Combray

Amo un assassino

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 20 dicembre 2020 at 21:35

Una bicicletta dell’I.G.EA. corre per una Roma assolata e vuota e si ferma davanti a un portone. L’ operaio addetto alla disinfestazione entra nell’androne mentre si sente un grido. Una donna cade dalla tromba delle scale, il corpo disteso sul pavimento, una ragazza giovane si affaccia per un attimo dal 4° piano, poi tutto il condominio per vedere cosa è successo.

Uno degli inquilini è il commissario Pietrangeli che vi abita con la figlia Silvia, sarà lui a condurre le indagini. Il primo ad arrivare è il maresciallo Palermo, 1370 inchieste in 25 anni di carriera. La donna di cui si sospetta il suicidio è Magda Fiorelli, donna di casa, almeno secondo la carta d’identità. Cominciano i primi interrogatori con i vari tipi del condominio, il maggiore a riposo che pretende di aver trovato il colpevole nell’uomo della disinfestazione, il commendatore con l’amante da nascondere, la cartomante rumena che risulterà essere di Potenza, il signor Leprotti, padre di 5 figli, che aveva chiamato la disinfestazione per le cimici nel suo appartamento ma si vergogna che il condominio lo venga a sapere.

La donna deceduta risulta essere la moglie di Aldo Manni, un inquilino del palazzo, una persona schiva e riservata di cui non si sa nulla. Interrogato rivela che, ritornato dalla prigionia dopo la guerra, la moglie lo ha lasciato e che lo ricatta chiedendogli dei soldi. L’uomo ha un alibi che però sul momento non viene confermato ma c’è un fatto che sconvolge la tranquilla vita del commissario Pietrangeli. La figlia Silvia ha una relazione con il Manni e per difenderlo racconta al padre che quel pomeriggio l’uomo era con lei. L’alibi del Manni verrà però confermato dalla cassiera e dal titolare del bar in cui si trovava l’uomo è così libero e il commissario Pietrangeli derubrica l’omicidio in suicidio.

In realtà nuovi indizi di colpevolezza emergono contro il Manni, la catenina della moglie trovata nel suo appartamento e soprattutto la conoscenza di Silvia con Magda che ricattava anche lei. Il caso viene riaperto, tutto ruota alla donna che il Manni vuol coprire che altri non è che la figlia del commissario che più di una volta tergiversa sulla sua importanza anche con il suo assistente Palermo. Tornato a casa Pietrangeli trova la stanza di Silvia messa sottosopra, per terra l’altra metà della catenina di Magda. Silvia è fuggita, nella testa del commissario l’ipotesi di un coinvolgimento della figlia nell’omicidio si rafforza.

In un drammatico incontro con il maresciallo Palermo, Pietrangeli rivela la verità sulla misteriosa donna complice del Manni. Travolto così dagli eventi, consegna una busta a Palermo con le sue dimissioni. Alla pensione Flaminia, il commissario intima alla figlia di costituirsi, nel frattempo una misteriosa telefonata anonima informa il maresciallo Palermo che la donna accusata è alla pensione Flaminia. Ma è proprio questa telefonata che incastrerà il vero colpevole grazie anche alla musica di sottofondo con cui si risalirà al locale notturno dove l’assassino si è recato per telefonare. Il film termina con il maresciallo Palermo che riconsegna la busta delle dimissioni al commissario.

La recitazione quasi titubante di Umberto Spadaro è perfettamente aderente ad un commissario-burocrate, stanco e prossimo alla pensione, moralmente tutto di un pezzo ma provato probabilmente dalla vedovanza (nel film non se ne fa cenno, potrebbe essere stato lasciato dalla moglie e questo cambierebbe tutto). Non vorrebbe trovarsi in questa situazione dove è conosciuto da tutti e con una figlia giovane che ha una relazione con un uomo sposato.

Andrea Bosic, doppiato dalla stentorea voce di Gualtiero De Angelis, è qui al suo primo film. Aldo Manni è uno dei tanti italiani sopraffatti dalla guerra, tornato dopo la prigionia scopre la verità sulla moglie. Delia Scala invece molto brava e nel personaggio, aiutata sicuramente (ma era la prassi di quegli anni) dalla voce di Rosetta Calavetta. Bravo anche Natale Cirino nella caratterizzazione del fedele maresciallo Palermo. Anche qui un valido contributo dato dal doppiatore Mario Besesti.

Parlare di poliziesco all’italiana è forse fuorviante, nel film aleggia il caldo estivo di Roma, i fazzoletti con cui ci si asciuga il sudore ed una vena melodrammatica che non mi sento di criticare in quanto peculiarità del cinema di quegli anni. Non è forse real-melodrammatico il finale di Ladri di Biciclette?

  1. Il melodramma di una volta è sempre meglio del tragicomico di oggi!!!

  2. Hai ragione, forse nella semplicità di quei film c’era un senso della vita più vero.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: