Combray

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Ornitorinchis

In Cinema, Letteratura, News on 28 settembre 2013 at 19:17

ornitorinchis

Lo ricordo con curiosa benevolenza apparire giocoso in controluce fra le tendine di mussola che ornavano il suo cucinino. Correva l’anno 1978, la grande DC stava per lasciare l’Italia in fiamme tra i flutti ghiacciati delle strategia della tensione.

Nevicava forte quell’inverno ed il mio occhio di adolescente non scorgeva che una terra coperta di neve ed un cielo grigiastro. Mi recavo a scuola controvoglia, vestito come un mugico in attesa del mio Trotsky (che non arrivò mai) che mi dicesse: «La rivoluzione o è permanente o non è, ma se c’è meglio un buon paio di stivali».

C’erano dei lavori stradali vicino alla scuola, per migliorare la segnaletica nella zona del porto. Ricordo una macchina finirci dentro un giorno di gennaio. Deviammo il nostro percorso quella mattina ed arrivammo tardi a scuola, ma una macchina nel fosso valeva ben una messa per cui non ci sgridò nessuno dato che anche il professore di Italiano arrivò tardi.  Lo ricordo a colloquio con la professoressa di francese, un donnina magra e dalla carnagione biancastra, con i capelli neri, spesso unti e spessissimo cotonati che le davano un non so che di erotico, anche se a dire il vero non mi ci sono mai masturbato.

Ma ero allora alla prime armi di questa nobile arte, per cui selezionavo le mie prede con una maggiore cura e con quell’entusiasmo che da giovani si ha verso ciò che si reputa impersonale e quindi degno di essere approfondito, perchè il desiderio muore in ogni atto che riproduce in tono minore una passione. Il colloquio mi colpì molto, anche perchè la distanza professori-scolari allora era molto marcata da una solennità nel linguaggio che raramente sconfinava in dottrine poco ortodosse.

− Marì − le disse − ma guarda che cazzo di lavoro aijte a ‘ffà lu comune. Io trasalii come quando la Domenica delle Palme il Vangelo era più lungo ed in tutta la Via Crucis restavo come rapito da quell’atto mistico e pagano nello stesso tempo, fatto di maddalene di cirenei di polvere e di centurioni.

Tornai a casa quel giorno senza le pietre angolari con cui ero uscito quella stessa mattina, e con l’oggetto misterioso nella borsa da far firmare a mio padre che rispondeva al nome di “Comunicazioni trimestrali alla famiglia” che sostituiva la vecchia e tradizionale pagella con i voti.

Tutto sommato ci andò bene. Qualche giorno prima, il 24 gennaio 1978, Cosmos 954 un satellite militare sovietico zavorrato da 50kg di materiale radioattivo, impazzì e rischiò di cadere in Italia. Precipitò invece in una zona desertica del Canada con Andreotti al corrente del pericolo che aveva mobilitato esercito e polizia. Il Cosmos probabilmente si disintegrò nel passaggio nell’atmosfera. Non ne venne rinvenuto nemmeno un frammento anche se ad onor del vero fu proprio la zona desertica canadese a non essere rintracciata.

 

Mentine

In Cinema, Letteratura, Libri, News on 7 luglio 2013 at 07:35

blaze starr

“Mentine, mentine frescheee!” – Si era ridotto così, dopo una vita di stenti, a vendere mentine all’angolo della 43esima.

Catalogato a torto nel genere umano, Garin Ramoneur non scese mai a compromessi. Artista del sublime, cesellò per anni le sue mentine, senza curarsi del mercato globale e della rivoluzione industriale che, di mentine artigianali, non ne voleva sentir parlare.

Non è mia intenzione qui biografizzarlo in maniera romantica, falle nel suo ego non sono difficili da trovare, di certo il tentativo di rapina alla Peppermint Fresh Inc. in cui utilizzò un autocompattatore di rifiuti della nettezza urbana per non dare nell’occhio, venne giudicato con benevolenza dal giudice che gli concesse le attenuanti generiche per motivi sociali (Garin infatti, prima della rapina per non dare nell’occhio raccolse porta a porta l’immondizia dell’intero isolato, sistemando con cura i sacchetti nel vano compattatore).

Si rovinò essenzialmente per la sua cocciutaggine di intellettuale, per anni insistè a procurarsi la menta per i suoi prodotti nell’isola di Guam dove conobbe (anni prima che lo ritrovassero le autorità giapponesi) il sergente Shoighi Yokoi che si nascondeva dagli americani. Non volle mai rivelargli l’amara realtà, che la guerra era finita, che gli yankees avevano vinto e che gli ideali muoiono all’alba o qualcosa di simile (ma questo lo aveva letto su di una pagina del Reader’s Digest mentre incartava un pacchetto di mentine per un cliente).

Quando ritornò nell’estate del 1972, Shoighi non c’era più. Due pescatori giapponesi, il 25 gennaio del 1972, lo sorpresero al limite della boscaglia intento a pescare. Nel 1944 si era rifugiato sull’isola per sfuggire ai soldati americani con altri 8 compagni. Venne riportato alla civiltà come si sradica una stella alpina e la si schiaccia in mezzo ad un libro.

Garin perse un caro amico e si chiuse in se stesso. Non tornò più all’isola di Guam, anche se aveva fatto amicizia con alcuni chamorro che la popolavano. Il business di mentine crollò (insostituibile risultò essere la menta di Guam per le sue sopraffine qualità organolettiche) e fu costretto alla famosa rapina.

Fu visto in pubblico l’ultima volta a Stoccolma il 26 febbraio del 1972 in una singolare manifestazione. Ventimila massaie svedesi incazzate, sfilarono in corteo per le vie della capitale protestando contro il caro-prezzi e minacciando di boicottare alcuni generi alimentari. Lo stesso giorno, in Italia, si dimise l’ennesimo governo Andreotti, affondato al Senato da 158 voti negativi.

Nell’immagine di presentazione potete ammirare Blaze Starr (con cui Garin ebbe una breve ma intensa storia d’amore) un attimo prima che inizi a sfilarsi le calze.