Combray

Occhio critico

In Cinema on 6 ottobre 2012 at 12:39

Con i miei amici del cineforum amavo sfoderare uscite ad effetto del tipo “manca di strutture coesive”, frase che andava bene un po’ per tutto, dalla Dottoressa del distretto militare a Zabriskie Point, peccato non fosse la mia. Certo, mai stato al loro livello quando in tristi sere di novembre si decidevano i titoli dell’annuale rassegna. Oddio, non è che avessero molta fantasia, si andava da “Il cinema nell’amore, l’amore nel cinema” a “La potenza nel cinema, il cinema di potenza” con i più sprovveduti che si recavano nel capoluogo lucano per la visione.

Ma si sa, come diceva Petrolini il pubblico quando sente parole difficili, non capisce ma si affeziona. Ora, che alcuni critici cinematografici lo abbiano rovinato (il cinema) è fatto assodato, per cui aveva ragione il buon Monicelli a bacchettarli quando rompevano i coglioni a chi voleva entrare a metà film. D’altronde opere dimenticate come “Impero per una gloria” di Crem Dosherty, non passano mai in televisione e sono snobbate dai cineforum di provincia che pagati non so da chi, proiettano Scialla. Se è bene e pio tacere il nome del luogo dove è avvenuto il fatto (San Benedetto del Tronto – AP), la questione cinema-televisione è sempre stata malposta, nel senso che negli anni 70 si andava si al cinema, ma molti classici si vedevano sul primo canale ed io ricordo l’emozione ed il religioso silenzio che accompagnava la visione di titoli mai banali.

Oggi tutta ‘sta retorica sulla sala non la capisco. Amore per il cinema?  Basterebbe eseguire regolarmente (cosa che non avviene) il test di Jackson-Prentice  che consiste nel riempire una sala con gente prezzolata e far entrare altre 20 persone che vedranno il film in piedi perchè non c’è posto (chiaramente l’entrata avverrà random per tutta la durata del film). L’inattuabile test definitivo di Nevers-Stillmack (sala con sedili di legno e lupini) non è più riconosciuto dall’associazione nazionale cineforum.

Certo semplificare le critiche cinematografiche non guasterebbe, ed il caso di “Apologia di un obitorio” è emblematico. Scrive infatti il Persichini nel suo dizionario dei film: […] La pellicola poi si snoda in una sarabanda munifica di inventiva fra epifanie sopite e stridori (pseudo) intellettuali. Il tessuto glabro della sceneggiatura non aiuta il film che rimane intonso, sghembo, apolide. Da ricollocare poi la fotografia in un ambito postlubitschiano di non chiara lettura. L’occhio spazio-temporale rimane nullo per buona parte del film. Allucinatorio, formattato, seminale.

Più semplicemente il film in questione altro non è che un thriller ad alta tensione, in cui il protagonista Enrö Strasgym si salva gettandosi dal pennone dell’Empire State Building su di un telone di guttaperca steso dai pompieri. Le polemiche seguite all’uso disinvolto degli stuntman di allora (tre non centrarono il telone ed uno non arrivò mai al suolo) non toccarono minimamente il regista Skip Tennerly che aveva la fama di essere un duro. L’altra notte l’ho rivisto a Fuori Orario; è vero, mi sono addormentato, ma mi è sembrato che il film mancasse di strutture coesive.

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  1. Detto per inciso, Scialla! è un ottimo film. Se non l’hai visto, te lo consiglio vivamente.

  2. Ma proprio per inciso…

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