Combray

Storia di un ossuto professore

In Libri on 28 novembre 2011 at 23:45

Il Cav.Prof. Gian Battista Melzi non ha una sua voce nell’omonimo dizionario nell’edizione del 1922. La prefazione è la sua voce, dato che è a lui intitolata e, dopo un ringraziamento ai vari professori che hanno collaborato al volume, lo si ricorda con affetto e stima. Nato in provincia di Brescia a San Bartolomeo nel 1844, visse lungamente a Parigi, dove ideò il dizionario sull’esempio delle molte pubblicazioni francesi di divulgazione popolare. Ne viene data anche una descrizione fisica; alto, magro ossuto, nervoso, descrizione che peraltro si evince dalla foto della pagina precedente, in cui appare fiero e altero fissare l’obiettivo, con un libro sotto il braccio.

Questa foto che sembra messa lì a caso, in realtà è un tentativo velatamente subliminale per scoraggiare i numerosi contraffattori di libri che combatterà per tutta la vita. Infatti nella pagina affianco alla foto oltre al classico “Tutti i diritti riservati” compare un perentorio “N.B. Farò sequestrare ovunque le Copie del Nuovissimo Melzi non munite della mia firma.” La firma che compare sotto la minaccia è ampia e svolazzante a dispetto del fisico che dicevamo ossuto. Anche l’editore nella prefazione spiega come il Melzi “…fu tenacissimo difensore anche in sede giudiziaria contro i pronti contraffattori.” La sua perizia di lessicografo, unita ad una visione delle voci senza fronzoli inutili (L’equazione Adamo=Nome del primo uomo mi sembra sublime) gli diede fama immortale.

Nell’edizione del 1951 il Melzi viene spostato all’interno del dizionario scientifico, ed ha un suo spazio che ricalca in linea di massima la prefazione del 1922. Ma, in chiusura una crepa si fa largo in una voce che poteva essere di routine come tante altre. Il Melzi infatti, tornato in Italia avrebbe curato con solerzia il rinnovamento del dizionario sino alla morte, avvenuta nel 1911, difendendolo dai contraffattori e denigratori. Chi erano questi ultimi e perché non se ne fa verbo nel 1922? E poi perché il Nuovissimo diventa Novissimo nel 1951 in concomitanza con l’improvvisa comparsa di sedicenti denigratori?  Infine zuzzurellone “Uom fatto che tuttavia si perde in baie” sarà in eterno l’ultima parola della lingua italiana? Con l’inserimento di tecnicismi, parole straniere e altro, oggi si chiude con l’onomatopeico ZZZ, con buona pace del prof. Melzi e della sua rigorosa lessicografia.

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