Combray

Il metodologico Verth

In Cinema, Letteratura, Libri, News on 2 giugno 2013 at 07:41

Verth Schortghuer

Verth Schortghuer, uno dei pochi veri e sinceri amici della mia giovinezza. Non si ricordano atti o iniziative da squilibrato durante la sua infanzia felice.

Cresciuto nello scolorito fermento culturale di fine anni ’70, e tenace assertore della superiorità di “No tu no” dei Cugini di Campagna rispetto a “The Wall” dei Pink Floyd (comprò entrambi i 45 giri ma il sound dei Cugini gli sembrò subito più corposo e metodologico di quello di un pur bravo David Gilmour), si ritrovò suo malgrado ad essere usato come barricata durante i moti studenteschi del ’77.

Artista poliedrico e funzionale all’estetica Krause, si limitò per anni a vivacchiare di rendita culturale, facendo ripetizioni di bricolage in un centro per anziani. Licenziato per aver cercato di invertire il procedimento veliero-bottiglia (invece della costruzione di un veliero nella bottiglia adottò per semplicità il procedimento inverso, costruendo un magnifica bottiglia di opale all’interno dell’Amerigo Vespucci) ripiegò sulla costruzione di origami con carta moschicida, ma venivano male con tutte quelle mosche appiccicate sulla carta.

Tornò raramente sulle prime pagine dei giornali e venne dimenticato in fretta, nonostante l’ultimo suo vanaglorioso pamphlet che incoraggiava un processo tecnologico che stimolasse maggiormente l’introduzione di passaggi a livello agli incroci stradali al posto dei semafori, favorendo scambi culturali fra gli automobilisti in coda.

La rilettura in chiave anticapitalistica della famosa missione dell’Apollo 13, quella in cui  John Leonard “Jack” Swigert Jr. si rivolse a Cape Canaveral con la famosa frase: “Okay, Houston, we’ve had a problem here”, creò un vespaio di polemiche ed un incidente internazionale di cui ancora oggi percepiamo gli strascichi. Secondo Verth Schortghuer, si ebbero sì dei problemi nel viaggio di ritorno della missione, dovuti però in buona parte ad uno sciopero improvviso dei benzinai non comunicato tempestivamente a Houston, che ebbe anche non pochi problemi nel ritorno in cuffia diffuso via etere, in cui  alcuni scioperanti canticchiavano “Guarda che luna” sulle note di Bandiera Rossa.

Il Partito Comunista Italiano fece un interpellanza parlamentare per chiarire la faccenda. Lo stesso Berlinguer criticò aspramente lo sciopero, asserendo che sicuramente più appropriata sarebbe stata la scelta di un motivo tipo “Luna rossa” e che a Cape Canaveral non capivano niente di musica. Qualcuno propose come extrema ratio la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti per presunte violazioni al piano Marshall (paragrafo canzoni). In realtà, molto più prosaicamente, l’incidente venne appianato in maniera civile, con il regalo da parte dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia dell’ultimo disco di Frank Sinatra al segretario del Partito Comunista Italiano.

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