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La peccatrice

In Cinema on 30 dicembre 2012 at 08:02

la peccatrice

Paola Barbara è Maria, una ragazza di provincia che rimane incinta e viene abbandonata da Alberto (Gino Cervi) il suo fidanzato. Maria ritrovatasi sola viene accolta in una clinica per ragazze madri e lì partorisce. Il bambino muore poco dopo, Maria accetta allora di fare da balia al figlio di una coppia di contadini Andrea (Camillo Pilotto) e Adele (Anna Maria Falchi). Quando la coppia riprende a casa il bambino svezzato, Maria è accolta con affetto dalla famiglia di contadini e si stabilisce in campagna.

Qui viene insidiata da Salvatore (Fosco Giachetti) il fratello di Adele. Decide quindi di trasferirsi in città, dove trova lavoro come commessa in un negozio. E’ in città che conosce Pietro (Vittorio De Sica) con cui si fidanza e finalmente immagina un futuro migliore. Pietro è però nei guai per debiti vari e cambiali in protesto; viene arrestato. Maria finisce allora nel giro del signor Ottavio (Piero Carnabuci), un losco viveur che gestisce una lussuosa casa di appuntamenti.

Tutto questo preambolo, rappresenta un lungo flash-back che Maria ha durante un sonno agitato per via della malattia di Anna (Armida Bonocore) una ragazza che lavora con lei nella casa. La mattina Anna muore, Maria decide di lasciare la casa di tolleranza e si rifugia in un albergo. Intanto Pietro, uscito di prigione, lavora nella lavanderia dei suoi genitori dove Maria si reca per cercare lavoro. Viene assunta come operaia per qualche giorno fino a quando non viene scoperto il suo passato da prostituta e licenziata. Disperata Maria torna in campagna dalla coppia di contadini che l’avevano aiutata, incontra Alberto il fidanzato che l’aveva abbandonata, poi dalla madre a cui chiede perdono mentre Pietro è sulle sue tracce per riappacificarsi.

Ultimo film di Amleto Palermi, “La peccatrice” uscito nel 1940, vede come come sceneggiatori i creatori del Centro Sperimentale di Cinematografia Umberto Barbaro, Francesco Pasinetti e Luigi Chiarini. I divi maschili di quegli anni ci sono tutti: Vittorio De Sica, Gino Cervi e Fosco Giachetti. Ma siamo nel 1940, il cinema dei telefoni bianchi ha delle crepe in cui si insinua, complice la guerra, una narrazione più elaborata e sociale, modificando le storie lievi di pochi anni prima. Paola Barbara, qui nel suo film più importante, pone le basi per la futura Yvonne Sanson di Matarazzo, tratteggiando una donna sola ed incolpevole di fronte alla società ed agli uomini.

Non un solo uomo nel film rappresenta valori positivi, da Gino Cervi che l’abbandona a Vittorio De Sica che la inganna sui suoi loschi traffici, dal signor Ottavio che la costringerà a prostituirsi a Fosco Giachetti che tenterà di violentarla nella casa di campagna. Forse, non volendolo ed inconsapevolmente, il cinema di quegli anni in alcuni film mostrava la vera natura della società italiana del tempo, retrograda e maschilista.

Vi rimando come sempre su You Tube per alcune sequenze che ho caricato.

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La città si difende

In Cinema on 26 dicembre 2012 at 08:44

La città si difende_1951

Di indole schiva e taciturna, il timido Pietro Germi è stato un grande regista italiano. Dalla nascente critica militante del dopoguerra, venne accusato di non schierarsi apertamente non si sa con che cosa ma tant’è, critiche simili vennero fatte anche a Fellini. Accusato a torto di populismo spettacolare, Germi è in quegli anni regista di genere, ma con grandissima cura formale nella fotografia, nei dialoghi, nella sceneggiatura.

Tutto non deve essere lasciato al caso, ed in questo rigore formale si scontra spesso con un giovane Federico Fellini sceneggiatore dei suoi primi film. “La città si difende” viene definito da Vito Attolini come un thriller neorealista e basta vedere la sequenza della fuga di Luigi (Fausto Tozzi), l’operaio disoccupato che tenta di raggiungere la famiglia della moglie in campagna, per ammirare un ritmo narrativo serrato, greve nelle inquadrature della città che cambia, città osservata attraverso il finestrino come in Aurora di Murnau dalla coppia di sposi.

Considerato un film minore, “La città si difende” accusato ingiustamente di populismo scontato e moralistico, vede Germi rielaborare i temi del poliziesco, riportandoli ad una realtà paesana e specifica; l’incasso dello stadio svaligiato, le strade di Roma ora borghesi ora degradate, l’eterogeneità dei protagonisti della rapina, dal pittore fallito al proletario disoccupato, dall’ex-calciatore idolo delle folle al giovane ragazzo che vive ancora con i suoi genitori.

La voce fuori campo narrante ricorda per certi versi “He walked by the night” un film americano del 1948 in cui una voce neutra ed atonale descrive i metodi lenti ma inesorabili della polizia della contea di Los Angeles. Dubito che Germi possa aver visto questo film (le mie informazioni lo danno inedito in Italia in quegli anni) ma è quasi sicuro che Stanley Kubrick abbia visto il film di Germi prima di generare “Rapina a mano armata” quattro anni dopo.

(Alcune sequenze del film le troverete sul mio canale youtube monsieurmabeuf/cinema sul fondo. Troverete i collegamenti con youtube sotto. Non incollo direttamente i link sul blog perchè il mio rigore formale mi impedisce di squilibrare la pagina web. Lo so, sono su una cattiva strada).

Capzioso oblio

In Politica on 22 dicembre 2012 at 22:31

cadavere caldo D.Williams

I capziosi consigli per le letture sotto l’albero non troveranno mai asilo nelle mie pagine informatiche. Io, che consiglierei sempre e comunque il Melzi soprattutto per un isola deserta, mi adatto a più miti consigli per la gioiosa ricorrenza del Santo Natale. L’infima letteratura di genere degli anni sessanta è oggi praticamente scomparsa. Autori affermati come Mike Chandler, Simpson Greene, Fred Gable, Ted Wickens (la sua Crociera delle donne perdute ha segmentato irrimediabilmente la mia adolescenza) sono oggi totalmente dimenticati ed il loro oblio grida vendetta.

Il loro mondo era l’edicola, le librerie tradizionali li esecravano così come io oggi anatemo Margaret Mazzantini o il tristissimo Paolo Giordano. Cadavere Caldo di D.Williams esce il 1° maggio del 1966 per i tipi della Europer Edizioni. Seth Duncan è l’investigatore privato chiamato a risolvere l’amaro caso della dipartita di Louis Herd.Ecco l’inizio (odio il termine incipit che userei solo per Gramellini):

“Alfred mi riempie il bicchiere col suo solito sorriso ed io lo vuoto alla mia solita maniera: d’un colpo solo. Se brucia non me ne accorgo, le pareti del mio stomaco sono ormai da tempo abituate ad ogni sorta di liquori ed al fumo. L’ultima volta che andai dal dottore perchè sentivo che qualcosa non andava, lui molto seccamente mi disse che era perfettamente inutile che gli facessi perdere del tempo se non seguivo le sue istruzioni. Mi disse anche che se seguitavo a condurre la vita che facevo sarei, in tempo relativamente breve, finito o al manicomio o al tubercolosaio e mi prescrisse alcune medicine e tanti consigli.”

dirty stars

Come avrei voluto scrivere così, senza compromessi e sovrastrutture piccolo-borghesi che mi avrebbero impedito di digitare il sostantivo tubercolosaio. Ma ahimè eccomi qui fare da tramite imbelle ad una cultura che oggi, essenzialmente metafisica, non fa più i conti con la catarsi aristotelica che un po’ tutti viviamo nei piani tariffari dei cellulari.

Ma se di cultura vogliamo parlare, allora vi dico che  non mi interessa più nulla di quello che mi viene proposto e confezionato dai media, rifuggo l’arte aristocratica della letteratura che, come Panurge, estrae dalle braghe capolavori e geni a ripetizione, vomitando nefandezze capitalistiche sulle classi inferiori, nel best-seller cartonato a 18 euro, nel cd lussuoso ma controcorrente (sic) di Jovanotti (mi ricordo chi eri e chi sei) e nulla lascia alla sana rozzezza di un tempo, quando i Dirty Comics zozzi e volgari vennero persino dimenticati dagli intellettuali che potevano usarli come leva per un vero New-Deal.

E’ questo forse il mio unico pensiero, dopo quasi ottanta post e centinaia di inutili parole, dove realtà ed immaginazione si sono sempre mischiati in un vortice che oggi stento a riconoscere mio e che ha come unico pregio quello di essere più che libero sincero, e scevro da compromessi. Potrà anche capitare di vedere della pubblicità in fondo al blog, ma sono quelli di WordPress che la inseriscono a mia insaputa ed ho anche scoperto che, se voglio toglierla, devo sborsare 30 euro.

Oggi finalmente ho una visione più chiara di tutto, capisco che prima di Nanni Moretti ci sono De Sica, Rossellini, Visconti, Vergano, Fellini, Lizzani, Lattuada, Monicelli, Mattoli, Matarazzo, Poggioli, Guazzoni, Gallone, Camerini, Caserini, De Santis, Antonioni, Mastrocinque, Blasetti, Malasomma, Ubaldo Maria Del Colle, Castellani, Pagliero, Pastrone, Bava, Cicero, Soldati, Alessandrini, Bonnard, Bragaglia, Cottafavi, Franciolini, Genina, Righelli, Zampa, Brignone, Comencini, Emmer, Germi (lo ricordo con un martello in mano ribattere chiodi sul set di La città si difende), Risi, Scola, Pasolini, Leone, Bertolucci. Poi mi fermo ed unisco i puntini, gli attacchi di un Moretti giovane e presuntuoso a Monicelli e l’azzimato Moretti presidente di giuria a Cannes con affianco lo stilista Jean-Paul Gaultier ahahahahahahahahahahahahahah poveretto come ti sei ridotto, e poi rompevi i coglioni a Monicelli.

FQ n.8

Ma se di epifanie vogliamo parlare (il termine è a me caro e più di una volta l’ho usato) allora chiudo con il numero 8 dei Fantastici Quattro in cui Bruce Banner e Reed Richards si incontrano, numero 8 che, semplificando al massimo, Stan Lee decise di intitolare Hulk.

Il favoloso quartetto lentamente si inoltra nella grotta consapevole del pericolo ma fiducioso della vittoria (diciamo come Occhetto e la sua favolosa macchina da guerra). Ma la grotta ha due cavità e dall’altra aspetta Hulk. Da trent’anni ogni volta che la guardo ho sempre l’impressione che Hulk sia pronto e consapevole di quello che accadrà, non è il bruto forzuto che i media vogliono farci credere, il suo animo è gentile ed onesto, solo l’aspetto arcigno lo penalizza oggi più di ieri visto il lento scivolamento verso l’immagine della società. Ma lo scontro non avrà nè vincitori nè vinti, Bruce e Reed si stringeranno la mano ed una parata militare suggellerà la vicinanza dei quattro all’establishment cultural-militare di quegli anni, nonostante un freak inviso al potere come Ben Grimm.

Decantare Parigi

In Cinema on 12 dicembre 2012 at 17:21

Tempesta su Parigi-javert-giovanni hinrich

Quando si decanta la Parigi dei tempi andati, bisognerebbe ricordarsi che, passeggiando tranquillamente la sera, si poteva finire nella stamberga Gorbeau, gestita dai coniugi Thénardier, famosa in tutta Parigi per i suoi bicchieri sporchi, come ci ricorda il buon Javert.

Jean Valjean si reca dai Thénardier per chiarire alcuni fatti. Qui lo attendono, oltre ai Thénardier; Bigrenaille, Brujon, Deux-Milliards, Gueulemer, Babet e Claquesous, riconosciuti uno ad uno dal monomaniaco Javert, che inconsapevolmente favorirà la fuga di monsieur Blanc alias monsieur Urban Fabre alias Jean Valjean.

L’immortale romanzo di Hugo, in una sequenza del film di Riccardo Freda del 1947. Il cinema italiano pur fra mille difficoltà organizzative, era vivo più che mai ed è curioso oggi vederlo morto. Per la visione vi rimando al mio canale di cinema sul fondo su youtube. Odio incollare link (anzi collegamenti).

Jean Valjean: Gino Cervi

Ispettore Javert: Giovanni Hinrich

Thénardier: Luigi Pavese

Magis Bopp è tornato

In Letteratura on 7 dicembre 2012 at 07:01

magis bopp è tornato

Il problema dei chicchi di popcorn inesplosi, fu al centro del dibattito politico di quegli anni. Ricordo che a quei tempi la vita era difficile e, nella folle corsa verso il successo Pim Fungham picchiò molte persone.

Quando il successo gli arrise, grazie ad una fortunata serie di gialli in cui Magis Bopp, il protagonista, esordiva in ogni racconto con la stucchevole frase “Miei cari sifilitici amici…”, Pim non fu più lo stesso uomo e spesso raccontava ai vicini di aver rilevato tracce di contatti alieni sul davanzale della finestra. Probabilmente quelle tracce altro non erano che residui di smog di automobili, dato che lo scrittore spesso soggiornava per problemi di diritti legati ai suoi libri, in un parcheggio sotterraneo.

Le sue stranezze erano tuttavia poche ed oltre alla sua fissa sugli alieni che vedeva un po’ dappertutto, fantasticava spesso sui venti minuti di proiezione di quella sera di dicembre del 1896 al Salone Indiano, in cui Georges Méliès immaginò tutto il suo cinema. Ma il capitare in un’epoca sbagliata è sentimento comune, dalla pedalata obliqua di Ninetto Davoli panettiere, a Jons Jacob Berzelius che nel 1823 isola il silicio con l’idea di farne delle frittelle, senza immaginare che in futuro ne verranno fatti dei wafer.

Per uscire da questa impasse, Fungham amava rifugiarsi in montagna dove coltivava piantagioni di Pino Mugo per farne delle caramelle che masticava nei periodi si siccità intellettuale. Ma quando la sua pazzia non fu più latente e si manifestò concretamente nel saggio “Frenesia tattile”, in cui criticò aspramente lo smodato uso delle nuove tecnologie augurandosi un salutare ritorno al cembalo scrivano ed ai suoi simpatici martelletti, venne duramente attaccato. Il saggio funghamiano risultò controverso e per molti aspetti apocalittico soprattutto nel capitolo relativo ad un possibile fallout atomico dei media invischiati nella produzione di nanotecnologie.

Molti anni dopo, il primo articolo messo in vendita su eBay risultò essere un puntatore laser rotto. Pierre Omidyar, il fondatore di eBay, contattò il tizio che aveva fatto un offerta ed intendeva acquistare l’oggetto in questione per 14,83 $, spiegandogli che non funzionava. Il tale rispose meravigliato che in realtà lui collezionava puntatori laser rotti. Era il settembre del 1995 ed un nuovo mondo, senza cembali scrivani, si apriva.