Combray

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L’amica di Boulanger

In Cinema, Letteratura, Libri, News on 31 agosto 2013 at 23:33

gen boulanger

Quando vengo accusato (spesso) di menefreghismo politico per il semplice fatto che non mi occupo degli alfani vari di cui pullula lo squallido panorama politico italiano, amo difendermi definendomi boulangista. Questo mi permette una facile vittoria dato che l’interlocutore tramortito il più delle volte cambia discorso.

Il 14 luglio del 1887 l’adolescente Proust è ad Auteuil ed assiste al passaggio del generale Georges Boulanger la cui vicenda politica era in quel periodo in piena fase di ascesa. Proust ha 16 anni e trascorre ancora molto del suo tempo agli Champs-Élysées dove si reca quasi ogni giorno. Nella sua lettera del 15 luglio a mademoiselle Antoniette Faure, figlia del futuro presidente della Repubblica Francese Felix Faure, così descrive il generale:

“Il personaggio è molto ordinario, un volgare suonatore di grancassa, ma quel grande entusiasmo così inaspettato, così romantico nella nostra esistenza banale e monotona sveglia tutto ciò che il cuore alberga di primitivo, indomito, bellicoso.”

La storia è arcinota, il generale di Rennes, già ministro della guerra nel 1886, tra il 1887 e il 1889 è a capo di un partito che prende il suo nome e propugna un ritorno alla costituzione del 1848 che prevede l’elezione del presidente a suffragio universale. Nel 1889 è vicinissimo al colpo di stato, vince le elezioni legislative del 27 gennaio ma, al centro di intrighi politici ed accusato di alto tradimento fugge a Bruxelles ove (secondo il Melzi del 1951) si uccide.

Ma è il Melzi del 1922 che incanala verso il fallout confusionale l’intera questione. Il generale diventa solamente Ernesto e non più Giorgio o Georges o Georges Ernest Jean-Marie che dir si voglia, generale che fece tanto chiasso in Francia per le sue agitazioni nel voler per sè la presidenza della Repubblica. Si uccise a Bruxelles sulla tomba della signora Bonnemain, amica sua.

Amica sua, con rispetto per Pietro Germi, posso definirla una geniale zingarata del Melzi?

 

Melzi-Loana-Eco

In Cinema, Letteratura, Libri, News on 31 agosto 2013 at 07:31

melzi-loana-eco

«E’ il Nuovissimo Melzi che mi ha reso dubbioso della natura umana?»

Così si esprime Umberto Eco ne “La misteriosa fiamma della Regina Loana”, dopo aver riportato la definizione di Platone data dal Melzi, in cui si insinua che il filosofo greco riunì una bella collezione di suppellettili.

Se il professore di San Bartolomeo non è molto tenero con il più insigne dei filosofi, anche se ne rende omaggio, dobbiamo sì considerare la natura dell’uomo anche per i suoi percorsi deliberatamente inclusivi. Ora, chi è un libraio, che cosa sono i librai e quale ampio settore rappresentano?

Nell’antichità e più precisamente in Atene, ebbero bei negozi che servivano di riunione ai dotti ai curiosi agli oziosi. L’annoso e secolare spinoso problema del costo della cultura, viene affrontato in modo mirabile portando delle cifre. Soprattutto nella penisola ellenica altissimo fu il costo dei libri, tanto che Aristotele pagò 20.000 lire un Omero e Platone 9.147 lire un trattato di Pitagora. Non è stato mai mio costume dimenare i fianchi per notizie così eclatanti, considerata la mia incapacità, suppellettili a parte, di quantificare le 9.147 lire spese da Platone per il suo Pitagora.

Ora se complicato appare il calcolo del costo della vita nella Grecia dei filosofi, considerato che il Melzi potrebbe essersi sbagliato per via di un agente di cambio disonesto che ha taciuto sulla valuta reale greca che era la dracma e consapevole di essermi infilato in cul di sacco, vi aggiorno definendolo un francesismo che ha in italiano come corrispettivo il termine ronco. Ma cos’è un ronco? Semplice, ronco: roncone, vicolo senza uscita,collinetta colle.

 

Toplex 1978

In Cinema, Letteratura, Libri, News on 30 agosto 2013 at 20:09

pingo

I primi seni liberi nel 1978 me li ricordo bene: rare denunce e molte assoluzioni, compresa quella di un tizio che in marzo a Milano passeggiò nudo per strada.

Il 46% degli italiani (presumo maschi dato che il sondaggio non lo specificava) di dichiarò favorevole ai seni nudi in spiaggia. Ricordo che ne venne avvistato uno nei pressi della spiaggia libera vicino al porto e, per qualche pomeriggio, decidemmo di stazionare nei pressi facendo finta di niente.

Non erano anni facili, la mancanza di mezzi tecnologicamente avanzati ci faceva sprofondare nella più cupa ignoranza. Sognanti osservavamo il toplex della spiaggia libera come una comitiva di craniolesi, facendo confusione con il duplex ed altre diavolerie simili. Non eravamo mai stati appassionati di arti decorative, la nostra conoscenza del corpo femminile si limitava a fugaci letture di Jacula e di Vartan, che il maestro Angiolini disegnava senza capezzoli rendendoci la vita ancora più grama.

Il 28 giugno poi, con un costo di 1.200 milioni di lire, si apriva la Biennale di Venezia con un titolo che avrei voluto proporre io e che ho sempre amato: “Dalla natura all’arte, dall’arte alla natura”. Due giorni dopo, nell’ambito della popolare manifestazione, il toro Pingo si accoppierà con una vacca meccanica scatenando non poche polemiche fra gli astanti della mostra ed i benpensanti in genere.

 

Un onesto magone

In Cinema, Letteratura, News on 29 agosto 2013 at 21:46

un magone sommesso

Le forze mi stavano abbandonando con ineluttabile disprezzo.

Sentivo il mio corpo vuoto ed inerte, più di una volta mi capitò di cadere in deliquio al supermercato, nell’atto di estrarre la tessera Coop. Passai così il mese di agosto, intorpidito e deluso dai miei recenti movimenti intellettuali.

Ma, l’amara decisione era presa. L’intera dismissione del mio patrimonio (l’unico) cartaceo-librario era cominciata. L’espressione suprema del mio io-pensante veniva spazzata via mentre canticchiavo un motivetto in voga durante la mia grande depressione: “Oh lucky me, oh lucky me, pardonnez- moi”.

Finalmente avevo aperto gli occhi, mi ero accorto del tempo sprecato, dei soldi buttati e delle illusioni perdute. Recuperai subito credito presso amici e parenti, le orrende pile di libri che ornavano il mio studiolo sarebbero state presto sostituite da verdoni sonanti. Ricordo ancora il primo libro venduto. Lo avevo comprato circa trent’anni prima in una bancarella sul lungomare. Si trattava delle poesie di Leopardi in una curata edizione UTET con la copertina verde.

Pedalai senza mani per tutto il lungomare ed arrivai a casa felice ed ingenuamente eccitato, tanto che quella mi sembrò un’estate bellissima. Poi gli anni passati, gli affetti decentrati, le affissioni in bacheca e la mia patetica alfabetizzazione terminata. Preparai il mio primo pacchetto con amore e, scritto l’indirizzo, mi recai alle poste con un magone senza speranza. Riacquistai padronanza di me per un attimo, indottrinai con severità l’impiegato allo sportello sul tipo di spedizione, pagai e prima di uscire non seppi trattenermi dal dire: « Mi raccomando, abbiatene cura».

Scesi le scale delle Poste Centrali disperato, con il magone che si era sciolto in un pianto sommesso ed una parte di me e della mia vita che irrimediabilmente mi lasciava.