Combray

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Bella Ciao e tg1

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 25 aprile 2019 at 22:53

 

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Da canzone simbolo per la resistenza a brano scelto dalla generazione green, così il tg1 della sera continua nella sua opera di demolizione del nostro passato non più condiviso, mi verrebbe da dire con furia iconoclasta se questo termine non l’avessi riservato solo per “L’Age d’Or” di Luis Bunuel.

La giornalista ieri sera sorrideva pure quando le sue labbra pronunciavano questa cazzata, evidentemente il processo di desensibilizzazione nei confronti del proprio ruolo si è compiuto.

Poi certo, il fine benefico, la grande cantante inglese totalmente avulsa dal contesto socio-storico-politico-culturale-antropologico di ciò che cazzo sta cantando e tutto il resto hanno fatto sì che il mollica nazionale, di fronte ad una cantilenante skin che cantava Bella Ciao come non si deve cantare, ci insaccava tutti i luoghi comuni di questo mondo e quindi la canzone nasceva come canto politico, poi diventava popolare, poi pop, poi d’amore, poi di ribellione, poi ecogreen, poi jobs correct, (gli ultimi due me li sono inventati adesso ma non ditemi che ci stanno male) con i marlene kuntz che con un poderoso carico da undici chiosavano con canto di libertà che vale per tutti, immagino anche per i fascistoni di cui questo paese pullula e, perchè no, anche per quelli di Salò che in fondo poi non erano come quelli descritti da Pasolini nel suo ultimo film.

Beh allora io vi dico che c’è un filmato su you tube con questo titolo Banda di Desenzano “Bella Ciao” coro dei bambini delle scuole elementari 25 aprile 2010 in cui dei bambini ripresi con una telecamerina ballonzolante, con una banda di paese scalcagnata (ragazzi è un complimento, Giuseppe Verdi amava le bande di paese) la cantano nella maniera più semplice e commovente che si possa cantare, la cantano come si deve cantare nella speranza di un futuro migliore allegri e spensierati e non come un canto funebre anglo-inglese in cui non si capisce una mazza.

Poi, con calma, leggetevi i 3 commenti sotto e capirete che cazzo di paese vi aspetta là fuori.

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oh! domenica

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 6 aprile 2019 at 14:11

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Lentamente mi mancarono le forze, poi la vista si fece sempre più fioca fino ad intercettare lo sterile tubo catodico che irradiava stronzate nella sua forma più mefitica sotto le sembianza di un’intraprendente ed agghindata giornalista, eccitata dalla prima serata e dal suo ruolo di dispensatrice di non vano sapere.

Io, che per anni volli essere re del mio impero, che sui libri avevo investito l’onta della mia vanagloria per la vita umana e per la comprensibilità della cultura, che scevro da ogni compromesso avevo fallacemente trovato nell’indipendenza estetica la mia arte, svenni.

Benchè la virtù fosse l’unico oggetto del mio dilettevole sapere, la giornalista decise di non rispettarmi e proseguì: “S’intitola è sempre bello il nuovo disco di coez, un ponte tra la musica italiana di ieri e quella di oggi, l’intervista è di vincenzo mollica”.
Il servizio partì, la musica anche e coez a ruota…oh si voglio andare al mare anche se non è bello…

Fu così che, cullato da questo novello Petrarca, ripresi conoscenza con la voce flautata dell’ormai mio grande amico mollica che mi rassicurava dicendomi come coez fosse uno dei capostipiti della nuova scena musicale italiana, che aveva cominciato 10 anni prima come rapper ed oggi aveva abbracciato la canzone d’autore.

Non pago di questo scempio, il servizio pubblico proseguiva sempre con il coez che mi propinava le sue stronzate sgrammaticate: ….questo disco più che in altri avevo intenzione di creare un ponte fra magari quello che è la musica italiana vecchia e quella nuova.

Nella confusione più totale non capii più se ‘sto coez traesse ispirazione da Piero Ciampi o Arcangelo Corelli, nel dubbio lanciai verso l’apparecchio il vecchio boomerang con cui ero solito scollegare il ricevitore dalla rete ma fallii il colpo. Alla sprovvista, la giornalista ormai al culmine dell’orgasmo, dopo un sorrisetto di volgarissima disistima nei miei confronti, diede la linea a fazio dandogli del tu (in televisione devono essere tutti amici), il fellone sciorinò di botto un elenco a cazzo di nomi, giorgio panariello, il professor cottarelli, simona ventura che compie gli anni, fiorella mannoia, teo teocoli, il presidente della commissione europea juncker.

Questa volta svenni davvero con il mio Journal d’un Voyage fait a la Mer du Sud avec les Flibustiers de l’Amerique en 1684 ec. par le sieur Raveneaude LUSSAN. in 12. Paris 1689 che mi accarezzava sensualmente il petto meglio di quanto non avesse fatto, nonostante i suoi sforzi da bajadera melliflua, la prezzolata anchorwoman.

Mi svegliai qualche ora dopo sereno, avevo sognato. D’altronde, dissi tra me e me, se non fosse stato un sogno questo cazzo di paese era veramente messo male.

Operaj

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 3 marzo 2019 at 09:34

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il giacimento del cinema italiano è sul fondo negli archivi fuori moda fuori mercato fuori da ogni memoria possibile nell’esaltazione dei generi degli anni sessanta la negazione degli autori aurelio fierro superiore a tiziano ferro (indubbiamente) italia germania il calcio come metafora della decadenza di un popolo di gemme d’oro ti coprirò pomeriggi assolati non ho vissuto i moleskine fatti in vietnam le magliette in bangladesh nizza turchia gagarin schubert russia cirillico la raccolta degli episodi in fa minore umiliati e offesi 1943 armistizio al generale eisenhauer resa senza condizioni a volte penso che se la mano di anteo zamboni non avesse tremato non mi troverei in questa situazione la cultura operaia gli scrittori operai le ferie operaie (ma non si scrive operaj?) una vita operaia di giorgio manzini  ecco cosa vorrei diventare un plenipotenziario da piccolo invece volevo fare il camerlengo e sposare l’elettrice vedova di sassonia ma mia mamma mi disse della vigilanza annonaria, invece di fantasticare su vedove ninfomani dovevo far bene attenzione al segretario del partito che si recava ad ispezionare i mercati generali il funzionario in orbace mi chiese quanto costasse uno stajo di carbone rimasi impalato attonito con il braccio teso nel saluto romano mi sentii improvvisamente contingente e postumo nello stesso momento arrossii e gridai 15 lire sire camerata sbattendo i tacchi ed intonando mestamente giovinezza mille violini erano sul palmo della mia mano che si aprì cadde il mio diogene laerzio di cui conservavo una personalissima copia stampata a lione nel 1644

cinematografo rai

In Art, Books, Cinema, Cronaca, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica, Uncategorized on 24 febbraio 2019 at 10:43

cinematografo

L’altra mattina mentre correvo un tale in bicicletta fotografava il mare, mi fermai streching lento, il tale poi uozzappava il tutto forse con un messaggio vocale, se sei attivo chiama disse, io allora immaginai la scena un paio d’ore più tardi, i due tali si vedevano ed il primo tale si faceva scopare dal secondo dato che se il secondo era attivo, lui non poteva che essere passivo.

Il cinema soffre perchè oggi non ci sono più di questi soggetti in verità il dibattito culturale è affidato a marzullo su raiuno vi voglio quindi raccontare una puntata tipo per la precisione quella andata in onda venerdì notte dormiveglia otto ore di fabbrica lo studio il ripensare ad una cultura che deve essere diversa il politecnico di Vittorini ah se ci fosse oggi ma c’è cinematografo in tv non lo vorrai mica perdere in studio veronica logan non la conosco roan johnson non lo conosco troppe ore in fabbrica penso devo licenziarmi il primo film è orrendo di fausto brizzi modalità aereo quello che faceva i provini delle attrici in una garçonnière metto tutto minusolo ma godete per come scrivo garçonnière luoghi comuni à gogo anzi a cazzo poi il conduttore interroga i critici quanti film hai visto questa settimana io nove io otto io dodici la cultura come contabilità quante viti hai avvitato questa settimana tremiladuecentoquindici quante saldature a stagno duemilanovecento di cui una decina fredde però non ho visto il film di fausto brizzi cioè potete anche aver visto cinquanta film ma se in mezzo c’è quella merda allora cosa cazzo parlate poi il tal roan johnson imprime una svolta umanitaria alla discussione i film vanno visti tutti prima di giudicarli sì d’accordo forse per te ma tu prova a stringere tremiladuecento dadi da dieci in una settimana e forse faresti meno lo svelto ma tant’è si viaggia su due binari coloro che ti dicono cosa devi guardare e tu che torni a casa stanco e dici beh i critici sono loro hanno studiato e sanno di cosa parlano ma non funziona più così perchè sono corrotti dentro sinistroidi fittizi culturalmente berlusconiani quindi nient’altro che feccia culturale che mando allegramente e catarticamente affanculo perchè domani è lunedì ed il mio tempo è più prezioso del loro e ricordo che su Cinema Nuovo Guido Aristarco e compagni rispondevano a ponti e de laurentis dicendo ma lorsignori cosa credono che siccome le loro mogli fanno le attrici dobbiamo parlar bene dei film in cui recitano?

puntata di Cinematografo del 23/02/2019 https://www.raiplay.it/video/2019/02/Cinematografo-28925e54-09d2-4969-9fc2-5543362e3562.html