Combray

Strenne d’antan

In Libri on 23 dicembre 2011 at 21:58

La cultura di massa come disgregazione dell’origine della specie. Chi regalerebbe un titolo così per Natale! Nessuno, accontentiamoci così di consigli più morigerati, evitando di considerare il potenziale lettore come una specie di sottosviluppato che si accontenta di corrotte rubriche letterarie. Iniziamo con L’inferno di Parigi di Saverio di Montépin, Angelo Bietti  editore, Milano 1889. Per chi ama la Ville Lumière, a dispetto del titolo troverà il paradiso con questo volume. L’incipit ci trasporta come una macchina del tempo in una Parigi splendidamente miserabile:

“La via du Rocher è certamente una delle peggiori di Parigi, ma entriamo sì di frequente nei quartieri nobili, che non dispiacerà al lettore di accompagnarci un momento nei bassi fondi di San Lazzaro. A due terzi di questa via s’innalza una casa della piu lurida apparenza: essa è composta di sei piani sormontati da un ordine di soffitte. Per non essere presi dalla nausea, non ci fermeremo né sotto l’oscuro androne, né nel fetido camerino della portinaia, né sulle melmose scale, ma saliremo d’un fiato fino al settimo piano, ed entreremo in un misero abbaino posto in un punto del tetto sì inclinato, che in due terzi della sua lunghezza è impossibile tenersi in piedi.”

Il barone Xavier Henri Aymon Perrin, conte di Montépin che in Italia diventerà Saverio, scrisse Les Enfers de Paris nel 1874, anche se scrisse è tutto da dimostrare dato che già allora si faceva ampio uso di di ghost writer.

Il libro dei conti fatti è invece una piccola strenna per chi, visti i tempi è desideroso di far quadrare il bilancio. Edito da Adriano Salani nel 1939-XVII mi ricorda com’era bella quell’epoca in cui gli editori, oltre al cognome avevano anche un nome. Il manualetto si rivolge ai negozianti e capitalisti e sostituisce in maniera semplice ed efficace le rare calcolatrici dell’epoca. En passant, ricordiamo che prima dell’avvento, nel dopoguerra, dei calcolatori elettronici, la calcolatrice era merce rara, dovuta al genio ed alla perizia di Herman Hollerith che la inventò nel 1890. Evito un lungo e noioso excursus sulle schede perforate che erano alla base del loro funzionamento.

Sotto l’albero, infine, non poteva mancare Alem, la risposta italiana, negli anni di piombo, ad Asterix. Ambientato nella Roma imperiale, spezza quel sottile filo di omosessualità che univa Asterix ed Obelix, utilizzando tre personaggi. Alem il protagonista abita fuori Trastevere. Ha ereditato dal nonno una cintura magica, dono del dio Marte, che lo rende fortissimo. Poi c’è Onass, che ha sembianze chiaramente obelixiane, costruttore di clave per mestiere, abita nel quartiere proletario (ante litteram chiaramente) della Suburra, e divide la sua stanza con Cassius il terzo protagonista del fumetto. Quel divide potrebbe far pensar male, ma nella descrizione che si fa di Cassius nel giornaletto, si sottolinea in maniera perentoria che, oltre ad essere un abile giocatore di dadi e uno svagato vagabondo (!), Cassius è anche un donnaiolo impenitente, cosa che mette a tacere ogni controversia. D’altronde ricordiamoci cosa s’è dovuto inventare Frank Miller in The Dark Knight Returns. E poi giornaletto non l’ho usato come diminutivo, anzi…

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