Combray

Una realtà implosa

In Uncategorized on 27 luglio 2012 at 17:50

Arrivai sulla scena del crimine trafelato e con un po’d’affanno. L’annuale seduta di psicanalisi junghiana che teneva il prof. Kriegsberg si era protratta più del solito, dato che ci si era incagliati su di uno schema di parole crociate crittografate che avrebbe definito il profilo sessuale di ognuno dei partecipanti. Distrattamente pensai di aver buttato dei soldi, ma credevo nel professor Kriegsberg, soprattutto quando stimolava i suoi pazienti con la sciabola circassa che ornava il suo studio.

Ma, la funzionalità dell’apparato di comunicazione di massa, quando cessa di essere valutata in ragione delle esigenze del sistema, fracassa i fruitori del mezzo. E proprio Sem Buckward trovai con il cranio fracassato nella sua magione di cartone sotto il cavalcavia che incrociava la 56esima. Magnate degli integratori non steroidei, che in quel tempo venivano somministrati come antidepressivi in tutti gli asili di New York, venne condannato qualche anno dopo da un giudice d’assalto del Bronx che dimostrò l’effetto placebo di tali farmaci se diluiti nelle minestre di semolino.

Il nerboruto tycoon, che amava sperimentare su se stesso questi ritrovati, non fu capace di risollevarsi dal crack che ne seguì e cadde rapidamente in miseria. Vani furono i suoi tentativi di rifarsi un’immagine. Il suo allevamento di cavalli di frisia, fu un tentativo grottesco d’impianto di un nuovo media nella società dei consumi ed il battage pubblicitario che ne seguì non andava oltre lo sterile slogan “Nessuno ha bisogno di cavalli di frisia finchè non se ne costruiscono.”

In realtà ne vendette un centinaio al barone Karl Von Loewer, che li sistemò con cura teutonica nel fossato della sua magione in bassa Sassonia, per tenere lontani i gurkha nepalesi che spesso, il governo britannico, inviava dal barone per una storia di contributi non pagati a due colf gallesi, che prestarono servizio al castello subito dopo lo sbarco in Normandia. Ma, nella storia dell’umano progredire, nulla è retorica come un buon cavallo di frisia, amava ripetere Sem (frase senza senso che dava l’idea del personaggio) il quale si intristì rapidamente dopo aver letto sul Frankfurter Zeitung una critica feroce che stroncava la geometria dei suoi cavalli. Diciamo che, dato che non conosceva il tedesco, non si sa cosa lesse ma si intristì comunque e licenziò tutti gli operai che, come buonuscita, ebbero una copia a testa dell’Ulisse di Joyce appena pubblicato.

E proprio con uno di questi volumi venne colpito Sem quella sera di novembre da Unto Swimmer, un suo dipendente particolarmente astioso che aveva mal digerito la lettura del bardo di Rathgar. Trovai Unto che vagava per Flatbush in stato confusionale, con il volume di Joyce sotto al braccio vaneggiare su modelli cosmici di letteratura meccanica implosa. La lettura del ponderoso tomo lo aveva sconvolto e fu facile condannarlo all’ergastolo dato che, il volume deformato, coincideva in maniera perfetta con il cranio di Sem. Lo andai a trovare spesso in prigione negli anni seguenti, nonostante tutto era un buon diavolo, sopraffatto dagli eventi e dalla solitudine. Mi accorsi allora del fine intellettuale che era e della sua strutturata critica a quello che accadde quel giorno a Dublino il 16 novembre del 1904 dalle 8 alle 2 di notte: bullshits.

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