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Centomila dollari

In Cinema on 10 febbraio 2013 at 08:29

assia noris centomila dollari

Assia Noris è Lily, telefonista al Grand Hotel mentre Amedeo Nazzari è il miliardario americano John Woods, re della gomma e del petrolio. Si conoscono in circostanze assurde, come vuole la tradizione dei telefoni bianchi: lei in campagna tira sassate a casaccio e colpisce il parabrezza del miliardario che sta arrivando a Budapest per affari.

In albergo Woods ripensa alla ragazza, la cerca e scopre che, assieme ai familiari è a cena in hotel per festeggiare il suo prossimo matrimonio. Chiama allora il futuro sposo Paolo Zilay, interpretato da Maurizio D’Ancora, e gli offre centomila dollari se la sua fidanzata accetterà di cenare con lui. Il fidanzato sdegnato rifiuta e torna dai parenti per spiegare l’accaduto. Gli zii che tutelano la ragazza che è orfana rimangono inorriditi dalla proposta, fino a quando Paolo non rivela la cifra offerta.

La scena che segue è divertentissima e recitata magistralmente dai credibili attori di quegli anni, su tutti Ernesto Almirante ed Lauro Gazzolo i due zii di Lily. Dopo aver tuonato sulla faccia tosta degli americani e sulla loro volgarità, la discussione lentamente scivola sulla cifra e sul capriccio di un miliardario che in fondo, essendo anche giovane e di bell’aspetto non può sicuramente nuocere alla ragazza.

Lily è l’unica che si oppone ma dovrà cedere dopo l’ultimo discorso strappalacrime dello zio Stefano (Lauro Gazzolo) ai parenti ed al fidanzato imbelle. Nella sequenza sono da notare due cose: l’orologio sopra il polsino della camicia di Amedeo Nazzari (evidentemente non è invenzione dell’avvocato Agnelli) e velate allusioni alla situazione economica generale. I soldi, nonostante le bonifiche pontine e l’uomo forte al timone della nazione, servono un po’ a tutti. Gli americani, come spesso accadeva in quegli anni, sono visti come delle macchiette; buontemponi miliardari che si divertono a buttar via soldi per capriccio. Dall’alto, la mano leggera di Mario Camerini nel dirigere pellicole finanche di routine ma godibilissime.

Vi rimando come sempre su You Tube per alcune sequenze che ho caricato.

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Life of Pollo

In Letteratura on 18 novembre 2012 at 08:43

Pollo Stemmer non amò molto i suoi genitori, per via del curioso nome con cui il 14 dicembre del 1901 venne registrato all’anagrafe di Penville nel Wisconsin. Di soldi tuttavia ne fece a palate, grazie alla sua ingegnosità e facendo suo un vecchio motto di Felice Cadmeo, il quale recitava che; se un medium è freddo, beh tanto vale conservarci della carne.

Dopo rapidi progressi nelle staccionate pieghevoli ed una raggiunta felicità coniugale con la sua dolce metà Gerarda Klotzerr, tirò dritto anche nella crisi del 1929, piazzando le sue staccionate davanti alle banche di NYC,  fino alla famosa copertina di Time in cui Pollo era immortalato nel giardino della sua magione a Long Island, intento nella coltivazione di Orchidee Vaginalis.

Ma, nel campo dei magnati i rovesci sono all’ordine del giorno e, così come l’avvento della macchina da scrivere decretò la fine dei fabbricanti di sputacchiere, così Pollo, avido trafficante di denaro, fallirà miseramente con un brevetto secondario relativo all’impiego di pile da 9V nella costruzione di sedie elettriche. Un complicato meccanismo di batterie da 9V poste in serie, rendeva portabile il terribile dispositivo, ma è proprio questa portabilità che folgorò Meck Dollyworth, un corriere del Kansas che durante una consegna ci si era appoggiato un attimo.

Le lunghe cause post-folgorazione ridussero Pollo sul lastrico, ed anche la Corte Suprema si espresse molto duramente sulle sedie elettriche portatili, con una nota che paventava effetti monopolistici sul mercato globale di sedie e che, se questa era peculiarità americana, tale doveva rimanere. Si aggiungeva inoltre che, male aveva fatto il corriere Meck ad appoggiarvisi, per cui da rivedere erano anche le norme che regolavano le spedizioni di materiale elettrico. La visione non molto chiara dell’intera faccenda, ebbe come conseguenza lo smontaggio in tutto il paese delle staccionate di Pollo, che gli vennero riconsegnate nella sua casetta di Penville, dove si ritirò e dove ebbe legna da ardere fino al 1981.

Sembra, ma questa è una mia personalissima ipotesi, che nel 1948 Mario Camerini gli dedicò il film “Molti sogni per le strade”, ma qui bisognerebbe aprire una parentesi sul cinema neorealista come genere o come contenitore di generi, ma questa è un’altra storia.