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Fazzoletti a Magonza

In Cinema, Cultura, Letteratura, Libri, News, Poesia, Politica on 15 dicembre 2013 at 08:27

fazzoletti a magonza

Cosa rende un uomo felice, ma soprattutto chi può considerarsi tale? Beh, melzianamente parlando è chi possiede ogni bene ed è perfettamente contento, beato, prospero, fortunato, propizio, utile, glorioso, pago, buono.

Nel 1937 questa definizione aveva però puntelli ben delimitati, una buona penna come la “Omans Lucens” era fondamentale per non correre rischi. Il timore di rimanere senza inchiostro in momenti topici era scongiurato dal serbatoio trasparente che non riservava sorprese.

Oggi, fra millanta gadgets tecnologici del cazzo, rimarco amaramente che il concetto di felicità non è più omogeneo, andatelo a dire a Gúttemberg o Gutemberg (Gio) che dirsivoglia, secondo il Melzi il maggior apostolo del progresso umano. Strano, il noto dizionario prima lo incensa poi di soppiatto gli rende stoccata per cui; “Un pregiudizio gli attribuisce l’invenzione della stampa mentre i Cinesi la conobber 20 sec. prima di G.C.”

Ebbe soltanto la bella trovata di perfezionare i caratteri e di renderli scomponibili. Un certo Fust gli prestò 800 fiorini per impiantare una tipografia a Magonza, Giovanni Gensfleisch questo era il suo vero nome, cominciò a pubblicare la celebre Bibbia Latina a 42 righe ma questa risultò così imperfetta che questo Fust gli portò via tutto. Poi grazie ad un altro prestito riuscì a diventare famoso anche se il Gensfleisch: “…coprì d’alloro solo la sua memoria giacchè morì sì dimenticato e povero che ignorasi perfino il luogo ove fu sepolto.”

Strano averlo rimosso, era un 25 aprile di molto anni fa, il 1975, ed a Milano nel corso di una manifestazione per il giorno della liberazione, un gruppo di militari sfilò per le strade aprendo il corteo degli extraparlamentari. I soldati, quasi tutti di leva, sfilarono con i volti coperti da fazzoletti rossi e con il pugno chiuso. Uno dei loro striscioni recitava così: “Fascisti, golpisti, per voi non c’è domani, siamo soldati saremo partigiani”.

L’inchiesta del Comando Militare di Milano che ne seguì, portò all’individuazione di 5 militari che vennero condannati alla camera di punizione di rigore. La loro colpa fu quella di, in uno stato dalla costituzione antifascista, essere antifascisti.

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