Combray

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Das bioskop. Neu!

In Cinema on 25 febbraio 2012 at 00:30

Anche il Melzi si occupa di cinema in quegli anni. Nell’edizione del 1921, taglia corto. Cinematografia? Fu inventata nel 1879, dall’inglese Edoardo Muybridge. Ma non era quello del fucile fotografico? Ah no, quello è Etienne-Jules Marey. Insomma, il cinema nel 1921 ancora non si sa cos’è, e non si puo star lì a perder tempo con definizioni più analitiche. Eppure Gian Battista visse a lungo a Parigi, sul finire del secondo impero e poi sotto la terza repubblica, qualche spettacolo deve pur averlo visto.

Anni dopo, nel 1951, la definizione assume contorni più ridondanti. Si parte dalle teorie sulla persistenza retinica, che hanno determinato lo sviluppo di molti congegni per la riproduzione di immagini in movimento, per arrivare al fenachistiscopio (abbandonato quasi subito penso per il nome) allo zootropio al cinematoscopio al prassinoscopio etc.. Del sopra citato Edoardo non una parola. Ma è il 28 dicembre 1895 a non esistere. La data principe della settima arte, viene incredibilmente snobbata dal Melzi a favore di Max Skladanowsky, di cui peraltro non si fa verbo.

La cinematografia ha la sua prima utilizzazione il giorno d’Ognisanti del 1896 nella grande sala del Giardino d’Inverno a Berlino. In realtà l’anno è il 1895 e Ognissanti viene chissà perché scritto con una s mentre nel dizionario linguistico con due. Oggidì, il giorno di ognissanti è praticamente sconosciuto, è peraltro tuttavia incontrovertibilmente vero che il 1° novembre del 1895 al Wintergarten di Berlino i fratelli Max ed Emil Skladanowsky, con il loro ingombrante Bioscopio, proiettano per la prima volta di fronte ad un pubblico pagante, immagini in movimento.

Il filmprojektor è dotato di due obiettivi, impiega in maniera simultanea due pellicole proiettate alternativamente al passo di 8 fotogrammi al secondo. La durata delle proiezioni è di circa sei secondi, il Bioskop si inceppa facilmente e la sua qualità di riproduzione è nettamente inferiore all’apparecchio Lumière. Max und Emil intraprendono nel 1896 un viaggio per le capitali del nord con il loro macchinoso device, ma sono arrivati in ritardo. Di loro si ricorderanno in pochi, il Wintergarten non ha la stessa poesia dei boulevards parigini di fin de siecle e cinquantotto giorni bastano per essere dimenticati. (4_continua)

Un destino diverso

In Letteratura, Libri on 11 dicembre 2011 at 10:05

La risposta di Arnoldo Mondadori a Gian Battista Melzi non si fece attendere, o forse si. Fatto sta che nel 1950 esce la PEM Piccola Enciclopedia Mondadori, 42.000 voci, 3.000 illustrazioni, 32 tavole a colori, 16 carte geografiche, 1124 pagine. Di taglio un po’ più moderno, rinuncia al pettegolezzo spicciolo dei denigratori del Melzi (non io) a favore di un approccio più moderno. Molte voci di scrittori, filosofi e statisti, hanno il loro approfondimento a tutta pagina, firmato dal curatore della voce.

Dei propri padri però non ci si dimentica, cosicché arrivato alla voce di Hitler Adolfo scopro che costui esordisce come, “Stuccatore e decoratore di pareti vissuto per molti anni a Vienna.” Si prosegue poi con: “Sbarazzatosi nei primi tempi a colpi di rivoltella dei più vicini collaboratori sospettati di secessione.”

E se la storia fosse cambiata per un dettaglio? Se lo stuccatore di pareti fosse stato tenuto in maggiore considerazione dalla borghesia viennese dell’epoca? Se qualche signora in più lo avesse chiamato per mettere a posto casa? “Oh signora Krause, è tanto un bravo ragazzo si chiama Adolfo, lo conosce?”- “Certo Frau Bluchner, mi ha messo la carta da parati in camera da letto, una pasta d’uomo.”

La PEM si riallinea quasi subito alla storia ufficiale, e nel finale si fa addirittura menzione del suo suicidio, il 30 aprile 1945, assieme ad Eva Braun sposata poche ore prima. La stessa voce nel Melzi del 1951 è priva di aneddoti e curiosità, non si scherza con la storia recente per cui se sia stato stuccatore o disegnatore di acquerelli poco importa. La figura di Adolf Hitler è tratteggiata senza fronzoli, è precisa e puntigliosa nella descrizione degli avvenimenti, ma lascia un alone di mistero sulla sua fine: “Disperso a Berlino 1889†1945.” E’ probabile che sia iniziata allora l’usanza di considerare misteriose alcune morti, lasciando aperti spiragli fantastici che coinvolgeranno in futuro Elvis, Jim e Jimi, Janis ed altri. Ancora una volta il Melzi aveva visto giusto.

Storia di un ossuto professore

In Libri on 28 novembre 2011 at 23:45

Il Cav.Prof. Gian Battista Melzi non ha una sua voce nell’omonimo dizionario nell’edizione del 1922. La prefazione è la sua voce, dato che è a lui intitolata e, dopo un ringraziamento ai vari professori che hanno collaborato al volume, lo si ricorda con affetto e stima. Nato in provincia di Brescia a San Bartolomeo nel 1844, visse lungamente a Parigi, dove ideò il dizionario sull’esempio delle molte pubblicazioni francesi di divulgazione popolare. Ne viene data anche una descrizione fisica; alto, magro ossuto, nervoso, descrizione che peraltro si evince dalla foto della pagina precedente, in cui appare fiero e altero fissare l’obiettivo, con un libro sotto il braccio.

Questa foto che sembra messa lì a caso, in realtà è un tentativo velatamente subliminale per scoraggiare i numerosi contraffattori di libri che combatterà per tutta la vita. Infatti nella pagina affianco alla foto oltre al classico “Tutti i diritti riservati” compare un perentorio “N.B. Farò sequestrare ovunque le Copie del Nuovissimo Melzi non munite della mia firma.” La firma che compare sotto la minaccia è ampia e svolazzante a dispetto del fisico che dicevamo ossuto. Anche l’editore nella prefazione spiega come il Melzi “…fu tenacissimo difensore anche in sede giudiziaria contro i pronti contraffattori.” La sua perizia di lessicografo, unita ad una visione delle voci senza fronzoli inutili (L’equazione Adamo=Nome del primo uomo mi sembra sublime) gli diede fama immortale.

Nell’edizione del 1951 il Melzi viene spostato all’interno del dizionario scientifico, ed ha un suo spazio che ricalca in linea di massima la prefazione del 1922. Ma, in chiusura una crepa si fa largo in una voce che poteva essere di routine come tante altre. Il Melzi infatti, tornato in Italia avrebbe curato con solerzia il rinnovamento del dizionario sino alla morte, avvenuta nel 1911, difendendolo dai contraffattori e denigratori. Chi erano questi ultimi e perché non se ne fa verbo nel 1922? E poi perché il Nuovissimo diventa Novissimo nel 1951 in concomitanza con l’improvvisa comparsa di sedicenti denigratori?  Infine zuzzurellone “Uom fatto che tuttavia si perde in baie” sarà in eterno l’ultima parola della lingua italiana? Con l’inserimento di tecnicismi, parole straniere e altro, oggi si chiude con l’onomatopeico ZZZ, con buona pace del prof. Melzi e della sua rigorosa lessicografia.

Your idea of misery

In Letteratura, Libri on 27 novembre 2011 at 11:24

Sappiamo tutti com’è morto Felix Faure. Fra le braccia della sua amante. Beh, fra le braccia non proprio, comunque rimane l’unico presidente della Repubblica Francese ad essere morto all’Eliseo. Ora, essendo io in possesso non di uno ma di ben due Nuovissimi Melzi quello del 1922 e quello del 1951 il discorso si fa complicato. Per essere più precisi l’edizione del 1922 come d’altronde quella del 1905 è Il Nuovissimo Melzi mentre nel 1951 diventa Il Novissimo Melzi. Se il Cav. Gian Battista Melzi l’aveva chiamato Nuovissimo un motivo doveva pur esserci, sta di fatto che nel dopoguerra qualcuno, non si sa chi, decide di togliere una “u” costringendo i posteri a raddoppiare i Tag.

Sotto la voce Felice Faure nell’edizione del 1922 c’è anche la figlia. Il nome riportato è quello con cui la figlia scrittrice si firmava, Faure Felix Goyau Lucia, il nome del padre unito a quello di suo marito Georges Goyau storico e filosofo francese. Ma, sotto al nome, in una rapida e sommaria descrizione, il colpo di genio, l’arguzia sottile ed elegante che il Melzi amava sfoderare all’improvviso, come un mago che estrae il coniglio dal cilindro: “Figlia e, si disse ninfa Egeria del fu presidente della Repubblica Francese”. Di tutto questo non rimarrà traccia trent’anni dopo, la poesia necessaria per far funzionare un dizionario non è più indispensabile, e la figlia primogenita di Felix Faure nel 1951 diventerà: “Figlia e consigliera del precedente”. Si ignora in entrambi i dizionari la sua data di nascita, mentre viene riportata l’anno della morte che è il 1913.

La sorella di Lucie Faure è Antoinette Faure, nata nel 1871, lo stesso anno di Marcel Proust. Nei pomeriggi dopo la scuola Antoinette e Marcel giocavano assieme agli Champs-Elysées, e sarà proprio Antoinette a presentare a Marcel il famoso questionario in inglese con 24 domande. Siamo nel 1885, Proust ad alcune domande non risponderà. La sua idea di felicità è «Vivere accanto a tutti quelli che amo in mezzo all’incanto della natura, con una quantità di libri e spartiti, e non lontano da un teatro francese», ma soprattutto alla domanda Your idea of misery risponderà con una sommessa immagine della sua infanzia, che diventerà Combray: «Essere separato dalla mamma».