Combray

Stennerr la maschera

In Uncategorized on 27 maggio 2012 at 17:40

Tipo strano lo era sempre stato, basta dire che aveva sempre preferito la voce limpida e cristallina di Flo Sandon’s a quella di una Nilla Pizzi più timbricamente calda. Ma nel primo dopoguerra, con l’Italia da ricostruire empiricamente e senza un vero e proprio processo di Norimberga, mio zio si perdeva in vane dissertazioni su musica e cinema. Il suo cavallo di battaglia fu la famosa polemica, ripresa anche da molti giornali sul cinema pre-neorealista, che nasceva, secondo lui, da alcune commedie di Camerini in cui i prodromi del cinema di strada, si nascondevano in un cinema che verrà ricordato dei telefoni bianchi.

Poi c’era la famosa storia di Bruce Stennerr, maschera infelice di un cinema low-cost di Broadway, dove per giustificare il prezzo stracciato del biglietto, Bruce si aggirava fra le poltrone con un moccolo di candela. Una sera del 1947, era appena uscito se non ricordo male “Secret beyond the door” di Fritz Lang, Bruce incautamente urtò Dom Swishels e della cera cadde sul suo costume in nylonstex e prese fuoco. Dom aveva lasciato tutto per diventare wrestler professionista e viveva praticamente con questa calzamaglia 24 ore al giorno. Veramente la storia secondo certuni è un po’ diversa, e Dom cominciò come wrestler e finì come pederasta, insomma dalle tute da lotta passò alle tutine poi ai collant e così via. Di sicuro c’è la sua fine ingloriosa e la consegna da parte della direzione di una torcia elettrica allo Stennerr.

Qualche anno prima, per la precisione il 23 marzo del 1918, i tedeschi per la prima volta bombardarono Parigi da 108 chilometri con la Grande Berta, il famoso cannone a lunga portata da 210mm lungo 36 metri e con una traiettoria di 148 chilometri. Marcel Proust ce lo ricorda in alcune memorabili pagine della ricerca, descrivendo una Parigi buia, notturna e piena di calcinacci ma soprattutto descrivendo la disgregazione di un mondo che, dopo un breve respiro, si avvierà verso la catastrofe della seconda guerra mondiale.

Il periodo non era certamente felice, ma la storia ci insegna che i sognatori sono dei bambini, ed il ricordo è l’unico paradiso dal quale non possiamo venir cacciati. Il viaggio che Adam McTire fece in California da bambino lo segnò per tutta la vita, soprattutto per via delle sequoie che lo colpirono molto. Il passaggio da homo-sapiens a uomo-ansioso fece il resto. Capì in un attimo che per liberarsi da tutte le sue frustrazioni, doveva in qualche modo riportare il suo mondo al passato, ed ebbe un’ intuizione improvvisa, infantile e primordiale allo stesso tempo, che riportò alla luce una memoria sepolta da anni. Ciò che James Joyce chiamò epifania, rivelò ad Adam un metodo molto più prosaico per fare soldi e si imbarcò in un business che prevedeva la distribuzione e la vendita di bonsai di sequoia.

Ne vendette uno solo, al Madison Square Garden che lo mise nella hall vicino alle biglietterie e che i più scambiavano per un pino d’aleppo troppo cresciuto. Gli altri vennero venduti al governo norvegese che ne fece legna da ardere per alcune isbe vicino alle isole Svalbard. Adam divenne taciturno e solitario finchè un giorno scomparve all’interno di una sequoia dove stava costruendo un ascensore. La leggenda vuole che, come avvenne per il salice, molte cupressacee quel giorno piansero.

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