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Invito all’atto

In Cinema, Letteratura, Libri, News on 12 maggio 2013 at 07:52

invito all'atto settimo anno

E’ incredibile come un anno come il 1978, concentri il bene ed il male di questo paese con una violenza tale che io oggi lo ricordo con effimera benevolenza, dato che avevo 13 anni e tutto scorreva come un fiume ombroso che mi rendeva trasparente nel giudizio dei fatti.

Non potevo nè volevo essere manicheo, non compilavo classifiche di avvenimenti, tutto era cervelloticamente elaborato dal mio essere ed accantonato per futuri impieghi. Felice Gimondi e Franco Bitossi si ritirarono in quell’anno, Brigitte Bardot intraprese una dura lotta contro i cacciatori di foche e la Fiat, quando ancora le auto erano in due volumi, presentò la sua ultima nata, la Ritmo, macchina dall’anodino profilo che non venne mai associata a niente, nè a poliziotti deviati nè a brigatisti fuoriusciti.

Ma il 16 aprile del 1978, quello si lo ricordo chiaramente. E’ domenica sera e nel ciondolare televisivo del dopocena familiare, mi apprestavo a vedere “Settimo Anno”, show animato e condotto da Lando Buzzanca e Nadia Cassini. Nel corso del suddetto programma, ad un certo punto l’attrice italoamericana comparve inguainata in collant neri con slip incorporato che le scopriva ampiamente le natiche, volteggiare leggiadra e voluttuosa attorno ad un arrapato Lando Buzzanca, che non mi piaceva nemmeno tanto come attore, di cui però avevo apprezzato l’intensa prova di recitazione fornita nel film L’Arbitro.

Mi arrapai anch’io, ma di nascosto, anche se mio padre era solito dormire davanti alla tele e mia madre lavava i piatti e rassettava la cucina, per cui si presentava in salotto sul tardi. Quella notte dormii un sonno sereno, oseri dire del giusto, senza inutili sprechi di energia che pur in quegli anni affrontavo.

Nadia Cassini che allora aveva 29 anni, venne denunciata per oscenità da un avvocato di Firenze, Marco Romer 39 anni sposato e padre di due figli. Molto pacatamente il Romer spiegò che il balletto altro non era che un inequivocabile invito all’atto contro natura. Io, che allora consideravo contro natura solamente l’utilizzo di supposte per far scendere la febbre, non capii e tirai dritto.

Il 21 aprile passò inosservato il seno nudo di Carla Gravina in Madame Bovary. Evidentemente il seno anni ’70 che aveva una sua precisa e definita struttura oggi dimenticata, per definizione risultava essere poco pruriginoso, termine con poco senso che ha sempre evocato in me terapie a base di cortisone. Non vidi Madame Bovary, ma apprezzai Flaubert in seguito per darmi un tono, anche se quell’anno in cima alla lista dei personaggi che più mi influenzarono ci fu sicuramente la tedesca Helga (nome che già allora mi provocava violenti orgasmi) Jensen, 23 anni che divenne famosa per aver spinto un pisello con il naso. Lo fece rotolare per due chilometri così, con naturalezza e perizia tutta teutonica. Feci di tutto per contattarla ma il suo staff molto gentilmente mi rispose che Helga, per natura schiva, non rilasciava interviste. Non seppi più nulla di lei.

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Gianni Brera e l’umanità dimenticata

In Letteratura, Libri on 8 luglio 2011 at 06:00

L’unica padania che riconosco è quella di Gianni Brera. Il problema ora è di capire quanti che votano lega siano in grado di leggere oggi un suo articolo. Non che El Gioânn non si sia divertito in sane schermaglie regionali, imparate il redefossiano, quante volte mi sfruculiano alla radio e alla tv i vostri dialetti solari, ma c’era la consapevolezza di un passato che, nonostante tutto, univa un paese povero afflitto da tare secolari. E poi dialetti solari mi sembra un’invenzione linguistica in cui non si può non riconoscersi.

 L’Italia era diversa, ma la miseria la stessa e si poteva allo stesso modo amare il Redefossi che nasceva dal Naviglio con le donne di corso Lodi  che vi andavano a lavare i panni, e la Napoli plebea in cui ci si doveva alzare all’alba per arrivare in tempo allo stadio.L’umanità antica di Gianni Brera viene fuori in molti articoli, ne ricordo uno legato al Giro d’Italia, che tornò a seguire nel 1976. Sarà il suo ultimo Giro da inviato. Ricordo invece che è stato il primo Giro che ho visto in televisione e l’ultimo vinto da Felice Gimondi, anzi Felix-di-mondi. La prima tappa arriva a Siracusa il 21 maggio ed è funestata da un incidente mortale. Juan Manuel Santiesteban corridore della Kas cade in discesa e muore. Brera intitola il suo articolo Un buon operaio:

 “(…) La sua tragica morte è venuta a funestare quella che il nostro illuso ottimismo considerava una festa di sport. Il mestiere del ciclista non è meno drammatico – ahimè – delle corride che al paese di Santiesteban consentono ai poveri di lottare e vincere – quando vincono – contro la fame, loro eterna nemica.(…) Non ricordo di aver mai visto Santiesteban. Lo immagino magro e triste come chiunque si senta addosso il peso, anzi la condanna di un infelice destino. Penso accorato ai due bambini piccoli, alla infelice sposa che ha lasciato in un misero villaggio come tanti della Spagna, nei pressi di Santander. Al solo ricordarmi di essere partito per un festoso pellegrinaggio attraverso il nostro Paese, mi sento avvilito come se fossi anch’io colpevole di questo lutto malaugurato. Il tragico quotidiano che ci assilla non è altro. Tocca ai vivi di sopravvivere nel dolore. Ascoltassi il mio cuore me ne andrei bestemmiando.(…) Negli occhi dei corridori si leggono pena e sgomento, fors’anche il rimorso di sentirsi per una volta scampati ad un destino sempre in agguato. Il rischio affrontato per gioco è talora insopportabile condanna dei poveri, ma ribellarsi è inutile.”

 Il ciclismo in quegli anni si stava lentamente trasformando, ma era ancora essenzialmente uno sport di contadini e muratori. La parola fame ricorreva spesso nei suoi articoli. Il ciclismo era una passione, ma anche un modo per lavorare forse meno faticoso che coltivare la terra. Il sud del mondo era lo stesso in Spagna come in Italia nella Bassa o alle pendici dell’Etna. E’ questa terra di poveri che domina i suoi racconti, che oggi avrebbe visto nei barconi che attraversano il mediterraneo.