Combray

Onorato scrittore

In Cinema, Letteratura, News on 14 luglio 2013 at 06:53

onorato scrittore

Incominciamo dal Melzi, ove il nostro Onorato è il celebre romanziere francese che nella sua opera “La Commedia umana” tratteggia il carattere dell’odierna società.

Per Le Petite Larousse, Honoré è uno scrittore francese brillante e molto fecondo, e la Commedia, malgrado qualche caduta di stile e la minuziosità di qualche descrizione, è una serie di romanzi rimarcabili per la “verve pittoresque”, la potenza dell’osservazione ed il tratteggio fine e profondo delle umane passioni. Le Petite Larousse Illustré ha, a differenza del Melzi Nuovissimo, una serie di brevissimi sunti in cui racchiude molte opere fondamentali della letteratura mondiale.

Siamo nel 1911, la Grande Guerra che spazzerà via in un sol colpo illusioni perdute, belle epoque ed esposizioni universali è dietro l’angolo ma, La Cousin Bette è ancora descrivibile in poche righe come un romanzo di Balzac del 1846, ammirabile per la descrizione dei caratteri: Bette, contadina terribile che diventa una perversa donna di mondo; i Marneffe, coppia infame; il barone Hulot che la passione degraderà fino all’avvilimento. Fin qui l’odioso preambolo dal sottoscritto vergato di un romanzo che, per i nostri amici di Wikipedia, diventa una soap-opera ante-litteram, aggiungo io non senza trattini, ma-che-cazzo-scrivete.

“Il lettore troverà passioni, intrighi, invidie, gelosie, folli amori, grandi sacrifici ma anche cupidigia, erotomani, onore. Praticamente di tutto”e poi “Bisogna infatti ricordare che la Parigi dell’epoca era come la New York di oggi, ci si arricchiva in fretta e tutto era un turbinio di affari più o meno leciti.”

Cacchio è vero, appena l’ho letto ho pensato subito a New York e non al vicolo cieco del Doyenné, che vedeva la casa di Bette e dei Marneffe avvolta nell’ombra proiettata dalle alte gallerie del Louvre, annerite dal vento del Nord, dove le tenebre, il silenzio e l’aria gelida dominavano quelle strade, che si tramutavano in uno scannatoio la sera, in cui i vizi di Parigi, celati dalla notte avevano il loro libero corso.

Ma a parte questo, che dire degli erotomani. Il termine mi disgusta perchè non significa un cazzo ed andrebbe abolito dal vocabolario italiano in quanto termine demenziale, ma tu vuoi convincermi a leggere il romanzo titillando i miei più bassi istinti? E sia, prendo per erotomani il barone Hector Hulot d’Ervy, commissario ordinatore sotto la Repubblica ed ex intendente generale d’armata, ed anche (immagino) Célestin Crevel ex primo commesso di papà César Birotteau, ma poi il Duca di Blangis dove lo metto. E dire che il Marchese non lo descrive mica male nelle 120 giornate.

“…Ma se questo capolavoro della natura era violento nei suoi desideri, cosa mai diventava, gran dio!, quando l’ebbrezza della voluttà l’incoronava? Non era più un uomo, era una tigre in furore. Guai allora a chi serviva le sue passioni: il suo petto si gonfiava ed esplodeva in urla spaventose e atroci bestemmie, gli occhi sembravano eruttare fuoco, schiumava, nitriva, lo si sarebbe detto il dio stesso della libidine. In qualunque modo godesse, perdeva il controllo delle sue mani, ed era stato visto più volte strangolare una donna nel momento stesso del suo perfido orgasmo.”

 

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  1. …Mi viene da dire:”Materiale da romanzo!”

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