Combray

Il timore di avere il pensiero

In Letteratura on 12 novembre 2011 at 11:55

Nel luglio del 1904 Marcel Proust venne invitato a cena dal duca di Gramont nel castello di Vallière, a nord di Parigi. Arrivò in cravatta bianca, assieme ad altre persone che andavano a fare canottaggio sul lago e a giocare a tennis, confuso e a disagio. E’ qui che il duca di Gramont, dopo avergli chiesto di mettere la firma sull’album degli invitati, un po’ preoccupato, dirà la famosa frase: «Il vostro nome signor Proust, ma niente pensieri».

Quando sono arrivato a Vallière, il duca di Gramont mi ha fatto firmare sul registro sul quale avevano firmato gli altri invitati di quella sera, e io stavo per mettere la mia firma sotto un piccolo Chevreau, quando il duca di Gramont, che il mio atteggiamento un po’confuso unito al fatto che sapeva che ero scrittore riempiva di inquietudine, mi rivolse con un tono implorante ed energico insieme queste parole lapidarie: «Il vostro nome signor Proust, ma niente pensieri». Il desiderio di avere il nome e il timore di avere il pensiero. Sarebbe stato più giusto se fossi stato io ad averlo ospite a pranzo, e gli avessi chiesto: «Il vostro nome signor duca, ma niente pensieri».

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