Combray

Compagno Novecento

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 26 aprile 2018 at 22:49

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Di Novecento o su Novecento tante parole, civiltà contadina, affresco, grande utopia, alta espressione di poesia, l’innocenza contadina sparita e vaghe idee di socialismo (ma qui sconfino con Guccini).

Le comparse contadine sul set di “Novecento”, mi imbatto così a freddo, molti anni dopo, frugando nel ciarpame cartaceo che raccatto, in una lettera a Cinema Nuovo n.244 di novembre – dicembre 1976.

La lettera del signor Gianni Della Rossa di Milano è senza risposta, sotto, il termometro degli incassi di fine anno tra cui spicca, quinto, Savana Violenta dove il problema dei contadini africani emergeva in tutta la sua dirompente attualità accanto ai loro compagni reggiani:

Caro Aristarco, sono una comparsa che ha preso parte alla lavorazione di NOVECENTO e, tralasciando il fatto strettamente personale che nonostante i miliardi girati attorno al film non sono ancora stato pagato a distanza di un anno e mezzo, avrei qualche precisazione da fare per quanto detto da Bertolucci sul Corriere della Sera del 3 dicembre.

Il regista dice il falso quando afferma che il film è stato realizzato «con la creatività di tutta la troupe, comparse contadine comprese». Bertolucci sa benissimo qual’è il rapporto produttore-comparse. Le comparse vengono trattate a livello bestiale e questo rapporto di forza è tanto più duro quanto più le comparse sono indifese. E i contadini sul set erano tali.

Le comparse contadine tanto elogiate attraverso la pubblicità di Novecento erano pagate meno della metà delle altre normali comparse; le comparse contadine, quando Bertolucci decideva all’ultimo momento di non “girare”, non venivano pagate per quel giorno nonostante fossero state per diverse ore già pronte sul set ad aspettare “il regista”; le comparse contadine all’ora di pranzo quando pioveva, e vedevano il compagno Bertolucci allontanarsi in Mercedes con autista, mangiavano in mezzo al fango.

A questo Bernardo può rispondere che la produzione è responsabile di ciò, ed è vero. Ma cosa ha fatto Bertolucci per cambiare questo rapporto così squallidamente classista che vigeva tanto vicino a lui?

Ma ha mai saputo Bertolucci che ci sono stati dei compagni (comparse) che sul set hanno lottato per ricevere la giusta paga? Se sí, è complice e responsabile di ciò. Se no, è lo stesso responsabile in quanto non attua, ove a lui possibile, quel discorso politico a cui dice di credere. Bertolucci diceva nel ’71: «È impossibile fare del cinema politico all’interno del sistema industriale».

Ora per giustificare il suo cambiamento dice di essersi infilato nelle pieghe di questa contraddizione; è necessario specificare che più che pieghe è un baratro di 300/400 milioni, parte dei quali investita direttamente nel film…Non vorrei che l’ottimismo che il regista versa in Novecento sia dovuto a ciò.

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