Combray

Ah, fachiro!

In Cinema, Letteratura, News on 28 settembre 2013 at 07:09

ah, fachiro

Seguendo il corso del fiume Pemkhi, quando i suoi meandri sconfinano per brevi tratti nella regione più occidentale e montuosa dell’antico Regno di Mes, non è raro imbattersi nel fachiro Rabbath Shirjai, ultimo discendente di quella scuola che ha fatto di questa stravaganza, la più nobile delle professioni.

Nobile forse, sta di fatto che, vuoi per lo sviluppo della società odierna, vuoi per un certo lassismo che aveva sempre contraddistinto il suo carattere fin da giovinetto, il suo numero di chiusura che lo vedeva addormentarsi seduto su di un foglio di pluriball argentato, non fu mai apprezzato dallo scarno pubblico che affollava le sue rappresentazioni, pubblico perlopiù costituito dagli anziani del villaggio che mal digerivano questo parvenu dalla lacrima facile intento in virtuosismi da demente, abituati com’erano a suo nonno che danzava scalzo su di una bottiglia di Kummell sbriciolata.

Disilluso, non apprezzato e tendenzialmente sospettoso di ogni nuovo marchingegno tecnologico, lasciò l’antica regione del Ghasmir in cerca di fortuna. Conobbe infatti in circostanze insolite (tentò di scambiare una delle sue mogli Pamira con un grossista prussiano) Heink Hurbach, biscazziere di primo livello nel vecchio Reichstag di Phon. Novità eclatanti nella sua vita non ve ne furono, nonostante il cambio di clima, di paese e di abitudini alimentari.

Quando Heink mise in modo la sua proverbiale macchina organizzativa che prevedeva grigliate di salsicce per tutti, accadde il fattaccio.  Il 28 giugno del 1914 incautamente consigliato da una delle sue mogli, Rabbath accettò l’invito di Gavrilo Princip per un caffè in uno dei più rinomati locali di Sarajevo. Caso volle che nel viale adiacente al bellissimo localino (mi verrebbe da dire “Bob”) si trovò a transitare l’arciduca ereditario d’Austria-Ungheria Francesco Ferdinando d’Austria-Este accompagnato in voluminoso corteo dalla consorte Sofia, duchessa di Hohenberg, nata contessa Chotek. Nel parapiglia che ne seguì, Gavrilo non solo non pagò il conto del caffè, ma lasciò solo Rabbath dicendo di avere delle faccende da sbrigare.

Arruolato nell’esercito prussiano per via di accordi bilaterali indo-tedeschi che prevedevano l’uso di fachiri come fanti guastatori durante operazioni belliche, morirà impigliato nei reticolati di filo spinato francesi. Laconica fu la dichairazione del suo ex-amico Heink: «Cosa volete che vi dica: non era capace.»

 

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