Combray

Immaginario da ricostruire

In Uncategorized on 14 gennaio 2012 at 18:28

È sempre difficile quantificare la vita reale di un fumetto. Quanto pagava d’Ici Wash Tubbs? Sor Pampurio i venerdì di quaresima, mangiava di magro? Certezze non ne abbiamo, possiamo, come nel cinema, immaginare cosa accade al di fuori dell’inquadratura. La triste fine di James Bond è emblematica. Malato di sifilide, si spegne in solitudine in un sanatorio del Sussex sul finire degli anni ottanta. D’altronde lo avete mai visto indossare un preservativo?

Molto più misteriosa è stata la vita del signor Bonaventura. Nato sulle pagine del Corriere dei Piccoli il 28 ottobre del 1917 riceveva, alla fine di ogni storia, come ricompensa per i suoi inconsapevoli servigi, un milione. La questione non banale è quella di capire come costui spendesse questo denaro. Tranne rare occasioni in cui Sergio Tofano inizia la storia con: Il Signor Bonaventura ricco ormai da far paura, il nostro eroe dilapida puntualmente il milione che guadagna. Come lo dilapida non ci è dato modo di saperlo, possiamo immaginarlo in spese folli (nella storia del 6 ottobre 1929 compra un’aragosta che non poco inver gli costa) spese che lo costringono spesso ai lavori più disparati, dal venditore di frittelle a quello di lozioni per la crescita dei capelli in 5 minuti. Ma spesso passeggia, ozia beatamente, insomma non fa un bel niente, come se vivesse di rendita. D’altronde della moglie Reginotta sappiamo poco, ma dato che si aggira per casa con una corona, e in Italia c’è ancora la monarchia, qualche soldo da parte deve pur averlo.

Il suo contraltare dimenticato, lacero e cencioso è Serafino di Egidio Gherlizza che povero lo è davvero, in un’imprecisata periferia americana dove vive in baracche fatiscenti o dorme sulle panchine. E’ l’ultima frontiera del fumetto prolepopolare italiano, in cui fame e miseria sono visibili in storie semplici e genuinamente, mi scuso per il termine, poetiche. Ma se in Serafino vita privata e fumetto si fondono alla perfezione e non può esistere una realtà parallela, ricordiamoci tutti la vita privata (tenuta nascosta per anni) di Little Orphan Annie di Harold Gray, costretta per anni a prostituirsi in lupanari di terz’ordine con il nome d’arte di Little Oral Annie. Gli anni ottanta spazzeranno via tutto questo marciume, quando un Johnny Storm malato, farà causa ai Fantastici Quattro per averlo fatto dormire per anni in un letto con coperte di asbesto.

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