transitoria.

Emblema della donna arrovellata da angosce e grandi passioni, la Bergman troverà in Yvonne Sanson in Italia il suo contraltare carnale (paragone ardito ma necessario) deformato dal melodramma e dalla letteratura d’appendice. The King of the Comedy ne farà la misera eroina degli anni della ricostruzione, dirigendola in sette film con Amedeo Nazzari, da Catene a Malinconico Autunno, mostrando ciò che la critica impegnata non seppe vedere, un’Italia più povera del neorealismo.