Combray

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Mille trovate

In Cinema, Letteratura on 15 settembre 2012 at 15:26

Un bicchiere di Cola-Buton  fresco mi tirò subito su. Ero stato partecipe di accadimenti mirabili, che sfociarono nell’arresto di Phimble Philton per sfruttamento illegale di un teatrofono da salotto. La commedia rappresentata “Giglio infame” risultò essere protetta non da diritti d’autore, ma da droni dell’aviazione americana pronti ad intervenire.

In realtà nel dietro-cucina di Mister Phimble venne trovata accoltellata la sua governante centoduenne, Vera Ritchcop che si ostinava ad andare in giro senza il giubbotto antiproiettile che usava a mo’ di pancera nelle giornate più umide. D’altronde quel buzzurro dell’ispettore Kunderstoff mal digeriva i manicaretti di Vera, tutti a forma di svastica visto il suo passato nella Hitler-Jugend. Le sregolate abitudini di Kurt Kunderstoff erano come sappiamo proverbiali, dai tralicci di salice impanato di cui era ghiotto, alle salsicce vegane di cardi condite con tocchetti di Agarico Dissenterio.

Ma fu l’invenzione di Dick Dickerson che gli sembrò geniale. Il forforoso ingegnere dalle mille trovate, brevettò nel 1978 la famosa automobile sprovvista di retromarcia per abbattere i costi di produzione. L’idea improvvisa e geniale la ebbe una sera di novembre mentre guardava la televisione e più precisamente quell’episodio di Spazio 1999 in cui il comadante John Koenig durante un volo di ricognizione viene trasportato su di un pianeta che è due milioni di anni avanti rispetto alla terra. Nell’atterraggio di fortuna, Koenig rimane ferito gravemente ma si salverà in circostanze rocambolesche. Dick notò che le Aquile di Base Alpha, nonostante la retromarcia risultasse assente, filavano che era una meraviglia. Ne venne informato tempo dopo Martin Landau che sorrise amaramente. «Vedere Spazio 1999 e non capire nulla di Victor Bergman» mormorò beffardo.

Lettere due

In Letteratura, Libri on 9 settembre 2012 at 12:01

Dopo Luigi Settembrini, un’altra lettera di rifiuto, questa volta di Giosuè Carducci, dal Melzi definito “Il pagano e titanico poeta della Terza Italia”. Si tratta di un rifiuto netto e stizzito riguardo una sua possibile candidatura come deputato in parlamento.

Lucca (campagna), 24 agosto 1882

Caro Signore, ricevo oggi qui la pregiata sua del 22 corrente. Ringrazio; ma, risolutamente fermo a non volere essere deputato, prego sia messo da parte ogni pensiero di candidatura mia. Né con ciò faccio torto a quei benevoli cittadini i quali si compiacquero di ricordare che io nacqui, poco bene e poco male, fra loro.

È vero: io mi lascia portare (come dicono) altre volte e quando ero certo di non arrivare: arrivato per disgrazia una volta, aspettai tanto ad entrare che mi fosse chiusa la porta in faccia. È proprio che io non voglio essere deputato.

Fare il deputato a Roma e l’insegnante a Bologna, onestamente non posso. Potrei essere tramutato di cattedra a Roma. Fu fatto per altri. E fu chi ne parlò anche con me. Ma se io soltanto permettessi che la collazione degli offici pubblici servisse a’ comodi miei per fini e maneggi di parte, mi reputerei quel che i nostri vecchi avrebbero detto un simoniaco e un barattiere e io dico un ribaldo e una canaglia.

E poi io non mi sento d’accordo con nessuna delle sètte nelle quali si distingue e si confonde la Camera d’oggi e si distinguerà o confonderà probabilmente la Camera di domani. E fare il singolare e l’originale non voglio, né voglio sommettere l’ombrosa selvatichezza del mio pensiero o fors’anche i miei capricci e le mie passioni ai dispotismi, ai capricci, alle passioni altrui personali. Saprei, nella suprema necessità della patria e in certi casi, metter via questi scrupoli. Per ora sto meglio fuori che dentro del Parlamento; e credo che fuori, elettore e sovrano, sovrano senza costituzione, di tutto il mio, compirò meglio i doveri di cittadino e d’italiano.

Giosuè Carducci