Combray

Posts Tagged ‘marco A.’

La vera storia di Marco A.

In Uncategorized on 11 giugno 2011 at 17:07

Cosa ricordano i giovani di oggi di Marco A.? Poco o niente, ma sul finire degli anni ’70 la storia della Disco Music sarebbe potuta cambiare. Marco A. fu infatti l’autore di una manciata di brani che rivoluzionarono questa musica. Una sua personalissima interpretazione della canzone In the navy, cominciò a circolare sul finire degli anni settanta negli ambienti underground del “Bacio dell’onda”. L’inciso di questo pezzo è rimasto nei nostri cuori, e rappresenta ciò che la disco sarebbe potuta essere e non fu: “Pen selevi, a uenne schecce turiscai – pen selevi, a uenne schecce turiscai”

Poi la crisi, il passaggio ai jingle televisivi tra cui non possiamo non ricordare la famosa sigla di una nota marca di chewingum: “Uenne schecce ‘bboll, Big baabol”. Gli esegeti più critici non gli perdonarono mai un’eccessiva ripetitività in certi passaggi. L’inciso uenne schecce, infatti, ricorrerà in molti dei suoi componimenti,  quasi a voler sottolineare l’impotenza creativa che lo attanagliava, ma nello stesso tempo la sua cifra stilistica. 

L’episodio che lo consegnerà definitivamente alla storia, sarà un mitico goal di testa su di un mio cross, in una partita al mare su sabbia asciutta. Ricordo ancora la sua testa sbucare nel polverone di sabbia, il corpo irrigidito cadere in avanti colpire la palla, l’esultanza scomposta e forsennata dopo il goal. Anni dopo, nei racconti di Bulbem della coppia irlandese Armstrong-Hamilton, capii che quell’irrigidimento altri non era che un omaggio inconsapevole ad un grande centravanti.

E’ proprio vero che uomini così non ne nasceranno più.

Annunci

L’argent de poche

In Uncategorized on 6 giugno 2011 at 23:19

La vita di oggi è caratterizzata dalla totale assenza di punti di riferimento morali e culturali. Ma noi ragazzi nati nel 1965,  abbiamo vissuto la nostra infanzia in un epoca meravigliosa dove c’erano le piste con le palline, …io voglio Janssens. Per anni mi sono chiesto perché Gösta Petterson non lo voleva mai nessuno. Eppure aveva vinto un Giro d’Italia. Le partite col supertele, i bagnini che bucavano i palloni col coltello, i gelati Eldorado, i pesci ragno… Dopo la Samb correre a casa per 90°minuto, le domeniche pomeriggio a vedere UFO. Solo oggi ho scoperto che su Base Luna le ragazze avevano i capelli viola…perchè? Ricordo Enzo Jannacci  cantare “Secondo te…che gusto c’è”, nella confusione dell’adolescenza per anni ho pensato che il ritornello fosse:

“Perchè secondo me, vale più Cerreti pescatore

che un film a luci rosse, con Paola Senatore

e poi secondo me, vale più Bilbao che sbordazza

che il Panigad che schiaccia, da sopra la terrazza”

 Enzo mi chiamò anni dopo confessandomi che era più bella la nostra versione. Il cinema Calabresi apriva il tetto d’estate, all’Arena Sirena i Rockets erano di casa. Ricordo ancora quando Marco A. li vide passeggiare sul marciapiede del lungomare, mentre mangiavano un gelato. – Fabbrì, ci stanno i Rockets – gridò come un ossesso, ed incomiciò a cantare On the road again mimando chitarra e distorsore. Oggi rasarsi la testa va di moda e i Rockets nessuno li riconoscerebbe mentre mangiano un gelato.

Gingerino passeggiava libero per San Benedetto cantando Due ragazzi nel sole ed entrava nelle farmacie per chiedere dei persuativi. Quei tempi spensierati non ci sono più. Non c’è più Adriano De Zan, non c’è più Paolo Rosi, Mariano Rigillo non so che fine ha fatto e a Zigo-Zago il mago l’anno scorso è caduto dalle scale si è rotto il femore ed è morto.Sembra che fosse in cura dal medico di Magonza, ma forse comincio a far confusione.

Non ci aspettavamo niente dalla vita, eravamo felici senza saperlo.