Combray

Archive for the ‘Cultura’ Category

Warren H. Donovan

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 15 novembre 2020 at 14:40

Vidi questo film per la prima volta qualche anno fa, forse molti anni fa in un fuoriorario estivo notturno. Ghezzi e compagni avevano visto giusto o giusti (Marco), il film era nella sua cristallina ingenuità molto coinvolgente.

La trama è presto detta, un dottore di provincia Patrick J. Cory interpretato da Lew Ayres (a proposito dove avevo già visto questa faccia … ah vero, giovanissimo in “All’ovest niente di nuovo” di Lewis Milestone) espianta cervelli di scimmiette per tentare di mantenerli in vita in una soluzione alcalina.

Quando l’aereo del ricco uomo d’affari Warren Donovan cade nelle vicinanze, il dottor Cory, vista l’impossibilità di salvargli la vita, decide bene assieme al dottor Frank Schratt suo assistente, chirurgo in disarmo nonchè alcolizzato perenne, di espiantare il cervello di Donovan e metterlo a coltura. Il cervello inizia così a vivere di nuovo, il suo volume aumenta pulsando in modo inquietante prendendo telepaticamente il controllo del corpo del dottor Cory. Questi in breve inizia a zoppicare come zoppicava Donovan, a scrivere con la sinistra come scriveva Donovan, ad essere un tycoon aggressivo e senza scrupoli come lo era Donovan.

Nei rari momenti di sonno del cervello, il dottor Cory torna ed essere se stesso percependo il grave rischio che stanno correndo Frank e sua moglie Janice interpretata da Nancy Davis, la futura moglie del 40° presidente degli Stati Uniti Ronald Regan.

Il film si snoda nella cupa atmosfera dell’america degli anni ’50 tra guerra fredda e paura di perdere una verginità di sentimenti ormai irrimediabilmente compromessa. Le macchine sono ancora rozze ed essenziali: interruttori, voltmetri, liquidi alcalini ed un oscilloscopio a cui tutto è demandato, Donovan è ridotto miseramente ad un’oscillazione sinusoidale anche se nel trailer si parlerà di “satanic vibrations”. Sarà la natura a mettere rimedio all’irrimediabile con il dottor Cory pronto a pagare il suo conto all’umano progredire.

Buona la recitazione di Ayres e soprattutto di Gene Evans che interpreta il dottore alcolizzato, in tono minore quella di Nancy Davis qui al suo terz’ultimo film (meglio come First Lady).

Cronaca di un servizio televisivo

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 15 giugno 2020 at 22:09

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TG2 ore 13, 15 giugno 2020. Il ricordo del presidente Mattarella: “Simbolo del cinema italiano sia di esempio per le sfide di oggi del paese”, poi la giornalista Adele Ammendola appassionata di cinema: “maschera unica e inimitabile” e ancora “l’artista che forse più di ogni altro ha rappresentato tutti i volti degli italiani”.

Seguono frammenti a bassissima risoluzione, che stridono con l’alta definizione del telegiornale, tratti da: Fumo di Londra, Mamma mia che impressione (ultrapixellato non in formato 4/3), Un americano a Roma (che fantasia, maccheroni mi hai provocato etc.) e Troppo forte. Poi il pezzo da novanta; sala di potere della capitale piena di personaggi famosi, si riconoscono Verdone, De Sica Son, Gianni Letta ricordate? uno dei peones di Berlusconi il cui figlio Giampaolo è a.d. di Medusa film.

Nel meraviglioso montaggio analogico, flash back di qualche anno fa in cui Sordi è sindaco per un giorno sotto la reggenza Rutelli (a proposito, oggi presidente dell’ Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali, mai capito perchè certe persone in Italia devono essere sempre presidenti di qualcosa).

Gran finale con l’intervista agli amici di sempre, prima De Sica Son che con la sua filmografia farebbe meglio a tacere e poi Verdone. Il filmato sfuma con Sordi che balla con Heather Parisi.

Tralascio l’approfondimento di TG2 Costume e Società in cui la giornalista inizia il suo elzeviro con “Scapolo impenitente” con cui io nemmeno nel braccio della morte inizierei qualcosa.

Perchè la tv di stato italiana è così: … sciatta, volgare, banale, menefreghista, senza un kreuzer di sensibilità e di rispetto per il cittadino. Consultare altre fonti, fare una ricerca in archivio per presentare filmati di qualità accettabile, amare il proprio lavoro, farlo onestamente, sono richieste non banali ma necessarie anche se antistoriche, per colpa del magma tecnologico che ci opprime. Da cittadino, il rimpianto dell’ennesima occasione perduta.

La conjettura Stilikemmerich

In Art, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 11 giugno 2020 at 09:31

La conjettura Stilikemmerich

Non sono mai riuscito ad ascoltare The man in me di Robert Zimmerman senza il mio personale birillo Brunswick Plastic Coated made in USA, regalo di una mia ex fidanzata che lo usò come mattarello sulla mia testa qualche anno fa.

Conciosiacosachè, la mia vita era arrivata ad un punto fermo. La puntina virtuale del mio lettore CD solcava malinconicamente le note di We’ll be together again ed io, in attesa dell’assolo di Ben Webster al sax tenore, riflettevo sui libri accumulati, iniziati e non finiti con i gomiti appoggiati sulla mia scrivania di madreperla del Gabon.

Le ferie di un operaio di Vincenzo Guerrazzi (angosce, frustrazioni, desideri e aspirazioni di un metalmeccanico nei racconti di un proletario scrittore), Il Bel Paese (Ch’Appennin parte, e’l mar circonda e l’Alpe) di Antonio Stoppani in una sobria edizione economica del 1901 (intanto Billie Holiday era passata a Sophisticated Lady con il fido Webster che la scortava), La scuola delle fanciulle nella loro adolescenza tradotti dal francese da una dama romana tomo 1 in Roma MDCCLXXI e poi Lucignolo l’amico di Pinocchio di Alberto Cioci libro per ragazzi Firenze R.Bemporad & figlio 1900 che mi permise di sapere la fine fatta da Lucignolo dopo la separazione da Pinocchio.

La mia vita intellettuale si stava così disgregando e disfacendo tra birilli di bowling, ex fidanzate e metalmeccanici incazzati dal postmoderno che già Tocqueville aveva individuato nel contrasto tra Europa ed America.

In breve, questo sistema culturale berluscoveltronizzato si era cristallizzato, da una parte ballerine culi e tette in una merda televisiva senza limiti, dall’altra la cultura per tutti, il cinema per tutti, l’arte per tutti, la vacanza per tutti, i musei per tutti, insomma una spinta verso il consumo del nulla in nome di un fottuto progresso di cui intravedevo la fine asfittica e merdosa in una latrina di periferia.

Il mio alfabeto fonetico si andava in questo modo sempre più impoverendo, decisi allora di tornare al passato, un passato però senza compromessi, sarebbe stata l’arte a guidarmi, sprofondare verso vani deliquj sarebbe stata la mia stella polare fedele ad una rigida ossequianza in cui il mio approach culturale avrebbe dialogato baldanzoso con ‘sto cazzo.

Divenni scrittore, abbandonai le mie vecchie posizioni tomiste alla ricerca della verità che mi apparve chiara e netta nel deuteragonista de La conjettura Stilikemmerich quel Gert Hessermayer, Feldmaresciallo nella Weimarer Republik la cui riforma ospedaliera, basata su bacche di ginepro lessate nelle pozzanghere, sconfisse la piaga delle febbri quartane eleggendolo a benefattore del futuro Terzo Reich.

Salvatichezza

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 7 giugno 2020 at 10:29

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Poi Paolo rendette gratia à Dio con Antonio, & si posero a sedere insieme, e Paolo cominciò à parlare, e disse: Ecco colui, il quale con tanto studio hai cercato, che quasi puzza di vecchiezza, e di salvatichezza, hor vedi un’huomo, che da qui a poco tornerà in cenere; poi disse, pregoti per carità, che mi narri, e dica in che stato è la generazione humana, e sotto il cui Impero si regge, & se son rimasti alcuni heretici, & idolatri. Et stando in questi ragionamenti vide un corvo volare, & posarsi sopra un’arbore appresso à loro, il qual indi tosto , e lievemente volando venne, e posto un pane intiero nel mezo di loro, partissi. Della qual cosa maravigliandosi , & ringraziando Iddio insieme, disse Paolo ecco il nostro Signore ci ha mandato da mangiare, veramente è benigno, & cortese il nostro Signore, il qual già sono anni settanta, ogni dì mi ha mãdato un mezzo pane & hora per la tua venuta ha duplicato la vittuaglia per tuo amore. E dopò queste parole rendendo gratia à Dio si posero à sedere nell’orlo del fonte per mangiare, ma contendendo insieme per riverenza l’uno dell’altro di rompere prima quel pane, allegando Paolo, che ciò doveva fare Antonio, perche era forestiero, & Antonio dicendo, che, ciò doveva fare Paolo, perche era più vecchio,e Sãto, & stettero in questa santa, & umile contenzione quasi infino à vespero. All’ultimo presero per consiglio, che ciascuno lo prendesse dal suo lato, e così ciascuno trahendosi il pane, si divise per mezo, & rimase in man a ciascuno la metà, e mangiarono, poi chinandosi nel fonte bevettero un poco di acqua.

Un bellissimo novembre

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 9 febbraio 2020 at 09:46

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Sempre in disdetta, sempre in bolletta, così cantavo quella mattina di novembre quando il sole era alto e mi sentivo felice per aver raggiunto la punta del molo in bicicletta senza mani.

Ora è certo che non si trattava di impresa impossibile, ma per me, totalmente sprovvisto di senso dell’equilibrio, questa conquista poteva dirsi definitiva. La bella giornata fece sì che la punta del molo fosse affollata di persone intente chi a rilassarsi, chi a pescare, chi a leggere. Per conto mio tirai fuori “Un bellissimo novembre” di Ercole Patti, che leggevo sempre in questo periodo.

Le pagine lievi e scorrevoli dello scrittore catanese, mi sembravano così dolci che ogni volta scoprivo passaggi nuovi che suscitavano in me emozioni mai sopite. Mi lasciavo così cullare da una Sicilia arcaica e perduta in cui la tenerezza del passato accentuava una sensualità viva e malinconica. I libri erano per me allora l’unico contatto con la realtà vera della vita, non ero sicuramente quel che si dice un fine letterato, anzi le cose che scrivevo erano di una rozzezza infantile, ma per me erano vitali e mai le avrei barattate con una scrittura più adulta ed impegnata.

Se scrittore dovevo diventare – mi dissi – meglio rozzo che inconcludentemente sofisticato, frase che mi sembrò allora ad effetto ma che riletta oggi mi fa capire l’essere vuoto e vacuo che fui.

Tornando a casa ebbi una doglia reumatica, forse dovuta al conglomerato bituminoso del molo non perfettamente allineato, che mi portò definitivamente allo smantellamento del mio humus culturale che gettai nel cesso insieme ad una copia de la “Relation du Royaume de Siam par M.de la LOUBERE envoye extraordinarie du Roy a Siam en 1687.1688 in 12. Paris 1691. 2 vol. (Viaggio assai curioso, e stimato)” che trovai incastrata tra due massi del molo sud.

Bella Ciao e tg1

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 25 aprile 2019 at 22:53

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Da canzone simbolo per la resistenza a brano scelto dalla generazione green, così il tg1 della sera continua nella sua opera di demolizione del nostro passato non più condiviso, mi verrebbe da dire con furia iconoclasta se questo termine non l’avessi riservato solo per “L’Age d’Or” di Luis Bunuel.

La giornalista ieri sera sorrideva pure quando le sue labbra pronunciavano questa cazzata, evidentemente il processo di desensibilizzazione nei confronti del proprio ruolo si è compiuto.

Poi certo, il fine benefico, la grande cantante inglese totalmente avulsa dal contesto socio-storico-politico-culturale-antropologico di ciò che cazzo sta cantando e tutto il resto hanno fatto sì che il mollica nazionale, di fronte ad una cantilenante skin che cantava Bella Ciao come non si deve cantare, ci insaccava tutti i luoghi comuni di questo mondo e quindi la canzone nasceva come canto politico, poi diventava popolare, poi pop, poi d’amore, poi di ribellione, poi ecogreen, poi jobs correct, (gli ultimi due me li sono inventati adesso ma non ditemi che ci stanno male) con i marlene kuntz che con un poderoso carico da undici chiosavano con canto di libertà che vale per tutti, immagino anche per i fascistoni di cui questo paese pullula e, perchè no, anche per quelli di Salò che in fondo poi non erano come quelli descritti da Pasolini nel suo ultimo film.

Beh allora io vi dico che c’è un filmato su you tube con questo titolo Banda di Desenzano “Bella Ciao” coro dei bambini delle scuole elementari 25 aprile 2010 in cui dei bambini ripresi con una telecamerina ballonzolante, con una banda di paese scalcagnata (ragazzi è un complimento, Giuseppe Verdi amava le bande di paese) la cantano nella maniera più semplice e commovente che si possa cantare, la cantano come si deve cantare nella speranza di un futuro migliore allegri e spensierati e non come un canto funebre anglo-inglese in cui non si capisce una mazza.

Poi, con calma, leggetevi i 3 commenti sotto e capirete che cazzo di paese vi aspetta là fuori.

oh! domenica

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 6 aprile 2019 at 14:11

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Lentamente mi mancarono le forze, poi la vista si fece sempre più fioca fino ad intercettare lo sterile tubo catodico che irradiava stronzate nella sua forma più mefitica sotto le sembianza di un’intraprendente ed agghindata giornalista, eccitata dalla prima serata e dal suo ruolo di dispensatrice di non vano sapere.

Io, che per anni volli essere re del mio impero, che sui libri avevo investito l’onta della mia vanagloria per la vita umana e per la comprensibilità della cultura, che scevro da ogni compromesso avevo fallacemente trovato nell’indipendenza estetica la mia arte, svenni.

Benchè la virtù fosse l’unico oggetto del mio dilettevole sapere, la giornalista decise di non rispettarmi e proseguì: “S’intitola è sempre bello il nuovo disco di coez, un ponte tra la musica italiana di ieri e quella di oggi, l’intervista è di vincenzo mollica”.
Il servizio partì, la musica anche e coez a ruota…oh si voglio andare al mare anche se non è bello…

Fu così che, cullato da questo novello Petrarca, ripresi conoscenza con la voce flautata dell’ormai mio grande amico mollica che mi rassicurava dicendomi come coez fosse uno dei capostipiti della nuova scena musicale italiana, che aveva cominciato 10 anni prima come rapper ed oggi aveva abbracciato la canzone d’autore.

Non pago di questo scempio, il servizio pubblico proseguiva sempre con il coez che mi propinava le sue stronzate sgrammaticate: ….questo disco più che in altri avevo intenzione di creare un ponte fra magari quello che è la musica italiana vecchia e quella nuova.

Nella confusione più totale non capii più se ‘sto coez traesse ispirazione da Piero Ciampi o Arcangelo Corelli, nel dubbio lanciai verso l’apparecchio il vecchio boomerang con cui ero solito scollegare il ricevitore dalla rete ma fallii il colpo. Alla sprovvista, la giornalista ormai al culmine dell’orgasmo, dopo un sorrisetto di volgarissima disistima nei miei confronti, diede la linea a fazio dandogli del tu (in televisione devono essere tutti amici), il fellone sciorinò di botto un elenco a cazzo di nomi, giorgio panariello, il professor cottarelli, simona ventura che compie gli anni, fiorella mannoia, teo teocoli, il presidente della commissione europea juncker.

Questa volta svenni davvero con il mio Journal d’un Voyage fait a la Mer du Sud avec les Flibustiers de l’Amerique en 1684 ec. par le sieur Raveneaude LUSSAN. in 12. Paris 1689 che mi accarezzava sensualmente il petto meglio di quanto non avesse fatto, nonostante i suoi sforzi da bajadera melliflua, la prezzolata anchorwoman.

Mi svegliai qualche ora dopo sereno, avevo sognato. D’altronde, dissi tra me e me, se non fosse stato un sogno questo cazzo di paese era veramente messo male.

Operaj

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 3 marzo 2019 at 09:34

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il giacimento del cinema italiano è sul fondo negli archivi fuori moda fuori mercato fuori da ogni memoria possibile nell’esaltazione dei generi degli anni sessanta la negazione degli autori aurelio fierro superiore a tiziano ferro (indubbiamente) italia germania il calcio come metafora della decadenza di un popolo di gemme d’oro ti coprirò pomeriggi assolati non ho vissuto i moleskine fatti in vietnam le magliette in bangladesh nizza turchia gagarin schubert russia cirillico la raccolta degli episodi in fa minore umiliati e offesi 1943 armistizio al generale eisenhauer resa senza condizioni a volte penso che se la mano di anteo zamboni non avesse tremato non mi troverei in questa situazione la cultura operaia gli scrittori operai le ferie operaie (ma non si scrive operaj?) una vita operaia di giorgio manzini  ecco cosa vorrei diventare un plenipotenziario da piccolo invece volevo fare il camerlengo e sposare l’elettrice vedova di sassonia ma mia mamma mi disse della vigilanza annonaria, invece di fantasticare su vedove ninfomani dovevo far bene attenzione al segretario del partito che si recava ad ispezionare i mercati generali il funzionario in orbace mi chiese quanto costasse uno stajo di carbone rimasi impalato attonito con il braccio teso nel saluto romano mi sentii improvvisamente contingente e postumo nello stesso momento arrossii e gridai 15 lire sire camerata sbattendo i tacchi ed intonando mestamente giovinezza mille violini erano sul palmo della mia mano che si aprì cadde il mio diogene laerzio di cui conservavo una personalissima copia stampata a lione nel 1644

cinematografo rai

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 24 febbraio 2019 at 10:43

cinematografo

L’altra mattina mentre correvo un tale in bicicletta fotografava il mare, mi fermai streching lento, il tale poi uozzappava il tutto forse con un messaggio vocale, se sei attivo chiama disse, io allora immaginai la scena un paio d’ore più tardi, i due tali si vedevano ed il primo tale si faceva scopare dal secondo dato che se il secondo era attivo, lui non poteva che essere passivo.

Il cinema soffre perchè oggi non ci sono più di questi soggetti in verità il dibattito culturale è affidato a marzullo su raiuno vi voglio quindi raccontare una puntata tipo per la precisione quella andata in onda venerdì notte dormiveglia otto ore di fabbrica lo studio il ripensare ad una cultura che deve essere diversa il politecnico di Vittorini ah se ci fosse oggi ma c’è cinematografo in tv non lo vorrai mica perdere in studio veronica logan non la conosco roan johnson non lo conosco troppe ore in fabbrica penso devo licenziarmi il primo film è orrendo di fausto brizzi modalità aereo quello che faceva i provini delle attrici in una garçonnière metto tutto minusolo ma godete per come scrivo garçonnière luoghi comuni à gogo anzi a cazzo poi il conduttore interroga i critici quanti film hai visto questa settimana io nove io otto io dodici la cultura come contabilità quante viti hai avvitato questa settimana tremiladuecentoquindici quante saldature a stagno duemilanovecento di cui una decina fredde però non ho visto il film di fausto brizzi cioè potete anche aver visto cinquanta film ma se in mezzo c’è quella merda allora cosa cazzo parlate poi il tal roan johnson imprime una svolta umanitaria alla discussione i film vanno visti tutti prima di giudicarli sì d’accordo forse per te ma tu prova a stringere tremiladuecento dadi da dieci in una settimana e forse faresti meno lo svelto ma tant’è si viaggia su due binari coloro che ti dicono cosa devi guardare e tu che torni a casa stanco e dici beh i critici sono loro hanno studiato e sanno di cosa parlano ma non funziona più così perchè sono corrotti dentro sinistroidi fittizi culturalmente berlusconiani quindi nient’altro che feccia culturale che mando allegramente e catarticamente affanculo perchè domani è lunedì ed il mio tempo è più prezioso del loro e ricordo che su Cinema Nuovo Guido Aristarco e compagni rispondevano a ponti e de laurentis dicendo ma lorsignori cosa credono che siccome le loro mogli fanno le attrici dobbiamo parlar bene dei film in cui recitano?

puntata di Cinematografo del 23/02/2019 https://www.raiplay.it/video/2019/02/Cinematografo-28925e54-09d2-4969-9fc2-5543362e3562.html

Il sifone tappato

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 18 novembre 2018 at 10:22

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Il diario di un uomo perduto. Così avrei voluto intitolare il mio libro, titolo evocativo ma nello stesso tempo misterioso ed antico.

Il mio editore non era d’accordo, secondo lui non evocava un cazzo, oltretutto, sempre secondo lui, solo gli omosessuali tenevano un diario. Non ricordo come mai fossi finito a mercanteggiare il mio ingegno con quella fogna, ma tale era il potere delle bollette.

A forza di non pagarle, intervenne persino una squadra di guastatori del genio civile per troncare i cavi primari che non trovarono. Per rabbia decisero allora di potare la sequoia nana della vicina che, sbattendo i tappeti e non trovando più l’albero contattò il genio civile che non si fece trovare. Fu così che il mio romanzo si intitolò Il sifone tappato, titolo fuorviante dato che nella storia di idraulici neanche l’ombra, ad eccezione di un passaggio in cui il protagonista Vutt Kliminskij fora una gomma ed utilizza un martinetto idraulico per la sostituzione.

Il mio editore si divertì molto di questa trovata, gli ricordava un racconto di Franz Jemmille in cui il martinetto non funziona ed un meccanico finisce al camposanto schiacciato dal mezzo. L’attinenza era molto vaga e fumosa ma non glielo dissi perchè spesso, Verm Stingflick il mio editore, amava dirimere questioni letterarie attraverso la sua Luger.

Appurai allora che forse, la foto del Reichsführer Himmler che ornava la sua scrivania avesse un nesso con le sue idee. La mia analisi dei disvalori borghesi contenuta nel libro era secondo lui una favola folcloristica, ed il protagonista con quel nome ridicolo non poteva andare lontano.

Non andò lontano nemmeno il libro dato che fu presto ritirato per oscenità. Vutt nella storia mette incinta il parroco del paese che si rivelerà una donna causando non pochi problemi alla curia di Korrugwaretm dove la storia è ambientata. Il sequestro pose fine alle mie ambizioni letterarie.

Tornai ad imbottigliare gazzose per la Verm Soda, l’azienda del mio editore che consapevole dei tempi di crisi si ritagliò uno spazio nella ristorazione. La Verm Soda ebbe vita breve e fallì per una storia di fatture in nero. In realtà erano tutte in ordine, ma Stingflick si ostinava a compilarle con vecchi blocchetti del ventennio intestati all’OVRA per la delazione dei dissidenti politici.

Uno zelante burocrate se ne accorse e lo denunciò per obsolescenza fascista. Tramite le parole crociate infatti era venuto a conoscenza del significato dell’acronimo OVRA.

Mi ritrovai di colpo senza gazzose e senza editore. Mi ricordai allora di Rastignac e del finale di Le Père Goriot ma non lanciai nessuna sfida. Tornai a casa e mi chiusi in me stesso aspettando tempi migliori.