Combray

Diabolo!

In Libri on 27 giugno 2012 at 08:53

Le Dictionnaire Classique Universel par M.Th.Bénard del 1904, a pagina 346 alla voce Escarpolette, mostra il disegno di un’altalena. Si tratta secondo il Bénard di un italianismo, Scarpoletta, e la definizione che segue la definisce come “Sorte de siège suspendu par des cordes, sur lequel on se place pour être balancé.”  Ma in francese altalena è balançoire e sempre il Bénard fornisce questa definizione: “Pièce de bois mise en équilibre, et sur laquelle se balancent deux personnes placées aux deux bouts; se dit d’une escarpolette.” I due disegni presenti in pratica differiscono solamente per la seduta, la scarpoletta ha la forma di una sedia mentre l’altalena è una tavoletta di legno.

Il catalogo di acquisti per corrispondenza Manufacture Française d’Armes et Cycles de Saint-Étienne del 1933, a pag. 251 nella sezione Cycles-Sports-Jeux-Voyage, mostra alcune altalene, tutte rigorosamente chiamate  balançoires, con diversi prezzi che variano da 15.50 a 65 franchi a seconda del modello, ma di escarpolettes nemmeno l’ombra. Mi duole dirlo, anche per il Melzi questa voce è sconosciuta, viene da pensare dove diabolo l’avrà sentita il signor Bénard.

Diabolo, ho scritto diabolo e non diavolo, come quando la mattina ci si sveglia con un motivo in testa di cui non è possibile liberarsi. Le Manufacture Française lo mostra a pagina 250: Diabolo caoutchouté, métal poli de 70m/m de diamétre, baguettes en bambou. Prix……12 francs. In pratica una cordicella appesa su due bastoncini su cui far volteggiare, lanciandolo in alto, un affare costituito da due trottole unite per il vertice (mi viene rocchetto ma non so se è giusto). Il Melzi lo descrive come giuoco de’ ragazzi, cerco allora gioco ma vengo rimandato con fastidio a giuoco, ne deduco che il Melzi abbia in odio qualsiasi neologismo vagamente moderno e gioco è uno di questi che, immagino ancora per poco, troverà spazio nel suo dizionario.

I giuochi infantili dell’epoca, hanno una loro dignità oggi perduta nei cinquantenni tatuati che trafficano con i cellulari. Nella tavola dei giuochi il diabolo è diventato diavolo, l’aquilone è un cervo volante e la verticale (star ritto col capo in terra e le gambe in aria) diventa far querciolo, sostantivo che indica una quercia giovane. Ma, sempre nella tavola, il dondolo (ho un’illuminazione) è una scarpoletta e l’altalena è, come ricorda il Bénard, un pezzo di legno in equilbrio al centro con due persone che si bilanciano alle estremità.

Il diavolo per monsieur Bénard non è un gioco ma: Le principe du mal, Satan l’esprit malin e in linguaggio figurato personne méchante, violente, obstinèe, etc.; enfant turbulent, tapageur etc. Poi, une gravure piccolina, mostra un malmesso carretto con due ruote e scopro che le diable è anche une petite voiture pour transporter le fardeaux. Ma se il diavolo è il principe del male, lo spirito maligno per eccellenza, non ci si può dimenticare che una seconda chance non si nega nemmeno al maligno, quindi un bon diable diventa un bon enfant ed un pauvre diable è semplicemente e poeticamente malheureux, infelice e gramo come tutti noi poveri diavoli.

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