Combray

Imprese in Bitinia

In Letteratura, Libri on 22 aprile 2012 at 10:50

Anche la storia di Giotto, nel Melzi, è sublime. Tutto giusto, allievo di Cimabue, lavorò molto per i papi Clemente V in Roma e Bonifacio VIII in Avignone, tracciò per quest’ultimo il famoso circolo sì perfetto che sembrava fosse tracciato col compasso. Ma cosa spinge Giotto (di Bondone) all’arte? Qual è il fuoco sacro che muove il suo cuor giovanile e ardente alla pittura? Presto detto, il Melzi è come al solito spiccio e sbrigativo e non usa perifrasi: “Figlio di un pecoraio, s’annoiava assai di quel mestiere. Volle il caso che Cimabue vedesse alcuni dei suoi disegni, maravigliosi per l’età sua”. Appare chiaro che se avesse amato l’esser pecoraio la storia dell’arte avrebbe preso un’altra piega.

Ma la storia ahimè non ha forse indicibili percorsi? Prendiamo Giulio Cesare. Se a scuola spesso non si dice, e il Melzi spesso (come dice Eco) dice e non dice, per quanto riguarda il sommo generale romano, dice. Infatti, oltre alle imprese, alle campagne, all’eloquenza straordinaria che gli permetteva nello stesso momento di: scrivere, leggere, ascoltare e dettare a quattro amanuensi su materie importanti, ebbene un uomo così, come non se ne fanno più, aveva anche lui delle debolezze.

E allora il Nuovissimo dice che: “Fu dissolutissimo; i suoi legionari cantavano sulle sue imprese in Bitinia e sulle sue relazioni col re Nicomede una canzone molto oltraggiosa”. Ma lasciamo Caio Giulio ai suoi patimenti, d’altronde oggidì siamo permeati di canzoni oltraggiose, e veniamo ad una sensibilità ecologica ante litteram di uno scetticissimo Gian Battista. Sugli alberi pensavo ci fosse una tavola o una voce più corposa, invece niente, solo una misera descrizione nella parte linguistica ed una voce sul culto degli alberi nella parte scientifica. Però c’è anche una Festa degli Alberi, promossa da tal Guido Baccelli che si celebra un giorno festivo con l’intervento di autorità e scolaresche il tutto, ci tiene a sottolineare il Melzi, sovente senza sufficiente convinzione.

Mi scuso in chiusura per aver dato del tal a Guido Baccelli, distinto medico romano e uomo politico di fine ottocento, più volte ministro della pubblica istruzione e dell’agricoltura. Scienziato facile, geniale, propugnò le iniezioni endovenose e studiò specialmente la malaria propugnando la bonifica dell’Agro romano. 1832 † 1916

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