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The end of Bulbo Kort

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 28 febbraio 2021 at 09:09

Bulbo Kort venne a torto considerato un pessimo regista. Megalomane senz’altro, senza il dono della sintesi cinematografica nemmeno, ma essenzialmente onesto.

La sua concezione filmica spazio-temporale, era del tutto personale e le sue opere non duravano più di 5 minuti. Fu l’unico regista del ‘900 a portare sullo schermo l’intera opera di Proust: Du Côté de chez Swann, A l’ombre des Jeunes Filles en fleurs, Le Côté de Guermantes, Sodome et Gomorrhe, La Prisonnière, Albertine disparue e Le Temps retrouvé condensandola magistralmente in 4’57’’ di proiezione, che la corrotta critica del tempo stroncò senza pietà, definendola opera pretestuosa e prolissa di un pretestuoso regista in disarmo (pretestuoso/a è un aggettivo molto amato dai critici). Bulbo, che in sua difesa amava citare Theodor W. Adorno ed il suo “sprofondamento nel frammento”, non si curò mai delle critiche. Non rispose mai alle provocazioni, se non quella volta che, alla sagra del cinema di Venezia, apostrofò i critici come immondi topi di gogna, non conoscendo bene la nostra lingua.

Nel successivo “Il consumatore di Dittatori” raccontò l’infanzia felice di Josef Mengele a Günzburg fino alla drammatica scelta, finito il liceo, fra il diventare medico o cartografo medievale. Dimenticato dalla cultura ufficiale e dai media in generale, visse in miseria per non dire di merda gli ultimi anni della sua vita, meditando opere assurde mai portate a termine come l’innovativo “Titoli di coda”, in cui l’opera filmica si concentrava non più sulle immagini e sul plot narrativo, ma essenzialmente su operatori, macchinisti e arredatori del presunto film, come a voler sottolineare la supremazia degli autori sul cinema di genere. La morte lo colse ancor giovane nella stesura dei titoli.

La cerimonia funebre vide l’omaggio sentito e commosso di padre Dirkhemm, suo vecchio amico d’infanzia, il quale celebrò la messa (omelia compresa) in quattro minuti. Raccontò brevemente, non poteva fare altrimenti, come si conobbero quando da ragazzi per sbarcare il lunario traducevano dal greco le istruzioni di montaggio dei Gazebo K di Le Corbusier e giocavano a pallone con la squadretta dell’oratorio partite di 30 secondi che immancabilmente finivano zero a zero. Le loro strade poi si divisero, padre Dirkhemm non vide un cartello e finì dentro ad un fosso di un seminario e si fece prete. Non fu una vera e propria vocazione ma, come amava spesso ripetere nelle sue omelie, le strade del signore sono lastricate di buone intenzioni e di cartelli sbagliati.