Combray

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Tombini appassiti

In Cinema, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 30 marzo 2014 at 23:08

Tombini appassitii

“Io so a memoria la miseria, e la miseria è il copione della vera comicità. Non si può far ridere, se non si conoscono bene il dolore, la fame, il freddo, l’amore senza speranza, la disperazione della solitudine di certe squallide camerette ammobiliate, alla fine di una recita in un teatrucolo di provincia; e la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffelatte, la prepotenza esosa degli impresari, la cattiveria del pubblico senza educazione. Insomma non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita.”

A pronunciare queste commoventi parole è stato Totò. Rileggendole, rifletto dolorosamente sulla situazione del cinema italiano e sulla miriade di comici provenienti dalla televisione che non fanno ridere.

Li vedo dibattersi invano, fra maldestre sceneggiature e pietose battute che hanno nella parolaccia l’unico modo per strappare un sorriso a lobotomizzati spettatori orami rassegnati allo sbando culturale di questo amaro paese. Potrei fare dei nomi ma questa volta per pietà mi censuro, a volte è bene e pio tacere rimanendo in contemplazione. Il mio sogno irrealizzabile? Il felliniano pubblico di “Roma” che ristabilirebbe l’equilibrio perduto.

Emblematica nel film, la risposta di uno spettatore alla richiesta di un comico (continuamente interrotto) che chiedeva soltanto di poter lavorare: “C’hai ragione, ma cercati un lavoro, no!”

Allego la sequenza in questione che troverete sul mio canale Epifanies su You Tube.

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Fiat 500 lux

In Cinema, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 9 marzo 2014 at 19:54

ladri di biciclette_1948

Le commesse dell’ Eurospin hanno spesso la faccia triste. Orde di orridi pensionati a 500€ al mese le aggrediscono con banconote sgualcite e decine di monetine da un centesimo.

Il film di Sorrentino vince l’Oscar ma c’è qualcosa che non mi convince. Per contrattempi vari non sono riuscito a vederlo, forse Oscar Wilde diceva di non aver fede nei contrattempi, ordiscono congiure o forse Briatore non ricordo.

Così scopro che Canale 5 lo trasmette, che Carlo Rossella gongola, che Piersilvio parla di cinema da esperto qual’è. Ogni volta che cambio canale c’è la pubblicità tanto che la confondo con il film, il film è criptato sul satellite che però trasmette demenzialmente in chiaro gli spot, vorrei addormentarmi come spesso mi accade quando vedo un bel film, ma non mi succede.

Poi all’improvviso vedo una nuova cinquecento guidata da Paolo Sorrentino (che bizzarria) che ne decanta le mirabilie, parcheggia scende e chiude la portiera. Lo spot recita, ma vado a memoria, Fiat 500 la piccola grande bellezza. Il film, gli spot, il regista in smoking che guida, la Roma da cartolina che viene attraversata dal veicolo silenzioso e suadente, il vanililoquio zeppo di stronzate di Sorrentino.

La mia concezione dell’artista, arcaica e superata, l’indipendenza intellettuale, la libertà prima che di parola di pensiero, la contrapposizione con il potere, la cassa integrazione di Mirafiori che si protrarrà per tutto il 2014, la nuova cinquecento assemblata in Polonia.

Cinema nuova serie, numero 2, 10 novembre 1948, cento lire. La guerra è appena finita, il neorealismo come fenomeno complesso e contraddittorio, nella rubrica Fiera delle novità, Gino Visentini recensisce un film appena uscito nelle sale “Ladri di biciclette”. Semplice, lineare, un articolo che spesso rileggo per capire cosa vuol dire parlare di cinema non abbarbicati in vuote sovrastrutture:

“Vittorio De Sica ha impiegato alcuni anni a trovare il soggetto congeniale, ma l’ha trovato al momento giusto e ha fatto suo il capolavoro. Alla base di un capolavoro è sempre il felice concorso di elementi e condizioni speciali; il suo prodursi dipende dal loro tempestivo incontro. Ladri di biciclette è stato il punto di questo incontro ed è assai probabile che d’ora in poi, quando si parlerà di De Sica, si dirà: il regista di Ladri di biciclette, come di René Clair si dice: il regista de Il Milione. Insomma De Sica è riuscito a fare interamente il «suo» film, un film dove «non succede nulla» dal punto di vista esteriormente spettacolare, ma dove nello stesso tempo «succede tutto» dall’altro punto di vista, quello del racconto poetico di un fatto reale, cioè verosimile e possibile ogni giorno. Così Ladri di biciclette risulta l’opera di un artista nel suo momento migliore”.

I’m back trallallero

In Cinema, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 2 marzo 2014 at 08:03

la dottoressa del distretto militare

Ero seduto sulla tazza del bagno mentre con il mio nuovo tecnologico dispositivo (uno smartphone con tubo a raggi catodici) stavo vedendo l’ultimo film di Paolo Virzì e, mentre attendevo l’evolversi degli eventi, dai futuri sviluppi del piano economico dell’hipster-governo Renzi, ai futuri sviluppi del mio intestino tenue (o tenue intestino che ha insito un qualcosa di più poetico), riflettevo sul senso di sbandamento a cui il mio io intellettuale era stato sottoposto negli ultimi due mesi, da quando cioè la decisione della chiusura di questo spazio era stata presa.

Mi sovvenne che, nella decisione finale, non poco aveva influito un insieme di stati d’animo che andavano dall’inadeguatezza culturale a cui fin da giovane ero stato mio malgrado sottoposto, al desiderio recondito e violento di partecipare anche io al grande banchetto, ospite dei fini intellettuali che rassettavano alla bell’è meglio la squallida vicenda culturale italiana.

Non volli sottomettermi alla triste compiacenza che albergava nelle conventicole del cazzo che osservavo nei cineforum, nelle biblioteche, nelle associazioni culturali, continuai allora solitario, altero ma non più triste, giulivo ma non ancora ebete, consapevole finalmente del mio ruolo che avrebbe giocato un ruolo decisivo nel riassetto politico dello scacchiere della sapienza italiana. Ebbi allora la cerulea visione di quello che questo ordine avrebbe comportato; serietà, onestà, cipiglio e volgare strafottenza, qualità di cui tutto sommato non ero sprovvisto.

La sequenza dell’arrivo di Edwige Fenech nel distretto militare, con in sottofondo la musica del maestro Piero Umiliani, beh valeva da sola tutta la filmografia di Paolo Virzì e Nando Cicero un maestro colpevolmente dimenticato.