Combray

oh! domenica

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 6 aprile 2019 at 14:11

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Lentamente mi mancarono le forze, poi la vista si fece sempre più fioca fino ad intercettare lo sterile tubo catodico che irradiava stronzate nella sua forma più mefitica sotto le sembianza di un’intraprendente ed agghindata giornalista, eccitata dalla prima serata e dal suo ruolo di dispensatrice di non vano sapere.

Io, che per anni volli essere re del mio impero, che sui libri avevo investito l’onta della mia vanagloria per la vita umana e per la comprensibilità della cultura, che scevro da ogni compromesso avevo fallacemente trovato nell’indipendenza estetica la mia arte, svenni.

Benchè la virtù fosse l’unico oggetto del mio dilettevole sapere, la giornalista decise di non rispettarmi e proseguì: “S’intitola è sempre bello il nuovo disco di coez, un ponte tra la musica italiana di ieri e quella di oggi, l’intervista è di vincenzo mollica”.
Il servizio partì, la musica anche e coez a ruota…oh si voglio andare al mare anche se non è bello…

Fu così che, cullato da questo novello Petrarca, ripresi conoscenza con la voce flautata dell’ormai mio grande amico mollica che mi rassicurava dicendomi come coez fosse uno dei capostipiti della nuova scena musicale italiana, che aveva cominciato 10 anni prima come rapper ed oggi aveva abbracciato la canzone d’autore.

Non pago di questo scempio, il servizio pubblico proseguiva sempre con il coez che mi propinava le sue stronzate sgrammaticate: ….questo disco più che in altri avevo intenzione di creare un ponte fra magari quello che è la musica italiana vecchia e quella nuova.

Nella confusione più totale non capii più se ‘sto coez traesse ispirazione da Piero Ciampi o Arcangelo Corelli, nel dubbio lanciai verso l’apparecchio il vecchio boomerang con cui ero solito scollegare il ricevitore dalla rete ma fallii il colpo. Alla sprovvista, la giornalista ormai al culmine dell’orgasmo, dopo un sorrisetto di volgarissima disistima nei miei confronti, diede la linea a fazio dandogli del tu (in televisione devono essere tutti amici), il fellone sciorinò di botto un elenco a cazzo di nomi, giorgio panariello, il professor cottarelli, simona ventura che compie gli anni, fiorella mannoia, teo teocoli, il presidente della commissione europea juncker.

Questa volta svenni davvero con il mio Journal d’un Voyage fait a la Mer du Sud avec les Flibustiers de l’Amerique en 1684 ec. par le sieur Raveneaude LUSSAN. in 12. Paris 1689 che mi accarezzava sensualmente il petto meglio di quanto non avesse fatto, nonostante i suoi sforzi da bajadera melliflua, la prezzolata anchorwoman.

Mi svegliai qualche ora dopo sereno, avevo sognato. D’altronde, dissi tra me e me, se non fosse stato un sogno questo cazzo di paese era veramente messo male.

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  1. Mi sento in colpa per aver citato, nel mio ultimo post, proprio questa canzone. Non certo per merito, questo vorrei sottolinearlo, ma solo perché quel giorno, ricordo, non voleva uscirci dalla testa, nonostante volessimo a tutti i costi liberarcene che alla fine, come dice la Sindaca, ci siamo messi a ridere visto che eravamo a Roma.

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