Combray

Capzioso oblio

In Politica on 22 dicembre 2012 at 22:31

cadavere caldo D.Williams

I capziosi consigli per le letture sotto l’albero non troveranno mai asilo nelle mie pagine informatiche. Io, che consiglierei sempre e comunque il Melzi soprattutto per un isola deserta, mi adatto a più miti consigli per la gioiosa ricorrenza del Santo Natale. L’infima letteratura di genere degli anni sessanta è oggi praticamente scomparsa. Autori affermati come Mike Chandler, Simpson Greene, Fred Gable, Ted Wickens (la sua Crociera delle donne perdute ha segmentato irrimediabilmente la mia adolescenza) sono oggi totalmente dimenticati ed il loro oblio grida vendetta.

Il loro mondo era l’edicola, le librerie tradizionali li esecravano così come io oggi anatemo Margaret Mazzantini o il tristissimo Paolo Giordano. Cadavere Caldo di D.Williams esce il 1° maggio del 1966 per i tipi della Europer Edizioni. Seth Duncan è l’investigatore privato chiamato a risolvere l’amaro caso della dipartita di Louis Herd.Ecco l’inizio (odio il termine incipit che userei solo per Gramellini):

“Alfred mi riempie il bicchiere col suo solito sorriso ed io lo vuoto alla mia solita maniera: d’un colpo solo. Se brucia non me ne accorgo, le pareti del mio stomaco sono ormai da tempo abituate ad ogni sorta di liquori ed al fumo. L’ultima volta che andai dal dottore perchè sentivo che qualcosa non andava, lui molto seccamente mi disse che era perfettamente inutile che gli facessi perdere del tempo se non seguivo le sue istruzioni. Mi disse anche che se seguitavo a condurre la vita che facevo sarei, in tempo relativamente breve, finito o al manicomio o al tubercolosaio e mi prescrisse alcune medicine e tanti consigli.”

dirty stars

Come avrei voluto scrivere così, senza compromessi e sovrastrutture piccolo-borghesi che mi avrebbero impedito di digitare il sostantivo tubercolosaio. Ma ahimè eccomi qui fare da tramite imbelle ad una cultura che oggi, essenzialmente metafisica, non fa più i conti con la catarsi aristotelica che un po’ tutti viviamo nei piani tariffari dei cellulari.

Ma se di cultura vogliamo parlare, allora vi dico che  non mi interessa più nulla di quello che mi viene proposto e confezionato dai media, rifuggo l’arte aristocratica della letteratura che, come Panurge, estrae dalle braghe capolavori e geni a ripetizione, vomitando nefandezze capitalistiche sulle classi inferiori, nel best-seller cartonato a 18 euro, nel cd lussuoso ma controcorrente (sic) di Jovanotti (mi ricordo chi eri e chi sei) e nulla lascia alla sana rozzezza di un tempo, quando i Dirty Comics zozzi e volgari vennero persino dimenticati dagli intellettuali che potevano usarli come leva per un vero New-Deal.

E’ questo forse il mio unico pensiero, dopo quasi ottanta post e centinaia di inutili parole, dove realtà ed immaginazione si sono sempre mischiati in un vortice che oggi stento a riconoscere mio e che ha come unico pregio quello di essere più che libero sincero, e scevro da compromessi. Potrà anche capitare di vedere della pubblicità in fondo al blog, ma sono quelli di WordPress che la inseriscono a mia insaputa ed ho anche scoperto che, se voglio toglierla, devo sborsare 30 euro.

Oggi finalmente ho una visione più chiara di tutto, capisco che prima di Nanni Moretti ci sono De Sica, Rossellini, Visconti, Vergano, Fellini, Lizzani, Lattuada, Monicelli, Mattoli, Matarazzo, Poggioli, Guazzoni, Gallone, Camerini, Caserini, De Santis, Antonioni, Mastrocinque, Blasetti, Malasomma, Ubaldo Maria Del Colle, Castellani, Pagliero, Pastrone, Bava, Cicero, Soldati, Alessandrini, Bonnard, Bragaglia, Cottafavi, Franciolini, Genina, Righelli, Zampa, Brignone, Comencini, Emmer, Germi (lo ricordo con un martello in mano ribattere chiodi sul set di La città si difende), Risi, Scola, Pasolini, Leone, Bertolucci. Poi mi fermo ed unisco i puntini, gli attacchi di un Moretti giovane e presuntuoso a Monicelli e l’azzimato Moretti presidente di giuria a Cannes con affianco lo stilista Jean-Paul Gaultier ahahahahahahahahahahahahahah poveretto come ti sei ridotto, e poi rompevi i coglioni a Monicelli.

FQ n.8

Ma se di epifanie vogliamo parlare (il termine è a me caro e più di una volta l’ho usato) allora chiudo con il numero 8 dei Fantastici Quattro in cui Bruce Banner e Reed Richards si incontrano, numero 8 che, semplificando al massimo, Stan Lee decise di intitolare Hulk.

Il favoloso quartetto lentamente si inoltra nella grotta consapevole del pericolo ma fiducioso della vittoria (diciamo come Occhetto e la sua favolosa macchina da guerra). Ma la grotta ha due cavità e dall’altra aspetta Hulk. Da trent’anni ogni volta che la guardo ho sempre l’impressione che Hulk sia pronto e consapevole di quello che accadrà, non è il bruto forzuto che i media vogliono farci credere, il suo animo è gentile ed onesto, solo l’aspetto arcigno lo penalizza oggi più di ieri visto il lento scivolamento verso l’immagine della società. Ma lo scontro non avrà nè vincitori nè vinti, Bruce e Reed si stringeranno la mano ed una parata militare suggellerà la vicinanza dei quattro all’establishment cultural-militare di quegli anni, nonostante un freak inviso al potere come Ben Grimm.

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