Combray

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Geographia generalis

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 31 dicembre 2016 at 23:40

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L’avventura più straordinaria del secolo: Fogar e Uri Geller sfidano il triangolo maledetto delle Bermude.

Osservai la locandina del giornalaio esterrefatto. Bermude, bermude … a casa scorsi velocemente il Melzi e dopo Ettore Berlioz, Bermude arcipelago dell’Oceano Atlantico che sorge isolato a circa 1000km dagli Stati Uniti.

Uri Geller non mi era nuovo dato che oltre a piegar forchette, era il nome dato al fungo gigante trovato da Busnelli il 16 ottobre in Bar Sport di Benni. Ricordo la storia, il fungo rarissimo e di dimensioni giganti doveva essere regalato al Papa ma per problemi di commestibilità fu tutto rimandato.

Fantasticai a lungo sul triangolo maledetto, raccontando la storia al professore di matematica e chiedendo lumi su possibili deviazioni non euclidee delle rotte aeree. Il preside chiamò allora mio padre che quella mattina di novembre mi venne a riprendere a scuola, indispettito dal fatto che la mia arroganza trigonometrica mal si conciliava con la sua visione del mondo e del calcio.

Tuttavia non se la prese più di tanto e mi portò a passeggiare in riva al mare, cosa che amava fare spesso nelle giornate d’inverno. A casa poi raccontò il fatto a mia madre che come sempre fece confusione tra bermuda, montgomery e loden, ironizzando sull’inutilità della questione visto che i bermuda erano un capo estivo.

Quel pomeriggio mi immersi nella lettura della Geographia generalis, in qua affectiones generales Telluris explicantur, edita, & illustrata ab Is. Newton, cum figuris æneis in 8, Cantabrigiæ 1672 di Bernardo Varenio che qualche giorno prima avevo trovato un po’ impolverato dalla sarta dove mia madre mi faceva cucire i bermuda per la bella stagione.

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Sette anni

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 26 dicembre 2016 at 11:15

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Avevo sette anni ed ascoltai distrattamente la notizia alla radio, mentre mio padre rassettava la sua collezione ormai quasi completa di santini precolombiani, in cui spiccava su tutti l’arcitupamaros Xuziatt famoso per essere stato il primo a dirimere questioni religiose con azoto liquido.

La vendita all’asta della Linea Maginot era ormai quasi tutta aggiudicata. Svaniva così il mio sogno di settenne di accaparrarmene una parte per passare la mia vecchiaia in una casamatta nelle ardenne con sulla porta la scritta «On ne passe pas» onde evitare le tipiche rotture di coglioni a cui ognuno di noi è soggetto in vecchiaia.

Invano tentai di convincere mio padre all’acquisto impegnando una parte di santini, si rifiutò categoricamente inducendo scuse puerili ed inventandosi addirittura di aver conosciuto, ad una mostra di santini precolombiani, André Maginot che amaramente gli rivelò l’inutilità dell’acquisto, visto le forti tasse sulle casematte che all’epoca si attuavano in Francia.

Fu così che rinunciai ai miei sogni di baby-palazzinaro e l’opera che mi porterà al successo anni dopo, rifletterà tutto il tormento di quei giorni soprattutto nel racconto «Episodio in Fa minore» in cui il protagonista Demth Eckkstud entrerà in seminario dopo una vita di bagordi passata a vagabondare al confine franco-tedesco.

Qualche giorno dopo e più precisamente il 4 luglio, nel tranquillo caldo di inizio estate, la radiolina di mio padre sintonizzata sul GR1 annunciava la formazione del nuovo governo. Andreotti presentò alla Camera e al Senato il nuovo esecutivo DC-PSDI-PLI con l’appoggio del PRI.

Chiesi a mio padre cosa significasse appoggio ma non mi rispose. Lo chiesi allora a mia madre che credo non capì, dato che mi disse che prima delle undici non potevo fare il bagno data l’abbondante colazione che avevo consumato quella mattina.

Deluso quel giorno non feci il bagno, mi immersi nella lettura del mio scrittore preferito, quel Studdard Wellinhouse oggi ingiustamente dimenticato da tutti.