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Polifemo in vacanza

In Cinema, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia on 30 ottobre 2013 at 23:19

polifemo in vacanza

Le mie avventure di spedizioniere su e-Bay continuano. Dovreste vedere con quanta cura preparo i pacchi per le spedizioni. La dismissione del mio patrimonio culturale procede nella più totale allegria. Anche l’ufficio postale non fa storie, ma non sempre. Il piego di libri, questo oscuro meccanismo con cui è possibile spedire volumi ad un costo contenutissimo (1,28€ ordinario, 3,63€ raccomandato) non viene più osteggiato e dirottato verso tipologie di spedizioni più costose.

L’altro giorno vendo “Polifemo in vacanza” pieces teatrale in 5 atti opera minore di Son Hànley, nell’edizione tascabile Fratelli Hoodk, ad un ragazzo di Bolzano il cui testo serve per la tesi di laurea sui rapporti tra mafia e decadenza del cinema italiano. L’imballo del pacco è questa volta un po’ più difficoltoso, si tratta infatti di due volumi per un totale di 1317 pagine comprese XXVI pagine di prefazione. D’altronde la storia è arcinota, i momenti di relax di Polifemo, intento nella costruzione di un oftalmoscòpio, velati da uno smodato scetticismo nei confronti della vita.

Mi reco con il mio pacco e con la mia allegra baldanza giovanile alle poste intorno alle ore 19:08, due minuti cioè prima della chiusura. Non c’è nessuno, anzi c’è la signora delle pulizie che già armeggia con secchio e straccio vicino alla macchina distributrice di numeri a cui mi avvicino per prendere diligentemente il mio prezioso tagliandino. Una voce stentorea mi richiama all’amara realtà, la donnina asserragliata dietro lo sportello tuona: «Ma cosa cazzo prende il numero che c’è solo lei».

Mi avvicino col mio fardello che ho rinforzato leggermente dal lato apribile con del leggero scotch per evitare la fuoriuscita del volume, e chiedo un piego di libri ordinario. Esaminato il pacco, la frustrata impiegata mi redarguisce con veemenza dandomi dell’inetto:

«Il piego di libri per legge deve avere un lato apribile per ispezione postale, se ci sarò io»  – continua – «col cazzo che lei spedirà più qualcosa»,  e con repentino movimento della mano toglie il rinforzo di scotch che avevo inserito e lancia in un cestone dietro di lei il pacco dopo averlo affrancato.

A nulla valgono le mie rimostranze, lato apribile non significa lato aperto, immagino si intenda un lato facilmente apribile senza compromettere la busta per un eventuale ispezione postale. L’impiegata taglia corto, mi comunica freddamente l’importo di 1,28€ e, in vena di facezie, mi chiede se per quella cifra voglio anche un pompino. Imbarazzato gentilmente declino l’offerta sentendomi dare pure del frocio.

L’ufficio chiude. La signora delle pulizie vuota i cestini, pago la gabella e mi avvio verso l’uscita. La porta scorrevole si chiude dietro di me e mi lascia solo. Mentre il mio errabondo pensiero corre sul filo, spero di non ricevere offerte per “La nutrice di Polifemo” sempre dell’ Hànley di cui ho una copia in vendita (asta on line-prezzo di partenza 12€-2voll.-XXVIX+1278pag.).

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Rane e fuegini

In Cinema, Cultura, Letteratura, Libri, News on 27 ottobre 2013 at 19:34

luigi galvani rane

Che il tempo renda la nostra epoca politicamente sempre più corretta è sotto gli occhi di tutti. Anche il Melzi fu soggetto a questo cambiamento ed in molte voci si adattò ai nuovi tempi. Luigi Galvani è uno di questi.

Nel Nuovissimo del 1922, fu medico bolognese e professore di anatomia dedito alla ricerca dell’elettricità animale, che sostenne di aver dimostrato con il famoso esperimento delle rane. Recita il Melzi che:

“Avendo sospeso al suo balcone, con parecchi uncini di rame, passati nel midollo spinale, delle rane uccise di fresco e scorticate, osservò in esse delle contrazioni muscolari ogni qualvolta toccavan le sbarre di ferro del balcone”.

La definizione è chiaramente corredata da una piccola incisione in cui si vede il Galvani trafficare allegramente sul balcone con delle rane scorticate. Ma nel Nuovissimo del 1951 tutto questo scompare, incisione compresa. Galvani scoprì molto più semplicemente che i muscoli delle rane si contraevano a contatto con un arco formato da due metalli diversi e considerò i muscoli delle rane come sorgenti di elettricità. Della diatriba con Alessandro Volta appena un cenno.

Ma già mi avevano insospettito i fuegini (nome degli abitanti della terra del fuoco) che nel 1922 venivano liquidati molto sbrigativamente come semicretini con tanto di incisione lombrosaniamente preoccupante, mentre nel 1951 venivano omesse postilla conclusiva ed incisione. Ah, se vi interessa l’incisione del fuegino ve la mando.

 

 

 

Urge l’opra

In Cinema, Cultura, Letteratura, News, Poesia on 27 ottobre 2013 at 07:54

urge l'opra

“Urge l’opra” tuonava Mario Cavaradossi a Tosca in una famosa aria.

L’altra sera ascoltando Giuseppe Di Stefano mi sono ricordato di aver un blog che langue nei meandri della rete. Potrei mandare in onda delle repliche, come fa la Rai d’estate, oppure scatenarmi in vertiginosi copia e incolla che farebbero di me un uomo meno indifferente a cognizioni preliminari di un’opera molto più ampia.

Leggendo l’altra mattina una brochure sulla pensione integrativa che mi hanno rifilato alle poste (sembra che versando quantità infinitesimali di denaro si possa architettare un futuro da ottuagenario solidissimo) mi sono accorto che tutto sommato scrivere stronzate non mi dispiace, considerato anche il fatto che di oggetto artistico non si tratta.

Nella region pubblica di Baroda quando reclutati da tutte e province dell’impero si adagiano come teli di mica nerboruti uomini erculei ubbriachi di Nuk, una specie di oppio liquido assunto a digiuno prima di recarsi in ufficio, non è raro che la vittoria di un Wick porti gioia e prosperità tra le fazioni in lotta. Il combattimento crudele termina così senza vincitori nè vinti e con l’accensione di razzi leguminosi che rischiarano la buia notte di Tesshtr ed i suoi mefitici vicoli.

Il mio fuggilozio termina quì, rammento a qualche lettore pedante che il Melzi prevede in prima istanza la voce Ubbriáco, od Ubriáco, s.m. Ebbro.

 

Achtung! oh yes

In Cinema, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 6 ottobre 2013 at 08:36

achtung cultura
Mi trovo improvvisamente e dolorosamente a parlare di un compagno che non c’è più.

Avevo da poco cominciato a studiarlo perchè, finita l’epoca in cui i film si vedono, occorre progettare per il proprio io qualcosa di più concreto, pur fra le mille stanchezze che si accumulano dopo una giornata di lavoro. Ma il lavoro sembra sia meglio averlo, per cui poco male se la parte migliore del nostro tempo viene dilapidata inutilmente.

Carlo Lizzani era nato nel 1922. Ha attraversato da protagonista gli anni più belli del cinema italiano, il primo dopoguerra, la nascita del neorealismo, un periodo irripetibile della storia culturale del nostro paese in cui a contatto di gomito hanno lavorato Rossellini, De Sica, Germi, Monicelli, Visconti, Antonioni, Fellini, Lattuada, De Santis, Pasolini, Zurlini, Emmer, Blasetti, Soldati, Castellani, Comencini.

Potrei tranquillamente chiudere la faccenda qui, scrivendo che ci ha lasciato un pezzo della storia che conta di questo paese, parere opinabilissimo, si potrebbe parlare così anche di Totti-uomo-inutile, di Lizzani si è parlato perchè si è suicidato, di Totti perchè era il suo compleanno.

Vincenzo Mollica ha fatto al TG1 il solito pezzo orripilante-celebrativo buono per tutte le stagioni, elencando titoli, meriti e film e snocciolando luoghi comuni a gogò. Le immagini scorrevano e non centravano un cazzo o quasi. In primis Silvana Mangano che balla in Riso Amaro, un film di De Santis in cui Lizzani ha partecipato sì alla sceneggiatura, ma non è il regista. D’altronde Riso Amaro è uno di quei film che viene citato più per il titolo fortemente evocativo, buono per titoli di giornali di vario genere, dalla politica al gossip che in italia poi sono la stessa cosa, che per averlo visto.

Aggiungo che il becero livello che ha raggiunto la nostra TV di stato è ormai senza speranza. Considerato l’archivio sterminato che ha la Rai, con un po’ di buona volontà non sarebbe difficile recuperare immagini decenti di “Achtung! Banditi!” oppure de “Il processo di Verona”. Invece ormai è consuetudine saccheggiare You Tube per poi mostrare sfuocatissime immagini pixellate in cui non ci si capisce un cazzo.

Inoltre, “Achtung!Banditi!” sul tubo non c’è, per cui o non è stato mai caricato oppure è stato tolto per violazione di copyright. Fermo restando che il modo migliore per onorare un regista o un attore è quello di mostrare le sue cose migliori in prima serata, possibilmente non interrotte dalla pubblicità, da un servizio che si definisce pubblico (perchè non mostrare “San Babila ore 20: un delitto inutile” ah già non si può ricordare a questo paese che è stato/è ancora fascista) io tento il caricamento notturno di brani del film come omaggio al maestro, ricordandovi che caricare un film on the tube con aliceadsl è come leggere Guerra e Pace sulle pagine del televideo, con il rischio di diventare un esodato privato di tutti gli effetti personali dal ritorno al governo della Fornero. Mi trovate come al solito su “epifanies”, conoscete già la mia avversione nell’allegare link.

Ciao Carlo, è poca cosa ma scritta con affetto.