Combray

The End Bulbo Kort

In Letteratura on 5 gennaio 2013 at 14:52

the end bulbo kort

Bulbo Kort venne a torto considerato un pessimo regista. Megalomane senz’altro, senza il dono della sintesi cinematografica nemmeno, ma essenzialmente onesto. La sua concezione filmica spazio-temporale, era del tutto personale e le sue opere non duravano più di 5 minuti.

Fu l’unico regista del ‘900 a portare sullo schermo l’intera opera di Proust: Du Côté de chez Swann, A l’ombre des Jeunes Filles en fleurs, Le Côté de Guermantes, Sodome et Gomorrhe, La Prisonnière, Albertine disparue e Le Temps retrouvé condensandola magistralmente in 4’57’’ di proiezione, che la corrotta critica del tempo stroncò senza pietà, definendola opera pretestuosa e prolissa di un pretestuoso regista in disarmo.

Bulbo, che in sua difesa amava citare Theodor W. Adorno ed il suo “sprofondamento nel frammento”, non si curò mai delle critiche. Non rispose mai alle provocazioni, se non quella volta che, alla sagra del cinema di Venezia, apostrofò i critici come immondi topi di gogna, non conoscendo bene la nostra lingua. Nel successivo “Il consumatore di Dittatori” raccontò l’infanzia felice di Josef Mengele a Günzburg fino alla drammatica scelta, finito il liceo, fra il diventare medico o cartografo medievale.

Dimenticato dalla cultura ufficiale e dai media in generale, visse in miseria per non dire di merda gli ultimi anni della sua vita, meditando opere assurde mai portate a termine come l’innovativo “Titoli di coda”, in cui l’opera filmica si concentrava non più sulle immagini e sul plot narrativo, ma essenzialmente su operatori, macchinisti e arredatori del presunto film, come a voler sottolineare la supremazia degli autori sul cinema di genere. La morte lo colse ancor giovane nella stesura dei titoli. La cerimonia funebre vide l’omaggio sentito e commosso di padre Dirkhemm, suo vecchio amico d’infanzia, il quale celebrò la messa (omelia compresa) in quattro minuti.

Con l’avvento delle nuove tecnologie pensavo fosse stato riabilitato. Capita a tutti infatti, mentre si cazzeggia su internet, di ricordare un nome. Quella mattina mi accorsi di quanto fossimo uomini primitivi, ingabbiati in una macchina cosmica. I rimandi, le assonanze, la banalizzazione verso il basso avevano raggiunto picchi himalayani. Ero distratto dalla ricerca di un disco di Neil Young, “Live in San Francisco” che trovai quasi subito. In basso apparve la scritta subdola e mefitica che insozzò per sempre il candore di quella mattina. Quasi nascosta e semplicemente naturale, come il consiglio di un vecchio amico, diceva; dello stesso genere; Michael Bublè, Adele, Jovanotti (sic 2 dischi). A volte ricordo comparire un ben più peggiore “potrebbero piacerti”.

Solo allora mi ricordai del buon vecchio Bulbo Kort di cui vi ho raccontato la storia.

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  1. …Ho capito come devo firmare la locandina che hai fatto per il nostro festival:Bulbo Kort!

  2. preferirei Magis Bopp, ma ne puoi trovare altri…

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