Combray

Wanda e le altre

In Libri on 14 agosto 2012 at 08:50

Visto e considerato l’affievolirsi delle mezze stagioni ed il procrastinarsi sempre più in avanti delle ferie estive, seppur in ritardo mi accingo ai soliti miti consigli per le letture di ferragosto. Caldo e canicola sovvertono spesso l’ordine costituito, per cui indispensabile diventa la lettura di “Fascisme, communisme ou démocratie” di Henri Letterlé, ed. Argo, Paris 1929. Amici lettori, in guardia da determinati particolarismi che minano nel profondo la pacifica convivenza delle nazioni. Il mondo è allo sbando e l’incipit del modesto volumetto ce lo ricorda: “…L’heure est grave. La civilisation chrétienne est en péril. le progrès moral n’ayant pas marché de pair avec le progrès matériel!…” E nemmeno un certain Blaise Pascal per dirla alla Brassens ci aiuta nella citazione che Henri Letterlé fa ad inizio volume: “La justice sans la force est impuissance; la force sans la justice est tyrannique.”

Di Emila Nevers mi sembra fondamentale il suo “Galateo della borghesia” che riporta come sottotitolo norme per trattar bene, Torino 1906. Appare chiaro che queste norme obsolete non sono mai valse per la borghesia italiana, la più ignorante d’Europa a detta di P.P.Pasolini (di cui mi fido). Sfogliando l’ameno volume si è colpiti dalla complessità delle convenzioni e dei divieti che conformano questo galateo, dal contegno da tenere in carrozza alle norme che regolano l’offerta di acqua santa in chiesa. Ma sono le linee guida in caso di lutto che mi sembrano le più illuminanti in un paio di passaggi: “È sconveniente oltre ogni dire il seguire un funerale sbandandosi e ciarlando dei propri interessi, con una indifferenza irrispettosa verso la famiglia del defunto.” E poi in riferimento ad un eventuale discorso in memoria del defunto si aggiunge: “Non dirò che questi discorsi non si applaudono…Vi sono cose che chiunque intuisce, credo.”

L’ultima proposta per una rilassante giornata fra cultura e gavettoni è “Quattro risate” Editoriale Albatros, Roma 1972. La povertà di mezzi di quegli anni relegava un certo tipo di umorismo nei bassifondi culturali della nazione, ne eravamo consapevoli, ne eravamo felici. Ciò non ci impediva il contatto con forme culturali più alte, non ci sentivamo ghettizzati da Wanda, che fra le gambe aveva la miglior trappola per uccelli, citavamo orgogliosi “Wanda la peccatrice” di Duilio Coletti con una procace ma rassicurante Yvonne Sanson. Eravamo il frutto malsano di un educazione sessuofobica e repressiva, che purtuttavia non sviliva la donna ma l’uomo, penosamente ridicolizzato nei vari episodi della commedia pecoreccia (ma sublime) di quegli anni. Oggi tutto è cambiato, e le battute di Wanda le fanno ammiccando scosciate, le conduttrici dei vari Tg nazionali.

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