Combray

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Tuca-tuca rotante

In Cinema, Letteratura, Libri on 28 aprile 2013 at 08:51

tagliapeli rotante

Il periodico è facile e facilmente rintracciabile nella miriade di mercatini dell’usato che affollano un belpaese ormai decaduto. Diciamo che io ero più per l’Intrepido, vuoi per il nome vuoi perchè parlava di sport, ma quel numero del Monello lo ricordo ancora, perchè campeggiava in copertina a tutta pagina un eterea Raffaella Carrà.

Era il 3 febbraio del 1978, rimaneva poco tempo per capire che l’Italia non sarebbe più stata quella di prima. Il mio universo era delimitato da aree separate che tratteggiavo nella mia mente come steccati da schiovellare; il salotto, le scale, la serranda di un garage sulla strada, la scuola ed il cortile interno della chiesa dei Sacramentini.

Sfogliavo allora distrattamente il giornaletto, fantasticando di diventare primo ballerino di Raffa e di destreggiarmi leggiadro in un arditissimo tuca-tuca in cappello fucsia, giacca plissettata a sbuffi e calzamaglia salmone attorno al mio frutto proibito, quando mio fratello mi riportò alla cruda realtà, ricordandomi che i ballerini di Raffa erano tutti omosessuali anche se non usò proprio questo termine.

Continuai allora a sfogliare il giornaletto e dopo un articolo su Ivan Graziani (non ricordavo che vendette solo 600 copie del suo primo LP) e la Pattuglia Delta arrivai finalmente alla pagina 23, dove ogni settimana potevo ammirare gli oggetti del desiderio di quegli anni sotto il titolo di: “Provate a casa vostra per 10 giorni questi articoli. Novità entusiasmanti”. E di novità entusiasmanti ve ne erano, dal drizzaschiena, alla cintura degli agenti segreti, alla mela mangiasoldi di cui vi risparmio la spiegazione della complessa meccanica.

Poi, in fondo, quasi verso la fine, il meraviglioso unico ed imperituro principe dei gadget, l’oggetto che più di Raffa turbò allora le mie serene notti di tredicenne, l’igienico e madreperlaceo Tagliapeli Rotante, il cui sicuro ed efficace meccanismo permetteva la rimozione di peli indesiderati nel naso e nelle orecchie. Non l’ho mai acquistato e solo oggi ne faccio ammenda. Per sole L. 5.950 (più L. 900 di spese di spedizione) la mia vita sarebbe cambiata e non sarei diventato il vacuo essere di oggi.

Mi vedo nella mia lussuosa dimora settecentesca, indossare una sgargiante vestaglia di orbace ed accogliere la Raffa nazionale (mia amante) per un romantico tête-à-tête e domandargli lumi sui suoi ballerini per conto di mio fratello, non prima di essermi debitamente rasato i peli nasali con il mio meraviglioso e funzionale aggeggetto. Invece con mestizia nel cuore tirai innanzi, proseguendo nella lettura del settimanale della Casa Editrice Universo, fra articoli su guaritori filippini e Katiuscia che mi ricordava che, dopo Cinecolor, Maxicolor e Superstar in edicola avrei potuto trovare il nuovo grande mensile di fotormanzi: Katiuscia. Non resistetti e corsi subito ad acquistarlo. Per anni dimenticai tutto e fui facilmente manipolabile dalla cultura di massa che fece di me uno sprovveduto consumatore.

Conigliette hey!

In Cinema, Letteratura, Libri, News on 21 aprile 2013 at 08:01

conigliette hey

Vicks Phertron, tenente di vascello del regno di Brutopia, ebbe una buona idea che, in tempi di crisi, poteva risolvere il problema dei magri introiti dei pescatori di merluzzi di quell’infame regione.

Per qualche oscuro motivo sicuramente legato a speculatori finanziari senza scrupoli, che definirono intellettualmente improduttivo un eventuale allevamento sostitutivo di scolopendre da salotto, il tenente di vascello Vicks ripiegò su di un suo vecchio sogno, quello di una piantagione di Arbre Magique nel sud del paese presso, il plesso archeologico di Nizhar, famoso per il suo obelisco della XV era.

L’errore semmai fu quello di affidarsi ad una monocoltura e di sbagliare clamorosamente il modus poeticus dell’intera opera, per cui ci si affidò soltanto ad Arbre Magique al cocco che risultarono poco graditi ai capoccia del politburo d’allora. Tutta la faccenda che detto tra noi potrebbe anche rivelarsi un bufala di ciclopiche dimensioni, cozza con la dura realtà di qualche anno più tardi. I non risolti problemi del lieutenant Vicks, interferirono in qualche modo con la perfida albione in quel 15 febbraio del 1975, quando le conigliette Playboy dell’omonimo club londinese sfilarono in tenuta da lavoro per le vie della city, contestando la proposta dei colleghi maschi dell’amministrazione dei vari club Playboy di tutto il mondo di unirsi in sindacato.

L’unione sindacale le avrebbe affossate professionalmente e costrette a rinunciare a mance, cene gratis e rimborsi per i collant smagliati. Le loro preoccupazioni non furono comunque campate in aria. Quattro giorni prima infatti, l’11 febbraio 1975, Margaret Thatcher, figlia di un droghiere e laureata in chimica, venne eletta capo del gruppo parlamentare conservatore con 7 voti in più della maggioranza necessaria. Per la prima volta nella storia i conservatori inglesi ebbero per loro capo una donna.

Cultura di yak

In Cinema, Letteratura, Libri, News on 17 aprile 2013 at 19:43

ideal du gazeuse

Nel pressappochismo dell’era moderna, che sarebbe più corretto chiamare post-moderna, non contano più gli autori ma i generi, per cui immagazzinare cultura diventa dogma primario di ogni operatore culturale che spazia da mollica a fazio con belluina baldanza.

In 8½ Mastroianni chiedeva a Claudia Cardinale, ma soprattutto a se stesso, di essere capace di scegliere una cosa sola nella vita e di restarle fedele per sempre, di farla diventare ragione del proprio tempo, che raccogliesse tutto e diventasse tutto perchè era proprio la sua fedeltà che la faceva diventare infinita. Cosa rimane cinquanta anni dopo nel desolato panorama antropologico-culturale italiano, i soldi, i bisio, i brizzi, i abbatantuoni, e i tognazzi figli (ma quanti cazzo ne sono).

Eppure io una buona idea l’avevo avuta, la storia di Jim Brethonshire, contorsionista famoso di fine ottocento di cui ripercorrevo l’infelice parabola del suo numero più famoso, quello in cui si chiudeva in una rozza valigia di cartone per poi buttare via la chiave.Ma, come una vite senza fine non giunge mai al termine, il mio arzigogolato pensiero cozzava con produttori e uomini di cultura azzimati (termine che mi ha sempre divertito come brunetta ministro o la russa moderato).

E poi se “Un dictionnaire sans exemples est un squelette” come recita le “Petit Larousse Illustré” del 1911, acerrimo nemico del Melzi di cui mi riprometto di affrontare la trattazione con ampio materiale prossimamente, l’Istituto Luce la cultura nazionalistica di questo paese che noi tutti a bocca aperta ammiriamo, pubblica il dvd del film “Il Cardinale Lambertini” opera del 1954 per la regia di Giorgio Pastina con un gigioneggiante Gino Cervi.

Fra gli altri interpreti sulla copertina campeggia un Sergio Totano sfuggito a tutti i controlli che nello specifico si dovrebbero fare prima di stampare un qualche cosa che abbia a che fare con le parole. Orbene, se la cultura fosse una cosa seria, magari per legge sarebbe obbligatorio il ritiro del prodotto per correggere il nome e ridare a Sergio Tofano la gloria che gli spetta, non solo come fine attore di teatro e cinema, ma anche come autore e disegnatore dell’immortale maschera del Signor Bonaventura, ingenuo eroe di una misera italietta per tanti versi simile a quella di oggi. D’altronde si ritirano dalla vendita tortellini con carne di yak, oppure si avvisano gli automobilisti di fare attenzione sui 48 tornanti dello Stelvio perchè il loro giunto ammortizzante appartiene ad una partita difettosa, assemblata da un tornitore indiano che affitta barche sul Gange, non vedo perchè stessi criteri non si possono applicare alla cultura. Ah già, l’argent.

Segature

In Letteratura on 7 aprile 2013 at 08:11

segature

“Segatura, nient’altro che segatura!” Fu questa l’amara constatazione che ebbe Ditteo Dixell il 16 novembre del 1914 sull’altopiano stepposo del Mohaji, quando aprì l’ultimo barattolo di salamandra in scatola, prelibatezza che amava degustare come dessert alla fine di ogni suo pasto.

Le aride temperature dell’altopiano asiatico avevano infatti reso immangiabile l’orrida ghiottoneria di colui chiamato a ristabilire l’ordine nella sperduta provincia taspagia, vittima di irridentisti moti che Ditteo aveva represso nel sangue.

Sarebbe stata quella l’ultima sua impresa, dato che, ormai anziano, sarebbe andato in pensione subito dopo aver visto sventolare il drappo lealista sul pennone più alto del municipio di Skoziz, fulcro ed epicentro sagace dei controrivoluzionari. In realtà il municipio della antica capitale mesmera, ridotto in macerie dagli incessanti bombardamenti degli ultimi giorni, ebbe in quelle cruciali ore gravi problemi nell’approvigionamento di numerose materie prime, fra cui i pennoni leguminosi, i soli adatti a resistere ai formidabili acari carnivori del legno di quelle desolate lande.

Il sordido timore di aver preso un granchio (crostaceo d’altronde comunissimo nei fiumi e nei mari di mezzo mondo) consigliò Pesh Menschen, prefecto maximum della comunità assediata, di accettare la condizionata resa offerta da Ditteo, in cambio di una nutrita provvigione di barattolame contenente il multicolore anfibio dell’ordine degli urodeli. La ragionevolezza degli uomini ebbe ancora una volta il sopravvento e pace fu. Pesh e Ditteo vennero visti allontanarsi in un faeton scoperto per raggiungere il luogo segreto ove firmare una sospirata tregua che dura ancor oggi.