Combray

Progresso letterario

In Letteratura, Libri on 17 dicembre 2011 at 11:55

Il progresso letterario non esiste, esiste soltanto una suprema ed eterna ricapitolazione. Si tratta di una citazione che ricordo essere di Jorge da Burgos nel Nome della Rosa. Ho riletto quasi tutto il libro ma non l’ho trovata, ricordo male, oppure viene detta nel film? Si tratta quindi di una citazione? Può darsi, la lingua è un sistema di citazioni, come dice Jorge Luis Borges (forse).

Questo preambolo può sembrare inutile e lo è. Si avvicina il Natale, siamo tutti più buoni (Benni), quale periodo migliore per immergersi integralmente nella cultura con la A (o C?) maiuscola. Iniziamo e finiamo quindi con Fra Cent’Anni di Carlo Richet, Fratelli Treves Editori, Milano 1895. Il futuro visto con gli occhi di un francese, Charles Richet medico parigino premio Nobel per la medicina nel 1913. Il saggio passa in rassegna vari aspetti della vita sociale e politica del futuro, dalla lingua che si parlerà, alla popolazione della terra, allo sviluppo delle arti, dei mezzi di comunicazione etc. Riguardo la lingua il Richet, pur consapevole che, con lo sviluppo demografico in atto negli Stati Uniti d’America la lingua inglese sarà predominante, da buon francese non rinuncia ad una stoccata polemica, infatti:

“E’ evidente che la lingua inglese sarà la più diffusa. Ed essa presenta per sé medesima dei grandi vantaggi: è semplice, facile a comprendere, e, se non fosse impedita da una ortografia – vale a dire una pronunzia – ridicola, sarebbe una lingua molto adatta alla più rapida diffusione.”

Il libro è arricchito da preziose note del traduttore italiano, che a sua volta non manca di intervenire su mancanze ed omissioni del Richet riguardo il nostro paese. Gli stati europei sono ancora troppo patriottici e quindi: “Si sente comunemente dire dagli Italiani che i Francesi sono dei briganti¹; i Russi trattano i Tedeschi da bruti grossolani; i Francesi chiamano gli Inglesi ladri, e così di seguito.” La nota che segue puntualizza la situazione: ¹Veramente è il viceversa che si sente più spesso (N.d.T.). Quando il Richet analizza il problema delle monarchie europee, ritenendole inconciliabili con le istanze democratiche ed egualitarie dei cittadini, ed auspica la nascita di una repubblica italiana, la nota del traduttore è immediata e secca: ¹Ciò, secondo chi conosce meglio il nostro paese, è molto improbabile (N.d.T.).

Nel dipanarsi della vicenda, accanto a momenti nobili sul futuro dell’uomo e il suo benessere, che presuppone idee morali alte fra cui il sacrificio dell’individuo alla cosa pubblica, emerge ancora una visione prettamente maschilista della società, per cui: “L’ufficio della donna, malgrado le prediche appassionate di qualche spirito generoso, sarà sempre limitato al focolare domestico. Per eccezione, vi sono oggi delle donne medichesse, autrici, pittrici. Queste eccezioni saranno più numerose, sia pure; ma, anche in America, la donna sarà soprattutto la madre di famiglia e la custode del focolare domestico. In quanto a predire l’estensione dei suoi diritti politici, ciò è poco importante, e d’altronde qualunque presunzione sarebbe temeraria.”  

Lo spirito di fondo che pervade il libro è quello di un mondo migliore, ma il giudizio è influenzato fortemente dal periodo storico in atto. Siamo in piena Belle Époque, le guerre sono in continenti lontani e si immagina per la prima volta un’ Europa in cui la democrazia porterà benessere e prosperità. La fiducia nel progresso è totale e la quantità di scoperte ed invenzioni è tale da far prefigurare una nuova età dell’oro. Ma, il naufragio del Titanic e la Prima Guerra Mondiale, da angolature diverse, spazzeranno via queste illusioni e L’Age d’Or che ricorderemo sarà quella tragica di Luis Buñuel.

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