Combray

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I’m back trallallero

In Cinema, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 2 marzo 2014 at 08:03

la dottoressa del distretto militare

Ero seduto sulla tazza del bagno mentre con il mio nuovo tecnologico dispositivo (uno smartphone con tubo a raggi catodici) stavo vedendo l’ultimo film di Paolo Virzì e, mentre attendevo l’evolversi degli eventi, dai futuri sviluppi del piano economico dell’hipster-governo Renzi, ai futuri sviluppi del mio intestino tenue (o tenue intestino che ha insito un qualcosa di più poetico), riflettevo sul senso di sbandamento a cui il mio io intellettuale era stato sottoposto negli ultimi due mesi, da quando cioè la decisione della chiusura di questo spazio era stata presa.

Mi sovvenne che, nella decisione finale, non poco aveva influito un insieme di stati d’animo che andavano dall’inadeguatezza culturale a cui fin da giovane ero stato mio malgrado sottoposto, al desiderio recondito e violento di partecipare anche io al grande banchetto, ospite dei fini intellettuali che rassettavano alla bell’è meglio la squallida vicenda culturale italiana.

Non volli sottomettermi alla triste compiacenza che albergava nelle conventicole del cazzo che osservavo nei cineforum, nelle biblioteche, nelle associazioni culturali, continuai allora solitario, altero ma non più triste, giulivo ma non ancora ebete, consapevole finalmente del mio ruolo che avrebbe giocato un ruolo decisivo nel riassetto politico dello scacchiere della sapienza italiana. Ebbi allora la cerulea visione di quello che questo ordine avrebbe comportato; serietà, onestà, cipiglio e volgare strafottenza, qualità di cui tutto sommato non ero sprovvisto.

La sequenza dell’arrivo di Edwige Fenech nel distretto militare, con in sottofondo la musica del maestro Piero Umiliani, beh valeva da sola tutta la filmografia di Paolo Virzì e Nando Cicero un maestro colpevolmente dimenticato.

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Un giorno d’ottobre

In Letteratura, Libri on 30 ottobre 2011 at 19:36

Un giorno d’ottobre come tanti. La triste situazione internazionale, lo spread con i titoli tedeschi, le puttane del presidente, tutto contribuiva al mio malessere mattutino. Domenica è sempre domenica, pensai in un sussulto di originalità interiore, e tirai dritto verso la piazza, dribblando le macchine parcheggiate sui marciapiedi. Due vecchi uscivano da una chiesa lamentandosi per il Te-Deum carente nella sezione alto-decibel del coro, mentre io mi domandavo se sarebbe stato meglio rimanere a casa a dormire. Poi i primi libri mi tranquillizzarono. Una biografia di Beniamino Gigli, Conversazione in Sicilia di Vittorini, grave pecca non l’ho mai letto. In fondo alla piazza, vicino alla fontana con gli Stegosauri, c’era sempre il tizio da cui mi rifornivo.

Cominciai a rovistare svogliatamente, nella mia solita posizione da ricevitore. E’ risaputo che tutti i più grandi catcher nella storia della Major League Baseball sono anche eminenti bibliofili, per via della posizione che favorisce il reperimento di qualsivoglia volume. Non lo cercavo, non ci pensavo ma era davanti a me, in ottimo stato, quasi nuovo. La copertina era color rosso mattone, anzi il libro sembrava un piccolo mattone tanto era compatto ed essenziale. Era senza sovracoperta, non doveva averla mai avuta dato che incisioni e fregi erano in leggero rilievo. Un piccolo albero stilizzato secondo la moda liberty dell’epoca, partiva sulla sinistra diventando più folto verso l’alto dove la chioma tendeva verso destra, con alcune foglie che cadevano, quasi a voler simbolicamente rappresentare il sapere perduto. In mezzo il titolo in argento: “Il Nuovissimo Melzi dizionario completo” incorniciato da una teoria di puntini anch’essi argentati. Due binari a rettangolini nero-argento sezionavano l’incorniciatura del titolo, che veniva chiusa ai lati da due fregi neri, simili ad una trama di tessuto fortemente ingrandita.

Ebbi un attimo di smarrimento e nello stesso tempo di eccitazione, sensazioni che mi riportarono ad un infanzia felice, quando vidi per la prima volta la Fenech fare la doccia nuda ne “La soldatessa alla visita militare” del compianto Nando Cicero. Temetti per un attimo di svenire, in quei momenti concitati mi parve anche di sentire qualcuno gridare, “I sali presto!” ma mi ripresi. Sfogliai il volume inebriato dal caso e dal destino che, quel giorno mi avevano condotto a quella latitudine e a quella longitudine. In onore del mio maestro cominciai a salmodiare le caratteristiche del volume: Il Nuovissimo Melzi ed. 1922, 4550 incisioni, 93 tavole di nomenclatura figurata, 59 carte geografiche, 1150 ritratti, 1075 figurini e tipi dei paesi diversi, 16 cromolitografie, 376°-380° migliaio, poi il mio precursore mi condusse alle due voci primarie “Supplizi” e “Platone”, immutate dall’edizione del 1905.

Finalmente sereno, con il mio Melzi sotto il braccio, entrai nel primo bar aperto. “Alfred, il solito”- apostrofai il barista con la mia solita sicumera. Il signore dietro al bancone, che forse non era nemmeno il barista, mi guardò facendo finta di conoscermi, stappò una Pepto Cola e la versò nel bicchiere. La tracannai tutta d’un fiato, non pensai a nulla, chiusi gli occhi immaginando questo paese diverso.