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Napoletani a Milano

In Cinema, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 7 dicembre 2013 at 09:06

p.zza del duomo-posillipo

Napoletani a Milano è il primo film che Eduardo pensa esclusivamente per il cinema. Ha comprato i ruderi del vecchio teatro San Ferdinando, bombardato e raso al suolo nel 1943 e lo vuole ricostruire.

Con il cinema si guadagna di più e più in fretta e per il secondo anno non forma compagnia teatrale. L’inizio del film mostra le baracche di Napoli del dopoguerra ed i personaggi che popoleranno la storia poi l’arrivo dell’ingegnere di Milano (Frank Latimore) incaricato di radere al suolo le baracche per conto della ILAR una società di costruzioni. Viene avvertito prontamente Don Salvatore il sindaco della borgata (Eduardo De Filippo) che nel frattempo sta visitando Rigoletto, il cane di donna Irene. I due si incontrano nella polverosa borgata, la confusione fra padrone e patrono, il figlio adottivo di Don Salvatore che invece del codice, gli porta L’Orlando Furioso. L’unica soluzione per difendersi è una zingarata con vent’anni di anticipo su Amici Miei.

Sul vecchio e fatiscente Corno viene apposta una targa: Giuseppe Garibaldi di passaggio nel 1860 qui visse ore serene. Banda, musica e decrepito finto garibaldino fanno da cornice alla folla della borgata che applaude e sghignazza. Lo sgombero della baraccopoli con i cinque irriducibili asserragliati sul Corno è necessario. In questa Napoli povera del dopoguerra l’equivoco più grande sarà fatto presente da Don Salvatore all’ingegner Parenti: “C’è un equivoco; se queste case sono brutte per voi, sono brutte pure per noi. Però dormire all’aperto è peggio, stateve ‘bbuone”.

Poi il crollo del Corno, i tumulti e la fuga dell’ingegnere protetto da Nannina (Anna Maria Ferrero). La causa per il risarcimento dei danni porta i napoletani a Milano. Il viaggio in treno e l’arrivo alla stazione centrale di Milano. In fila indiana i napoletani marciano per le vie della città fino alla ILAR. Segue la disperazione sceneggiata dai finti parenti delle vittime ed il discorso di don Salvatore su Napoli e sul sole. L’avvocato Nocera, napoletano anche lui, fa una controproposta, quella di offrirgli del lavoro.

Don Salvatore porta la notizia ai suoi amministrati: “Questi ci offrono lavoro, lavoro vero. Forse si mangia tutti i giorni”. Il lavoro viene accettato, la crisi, la fabbrica che chiude e l’occupazione dell’opificio. L’arrivo della polizia ed i tumulti con i poliziotti napoletani anche loro. Parte allora una richiesta di aiuti ai parenti sparsi per tutto il mondo per l’approvigionamento delle materie prime. La fabbrica riparte ma l’avvocato Nocera ha scoperto l’imbroglio dei finti parenti. Don Salvatore che interviene con il suo discorso finale, poi il sogno che si avvera: un tram che unisce Piazza del Duomo a Posillipo.

Peregrinazioni

In Cinema, Letteratura, News on 31 luglio 2013 at 20:37

alida valli_la vita ricomincia

Nelle mie peregrinazioni cinematografiche, mi sono imbattuto spesso in cestoni pieni di DVD in supermercati di infimo ordine che contenevano capolavori dimenticati.

Tempo fa incrociai un vecchio film di Mario Mattoli con Alida Valli, Fosco Giachetti ed Eduardo De Filippo dal titolo “La vita ricomincia”. Tutto ad 1,90 euri, recitava l’infame cartello con evidente maldestro errore di sintassi. Mi meravigliai non poco del proletario prezzo, che campeggiava tristemente fra un bancale di orzate ed un addetto ad i cellulari che cercava di convincere un pensionato esodato della bontà dell’ultimo piano tariffario di Yumdt, che prevedeva chiamate illimitate gratuite in Nepal per sherpa e loro congiunti.

Il cestone messo lì a bella posta per tentarmi, mi tentò, e rovistai attentamente per controllare quante copie vi fossero del dramma mattoliano del 1945. Le copie erano tre, colto da un improvviso attacco di micragneria culturale e convinto che il paese non fosse ancora pronto per tutto questo, incautamente tirai dritto.

Ma le mirabili decadenze che affliggevano lo stivale, ebbero quei giorni di Aprile un sussulto. Io, che chiuso nel mio sapere avevo sempre denunciato lo stallo filmico del medio spettatore italiano, tornai e non trovai nulla. Vendute, ritirate dal mercato, fallate per un problema tecnico e rottamate, che fine avevano fatto? Mi avvicinai tremebondo all’omino dei cellulari, con l’euro e novanta che avevo preparato con cura che mi tintillava nelle tasche e chiesi lumi.

Mi guardò come per decifrare un enigma e chiamò un suo collega per un consulto. Dopo aver ridacchiato un po’ mi risposero di non conoscere il film e che comunque loro con dei segaioli non volevano aver niente a che fare, aggiungendo che il loro market film porno non ne vendeva e di rivolgermi alla videoteca sulla statale che trattava ogni genere di nefandezza. L’omino dei cellulari poi sfruttò abilmente la situazione che mi vedeva alle corde, per vendermi un piano tariffario agevolato di Pocafone che prevedeva l’uso dello smartphone come sonda per il controllo dei cestoni metallici di dvd. Uscii sopraffatto dal dolore e con lo smartphone impazzito che, entrato in risonanza col navigatore, bippava a più non posso segnalandomi immense praterie.

Salvai il film qualche anno dopo una notte a raitre. Alida Valli, teneramente canta “Io t’ho incontrato a Napoli” brano che Hoagy Carmichael scrisse nel 1945 quando con le truppe alleate risalì lo stivale. Anche se i miei canali su YouTube sono in fase di stallo, potete ancora trovare alcune sequenze su Epifanies.