Combray

Posts Tagged ‘melzi’

Urge l’opra

In Cinema, Cultura, Letteratura, News, Poesia on 27 ottobre 2013 at 07:54

urge l'opra

“Urge l’opra” tuonava Mario Cavaradossi a Tosca in una famosa aria.

L’altra sera ascoltando Giuseppe Di Stefano mi sono ricordato di aver un blog che langue nei meandri della rete. Potrei mandare in onda delle repliche, come fa la Rai d’estate, oppure scatenarmi in vertiginosi copia e incolla che farebbero di me un uomo meno indifferente a cognizioni preliminari di un’opera molto più ampia.

Leggendo l’altra mattina una brochure sulla pensione integrativa che mi hanno rifilato alle poste (sembra che versando quantità infinitesimali di denaro si possa architettare un futuro da ottuagenario solidissimo) mi sono accorto che tutto sommato scrivere stronzate non mi dispiace, considerato anche il fatto che di oggetto artistico non si tratta.

Nella region pubblica di Baroda quando reclutati da tutte e province dell’impero si adagiano come teli di mica nerboruti uomini erculei ubbriachi di Nuk, una specie di oppio liquido assunto a digiuno prima di recarsi in ufficio, non è raro che la vittoria di un Wick porti gioia e prosperità tra le fazioni in lotta. Il combattimento crudele termina così senza vincitori nè vinti e con l’accensione di razzi leguminosi che rischiarano la buia notte di Tesshtr ed i suoi mefitici vicoli.

Il mio fuggilozio termina quì, rammento a qualche lettore pedante che il Melzi prevede in prima istanza la voce Ubbriáco, od Ubriáco, s.m. Ebbro.

 

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Cultura di yak

In Cinema, Letteratura, Libri, News on 17 aprile 2013 at 19:43

ideal du gazeuse

Nel pressappochismo dell’era moderna, che sarebbe più corretto chiamare post-moderna, non contano più gli autori ma i generi, per cui immagazzinare cultura diventa dogma primario di ogni operatore culturale che spazia da mollica a fazio con belluina baldanza.

In 8½ Mastroianni chiedeva a Claudia Cardinale, ma soprattutto a se stesso, di essere capace di scegliere una cosa sola nella vita e di restarle fedele per sempre, di farla diventare ragione del proprio tempo, che raccogliesse tutto e diventasse tutto perchè era proprio la sua fedeltà che la faceva diventare infinita. Cosa rimane cinquanta anni dopo nel desolato panorama antropologico-culturale italiano, i soldi, i bisio, i brizzi, i abbatantuoni, e i tognazzi figli (ma quanti cazzo ne sono).

Eppure io una buona idea l’avevo avuta, la storia di Jim Brethonshire, contorsionista famoso di fine ottocento di cui ripercorrevo l’infelice parabola del suo numero più famoso, quello in cui si chiudeva in una rozza valigia di cartone per poi buttare via la chiave.Ma, come una vite senza fine non giunge mai al termine, il mio arzigogolato pensiero cozzava con produttori e uomini di cultura azzimati (termine che mi ha sempre divertito come brunetta ministro o la russa moderato).

E poi se “Un dictionnaire sans exemples est un squelette” come recita le “Petit Larousse Illustré” del 1911, acerrimo nemico del Melzi di cui mi riprometto di affrontare la trattazione con ampio materiale prossimamente, l’Istituto Luce la cultura nazionalistica di questo paese che noi tutti a bocca aperta ammiriamo, pubblica il dvd del film “Il Cardinale Lambertini” opera del 1954 per la regia di Giorgio Pastina con un gigioneggiante Gino Cervi.

Fra gli altri interpreti sulla copertina campeggia un Sergio Totano sfuggito a tutti i controlli che nello specifico si dovrebbero fare prima di stampare un qualche cosa che abbia a che fare con le parole. Orbene, se la cultura fosse una cosa seria, magari per legge sarebbe obbligatorio il ritiro del prodotto per correggere il nome e ridare a Sergio Tofano la gloria che gli spetta, non solo come fine attore di teatro e cinema, ma anche come autore e disegnatore dell’immortale maschera del Signor Bonaventura, ingenuo eroe di una misera italietta per tanti versi simile a quella di oggi. D’altronde si ritirano dalla vendita tortellini con carne di yak, oppure si avvisano gli automobilisti di fare attenzione sui 48 tornanti dello Stelvio perchè il loro giunto ammortizzante appartiene ad una partita difettosa, assemblata da un tornitore indiano che affitta barche sul Gange, non vedo perchè stessi criteri non si possono applicare alla cultura. Ah già, l’argent.

Capzioso oblio

In Politica on 22 dicembre 2012 at 22:31

cadavere caldo D.Williams

I capziosi consigli per le letture sotto l’albero non troveranno mai asilo nelle mie pagine informatiche. Io, che consiglierei sempre e comunque il Melzi soprattutto per un isola deserta, mi adatto a più miti consigli per la gioiosa ricorrenza del Santo Natale. L’infima letteratura di genere degli anni sessanta è oggi praticamente scomparsa. Autori affermati come Mike Chandler, Simpson Greene, Fred Gable, Ted Wickens (la sua Crociera delle donne perdute ha segmentato irrimediabilmente la mia adolescenza) sono oggi totalmente dimenticati ed il loro oblio grida vendetta.

Il loro mondo era l’edicola, le librerie tradizionali li esecravano così come io oggi anatemo Margaret Mazzantini o il tristissimo Paolo Giordano. Cadavere Caldo di D.Williams esce il 1° maggio del 1966 per i tipi della Europer Edizioni. Seth Duncan è l’investigatore privato chiamato a risolvere l’amaro caso della dipartita di Louis Herd.Ecco l’inizio (odio il termine incipit che userei solo per Gramellini):

“Alfred mi riempie il bicchiere col suo solito sorriso ed io lo vuoto alla mia solita maniera: d’un colpo solo. Se brucia non me ne accorgo, le pareti del mio stomaco sono ormai da tempo abituate ad ogni sorta di liquori ed al fumo. L’ultima volta che andai dal dottore perchè sentivo che qualcosa non andava, lui molto seccamente mi disse che era perfettamente inutile che gli facessi perdere del tempo se non seguivo le sue istruzioni. Mi disse anche che se seguitavo a condurre la vita che facevo sarei, in tempo relativamente breve, finito o al manicomio o al tubercolosaio e mi prescrisse alcune medicine e tanti consigli.”

dirty stars

Come avrei voluto scrivere così, senza compromessi e sovrastrutture piccolo-borghesi che mi avrebbero impedito di digitare il sostantivo tubercolosaio. Ma ahimè eccomi qui fare da tramite imbelle ad una cultura che oggi, essenzialmente metafisica, non fa più i conti con la catarsi aristotelica che un po’ tutti viviamo nei piani tariffari dei cellulari.

Ma se di cultura vogliamo parlare, allora vi dico che  non mi interessa più nulla di quello che mi viene proposto e confezionato dai media, rifuggo l’arte aristocratica della letteratura che, come Panurge, estrae dalle braghe capolavori e geni a ripetizione, vomitando nefandezze capitalistiche sulle classi inferiori, nel best-seller cartonato a 18 euro, nel cd lussuoso ma controcorrente (sic) di Jovanotti (mi ricordo chi eri e chi sei) e nulla lascia alla sana rozzezza di un tempo, quando i Dirty Comics zozzi e volgari vennero persino dimenticati dagli intellettuali che potevano usarli come leva per un vero New-Deal.

E’ questo forse il mio unico pensiero, dopo quasi ottanta post e centinaia di inutili parole, dove realtà ed immaginazione si sono sempre mischiati in un vortice che oggi stento a riconoscere mio e che ha come unico pregio quello di essere più che libero sincero, e scevro da compromessi. Potrà anche capitare di vedere della pubblicità in fondo al blog, ma sono quelli di WordPress che la inseriscono a mia insaputa ed ho anche scoperto che, se voglio toglierla, devo sborsare 30 euro.

Oggi finalmente ho una visione più chiara di tutto, capisco che prima di Nanni Moretti ci sono De Sica, Rossellini, Visconti, Vergano, Fellini, Lizzani, Lattuada, Monicelli, Mattoli, Matarazzo, Poggioli, Guazzoni, Gallone, Camerini, Caserini, De Santis, Antonioni, Mastrocinque, Blasetti, Malasomma, Ubaldo Maria Del Colle, Castellani, Pagliero, Pastrone, Bava, Cicero, Soldati, Alessandrini, Bonnard, Bragaglia, Cottafavi, Franciolini, Genina, Righelli, Zampa, Brignone, Comencini, Emmer, Germi (lo ricordo con un martello in mano ribattere chiodi sul set di La città si difende), Risi, Scola, Pasolini, Leone, Bertolucci. Poi mi fermo ed unisco i puntini, gli attacchi di un Moretti giovane e presuntuoso a Monicelli e l’azzimato Moretti presidente di giuria a Cannes con affianco lo stilista Jean-Paul Gaultier ahahahahahahahahahahahahahah poveretto come ti sei ridotto, e poi rompevi i coglioni a Monicelli.

FQ n.8

Ma se di epifanie vogliamo parlare (il termine è a me caro e più di una volta l’ho usato) allora chiudo con il numero 8 dei Fantastici Quattro in cui Bruce Banner e Reed Richards si incontrano, numero 8 che, semplificando al massimo, Stan Lee decise di intitolare Hulk.

Il favoloso quartetto lentamente si inoltra nella grotta consapevole del pericolo ma fiducioso della vittoria (diciamo come Occhetto e la sua favolosa macchina da guerra). Ma la grotta ha due cavità e dall’altra aspetta Hulk. Da trent’anni ogni volta che la guardo ho sempre l’impressione che Hulk sia pronto e consapevole di quello che accadrà, non è il bruto forzuto che i media vogliono farci credere, il suo animo è gentile ed onesto, solo l’aspetto arcigno lo penalizza oggi più di ieri visto il lento scivolamento verso l’immagine della società. Ma lo scontro non avrà nè vincitori nè vinti, Bruce e Reed si stringeranno la mano ed una parata militare suggellerà la vicinanza dei quattro all’establishment cultural-militare di quegli anni, nonostante un freak inviso al potere come Ben Grimm.

Nova-York

In Uncategorized on 13 ottobre 2012 at 13:14

Da ragazzo spesso il Melzi mi veniva in aiuto. Il 13 luglio del 1977 alle 21.34 a New York si spensero le luci, forse a causa di un fulmine che cadde non si sa dove. Invano cercai la notizia sul Melzi, sfogliandolo convulsamente fino a giungere a Beniamino Franklin che di fulmini se ne intendeva. Almeno così credeva lui dato che per questa storia del fulmine, su cui non è stata mai fatta chiarezza, finì sulle banconote da 100 dollari. D’altronde avete mai sentito parlare della stufa omonima?

Il Melzi racconta che lo scienziato americano inventò il parafulmine nel 1752, dopo aver visto il figlio giocare con un cervo volante. In una notte di tregenda, nonostante il famoso monito della moglie diventato poi celebre (Dove vai, piove!) attacca una chiave alla corda che lega un aquilone, e corre all’impazzata per la campagna intorno a Boston. Poi, un fulmine colpisce l’aquilone che carica di elettricità la corda che Beniaminio tocca chiudendo così il circuito con la Terra. Ricordiamo che G.W.Richmann, per aver fatto una cazzata simile, morirà fulminato il 26 giugno 1753.

Comunque, cervi volanti a parte, New York non è nemmeno Nuova York come si potrebbe supporre dal periodo, ma addirittura Nova-York città degli Stati Uniti, ma di black-out nemmeno l’ombra. Ricordo però una definizione che ho amato molto, in un vecchio libro di 5ª elementare che mostrava una foto di grattacieli; Nuova York vista dall’alto tra un torreggiare babelico di grattacieli. Quando tornò la luce 25 ore dopo, il bilancio fu grave. La notte delle belve produsse 3.800 persone arrestate, 426 agenti feriti e mille miliardi di lire di danni. Tre giorni dopo, per motivi ancora non del tutto noti, Pietro Paolo Virdis dichiarò di non voler lasciare la Sardegna. Cambierà idea il 23 luglio. Dopo un lungo colloquio con Boniperti, accetterà il trasferimento alla Juventus che sborserà, in tempi di crisi, due miliardi.

 

Feste in Italia

In Libri on 17 settembre 2011 at 08:36

Definire puttaniere una persona che si circonda di prostitute non è offensivo, è solo parlare italiano. Stimati professori, dottori, avvocati o presidenti di consiglio non devono dispiacersi. Già il Novissimo Melzi non era certo parco di suggerimenti nella sua definizione puntuale e precisa:

Putt=ana. s.f. volg. Meretrice.║─anaccia, s.f. peg.volg. Brutta, sconcia puttana.║─aneggiare, intr. Far la puttana.║Usar le male arti delle meretrici.║─anèlla, s.f. dim. Piccola, giovine puttana.║─aneria, s.f. Azione da meretrice.║─anescaménte, av. In modo puttanesco. ║─anésco,a, ag. Di, da meretrice.║─aniere, s.m. volg. Chi frequenta le meretrici.║─anile, sg.2g. Di meretrice.║─anismo, s.m. Meretricio.

La voce non specifica cosa materialmente compie una puttana, anche se quel usare le male arti delle meretrici lascia intuire qualcosa. Sono obbligato quindi a spostarmi alla voce meretrice. La definizione viene qui liquidata con una semplice equazione meretrice=prostituta, mentre il meretricio è un atto, vita da meretrici. Non mi resta quindi come extrema ratio, traslarmi rapidamente a pagina 843 del Melzi per fare un po’ di chiarezza.

Prostit=uire, tr. Far turpe uso; far mercimonio.║Ridurre a bassezza venale.║fig. Avvilire vergognosamente.║─uirsi. r. Far mercato di sé (di donna).║Rendersi vile, abbietto; abbassarsi. ║─uta. s.f. Donna che si prostituisce.║─uzione. s.f. Il prostituire o il prostituirsi.║L’esser prostituta.║Avvilimento vergognoso.

In effetti intuisco vagamente da quel turpe uso, che l’azione in questione è probabilmente sconcia. D’altronde quel far mercato di sé (di donna) parla chiaro, anche se quel tra parentesi trasmette una vaga idea maschilista del mondo. Per concludere mi imbatto per caso nella voce Troia, che in volgare altro non è che la femmina del porco, ma anche in Troiaio, luogo, casa (o villa aggiungo io), dove son molte troie e Troiume, s.m. volg. Molte troie insieme. Il Cav. Melzi, nella sua ingenuità, non fa nessun accenno nella definizione “Festa”, alla presenza abituale di prostitute. Per lui una festa è ancora un giorno solenne, festivo, in cui non si lavora. Per riportare il tutto alla giusta misura, il Trolley non è una maledetta valigia con le rotelle, ma l’asta dei tranvai, terminante con una rotella che scorre lungo i fili aerei conduttori della corrente elettrica.

Il Novissimo Melzi

In Libri on 4 giugno 2011 at 23:42

Umberto Eco ne “La misteriosa fiamma della regina Loana” cita il Nuovissimo Melzi del 1905. Nel libro Eco mostra, servendosi di varie definizioni, come la storia dell’uomo perde continuamente dei pezzi , dei frammenti di costume o di colore non giudicati importanti. Alla voce Platone il Melzi chiude la breve descrizione con “riunì una bella collezione di suppellettili”.

Umberto Eco commenta: “Poi sono cresciuto in età e sapienza, e all’università ho letto quasi tutto Platone. Nessuno mi ha mai più confermato che avesse messo insieme una bella collezione di suppellettili antiche. Ma se fosse vero? E se per lui questa fosse stata la cosa più importante, e il resto era per guadagnarsi il pane e permettersi quel lusso?” Anche di Baudelaire la definizione è enigmatica:

Baudelaire. Poeta parig., stravagante e artificiale nell’arte.

Stravagante passi, ma perché artificiale? Il Novissimo Melzi in mio possesso è del 1950, è diviso in due volumi indivisibili, scusate il gioco di parole, dizionario linguistico e dizionario scientifico. Sono passati 45 anni e della collezione di suppellettili di Platone non c’è più traccia. La definizione di Baudelaire è più ricca, anche se viene ancora considerato una sorta di freak della letteratura.

Baudelaire (Carlo), Poeta e critico fr. Si atteggiò a cinico e a scettico, mettendo in mostra la lussuria e la corruzione umana. In mezzo al sensualismo si afferma la nota idealistica e spesso un desiderio di spiritualità e di purezza. Cit. Les fleurs du mal. Tradusse molte poesie di Edgardo Poe. 1821†1864

Tuttavia il Melzi prende ancora le distanze da un poeta che per lui “si atteggia a cinico e scettico” magari per vendere qualche copia in più.