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Zazà di Renato Castellani

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 31 gennaio 2021 at 22:05

Fermo alla stazione di Saint-Etienne sul treno per Parigi, Albert Dufresne di professione ingegnere elettrotecnico scende per un cappuccino e perde il treno. Si ritrova così nella provincia francese in cui inizia la sua avventura.

Al bar della stazione incontra un bizzarro individuo; musicista, giornalista, autore di canzoni di nome Bussy che lo invita ad uno spettacolo dove le sue canzoni vengono interpretate da una sciantosa di nome Zazà. Albert è indeciso, Bussy insiste. Ci ritroviamo così all’Alhambra, Albert davanti ad una balaustra in un ambiente caotico e fumoso, Zazà è in ritardo come sempre. All’improvviso un gran trambusto all’ingresso principale, è lei, l’impresario le corre dietro, lei sorride, crea scompiglio tra i tavolini, si disfa di un boa di struzzo, si mette le scarpe, perde un guanto e sale sul palco senza essere nemmeno truccata.

Albert non capisce la provincia è l’unico che in mezzo a quel caos si sente spaesato mentre tutti cantano il refrain della canzone di Zazà, ha il treno a mezzanotte e mezza ma un guanto perduto da Zazà si frappone tra lui e il suo destino. Nel riconsegnarglielo in camerino ha un’esplicita proposta da parte di Zazà, la rifiuta e si reca in stazione. Lo ritroviamo poco dopo ancora all’Alhmabra per la seconda canzone di Zazà che questa volta si sfila un guanto e lo appoggia sulla balaustra davanti ad Albert. Questa volta Albert cede alla provocazione di Zazà e lo ritroviamo la mattina del giorno dopo nel letto della cantante.

Mi sono soffermato sull’inizio del film perchè l’ho sempre trovato coinvolgente ed trascinante nella sua decadenza formale, Isa Miranda è perfetta ed affascinante, calata perfettamente nel ruolo per cui George Cukor l’aveva scelta. Dopo aver passato la notte con Zazà, Albert ritorna a Parigi. La moglie e la figlia sono partite per la villegiatura a Vichy, Albert nasconde a Zazà di essere sposato e la invita a Parigi. Insieme vivono per un mese in un alberghetto di Montparnasse come marito e moglie.

Sequenze che si succedono nella fase centrale del film: l’onnipresente illuminazione del volto di Isa Miranda, il matrimonio di due giovani celebrato nell’alberghetto, il ritorno della moglie dalla villeggiatura, il ritorno di Zazà a Saint-Etienne, la scrittura per Marsiglia prima rifiutata e poi accettata. La rivelazione che Albert è sposato gli viene fatta da Cascard artista anche lui dell’Alhambra da sempre innamorato di Zazà. Spinta dalla gelosia si reca a Parigi dalla moglie di Albert per chiederle un chiarimento, l’incontro con la figlia di Albert la commuove, desiste nel suo tentativo e torna a Sain-Etienne. Ma Albert è ancora innamorato di lei e deciso a lasciare sua moglie sebbene, in un divertente incontro con Bussy, quest’ultimo gli faccia notare come una cosa non escluda l’altra.

In un doloroso incontro finale, sarà Zazà a rinunciare ad Albert proprio per amore. Nell’ultima scena Zazà, tra le tendine della sua finestra, vede Albert allontanarsi. Il cast oltre ad Isa Miranda ed Antonio Centa vede un mirabile Aldo Silvani nella parte di Cascard, Ada Dondini mamma di Zazà e Nico Pepe bravissimo nello scanzonato Bussy. Renato Castellani è qui alla sua terza regia, la fotografia è di Massimo Terzano che aveva già curato i primi tre film di Castellani e dato luce al volto di Isa Miranda in Malombra di Mario Soldati.

Il volume monografico Isa Miranda a cura di Orio Caldiron e Matilde Hochkofler riporta un altro finale che vi trascrivo: “In un drammatico colloquio con l’amante, Zazà, fingendo di anteporre al loro amore le esigenze della carriera, gli comunica la sua decisione. Sconcertato per l’atteggiamento di Zazà, Dufresne la lascia convinto che si tratti di una fredda calcolatrice. Sono passati molti anni: in un piccolo varietà parigino Alberto incontra Zazà, che ha sposato Cascard e si esibisce in locali di quart’ordine. Solo ora Dufresne scopre il grande sacrificio che Zazà ha compiuto per lui: quando l’accompagna alla stazione pensa che l’amore così bruscamente troncato potrebbe forse rinascere. Ma Zazà dal finestrino del treno ormai in corsa gli fa cenno di no. Il dolore e il sacrificio di quegli anni non devono essere inutili.”

Il film caricato proviene da una vecchio nastro VHS per cui mi scuso sin d’ora della qualità e delle imperfezioni.

 

Il caso “Un bellissimo novembre”

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 1 gennaio 2021 at 15:20

Il mondo di YouTube è talmente misterioso nei mille rivoli della monetizzazione che a volte ci si imbatte in situazioni degne del caso Paradine di Hitchcock, in cui Alida Valli passa dalle nostrane lezioni di chimica ad austera dark lady che avvelena il marito per amore di uno spiantato.

Su YouTube in teoria non si possono pubblicare film però tutti lo fanno, dagli appassionati idealisti che io compiango come dei mentecatti, a sistemi più sofisticati che impiegano ingenti mezzi per fidelizzare il pubbico, propinare spot e film datati a cui i vecchi si appigliano per ricordare il passato ed evadere da questa realtà di merda.

“Un bellissimo novembre” è un film di Mauro Bolognigni tratto dall’ominimo racconto di Ercole Patti. Il film è pubblicato da Film&Clips, 3,38Mln di iscritti e 58.000.000 di visualizzazioni mensili, facile è farsi un idea del guadagno del canale andando su socialblade.com e per difetto considerare solamente la cifra più bassa.

Ma perchè questo film è per me un caso? Se controllate le visualizzazioni sono 10.837.505 il che per un film di Mauro Bolognini, regista sicuramente importante del cinema italiano ma non tra i più conosciuti se non di nicchia, sono un enormità a dispetto però di soli 306 commenti che stridono con il folle numero di visualizzazioni. Concediamo però a Bolognini credito e ipotizziamo una rivalutazione del maestro da parte degli appassionati di cinema italiani che, stufi di “Vacanze su Marte” con Boldi e l’imbarazzante figlio di De Sica, si buttano con amore sul cinema d’autore.

Il film è in italiano con sottotitoli in inglese, bene mi dico anche all’estero potranno ammirare la settima arte italiana e commentarla. Scorrendo in basso ci si imbatte però in nick e nomi stranieri soprattutto arabi o asiatici. Molti commenti sono inspiegabilmente fatti di minutaggi, 59:00, 50:11, 20:20, 56:00, una tale Christopher Elizabeth, profilo con 246 iscritto e zero contenuti commenta con 20:00; riceve 14 risposte e 226 mi piace (l’unico non mi piace lo metto io per andare controcorrente come Joris-Karl Huysmans). Proseguendo l’amena disamina, Sh Nss commenta con “Www”, Jonathan Hodgson con “Bb/”, Atunk Abc commenta con “Bagus” che in indonesiano significa “Molto bello”, Didik Wijonarko commenta con “Didik”, ali imessaoudene commenta con “H” ricevendo persino un mi piace, WASEEM ABBAS forse non capendoci un cazzo con “???????”, Sh Nss non pago del primo commento “Www” si esibisce in un “Ttyu” ma poi anche in “Wetu” e credo in altri commenti (probabilmente il film gli è piaciuto molto), Faradisa Celine, 326 iscritti e zero contenuti commenta con un invitante CLICK HERE PHOTOS & VIDEOS 18+ FULL👇👇👇 con link allegato che non ha molta attinenza col film ma che ri-indirizzerà l’appassionato di cinema verso lidi ben più gratificanti, sai in commenta con “Xxxxx”, Venkatesan Nagarajaroa entusiasta o entusiasto del commento gli risponde con “Xxxxx”, Lg Japan commenta con “+”, incredibilmente un tale che risponde al nick Vardhan Kapoor non conosce il titolo del film, lo chiede commentando con “Movie name?” e Film&Clips gli risponde pure ma il punto più elevato si raggiunge con un tizio di nome Va Nhu, di cui vi risparmio l’avatar ma che vi consiglio di andare a vedere, che commenta con “Wwooooohhhhh”,un arabo immagino sfaccendato gli risponde sintetico con “،😨😨😨”.

Certo che a pensar male si fa peccato per cui non penserò che in rete è possibile comprare di tutto da “Il maestro di Vigevano” di Lucio Mastronardi ed. Einaudi, usato senza sovracoperta a 1,05€, a like, follower e views su youtube per far crescere il canale ma la mia riflessione mi porta verso lidi più prosaici e se non sapessi di vivere in un mondo del cazzo penserei di vivere in un mondo del cazzo.