Combray

Un pomeriggio felice

In Uncategorized on 3 ottobre 2011 at 22:33

L’attesa era finita. Usciva in un grigio pomeriggio invernale, dopo mesi di indiscrezioni e troupe cinematografiche che si aggiravano nei pressi della rotonda, “Il vizio ha le calze nere” opera prima di Tano Cimarosa. Anche la settima arte si era ricordata di San Benedetto, ad 80 anni esatti da quella sera al Boulevard des Capucines. Una folla di disperati si diede appuntamento a piazza Nardone. Il Cinema Teatro Pomponi fu preso d’assalto dai facinorosi, così si chiamavano in quegli anni, alle quattordici in punto. La polizia usò gli idranti e il parroco della Marina scomunicò preventivamente, ipso facto, chiunque avesse pensato minimamente di mettere piede dentro al cinema.

Il film, anche se vietato fu visto un po’ da tutti. Bordate di fischi accolsero le scene girate in Ascoli. “Disonesti” gridò qualcuno in platea, “così si carpisce la buona fede del cittadino.”  Mugolii di soddisfazione riempivano la sala quando San Benedetto veniva mostrata dalle magistrali inquadrature di Tano. La trama seppur esile, una mezza dozzina di donne sgozzate, risultò avvincente, moderna nei temi trattati e con un calibrato plot narrativo . Da giusto contrappunto fece la recitazione degli attori, sobria e misurata, da molti giudicata quasi spartana. Un boato di sghignazzi scosse la sala quando il commissario Lavena diramò l’ordine via radio di bloccare l’aereoporto. Non mancò neppure una sottile critica sociale, che farà dire al brigadiere Pantò, alias Tano Cimarosa, in un momento di sconforto: “Per me le cose vanno male perché chi comanda non capisce un cazzo.”

Rimanemmo delusi per via del titolo, che feticisticamente parlando prometteva tanto, ma che risultò un bluff. Le calze nere erano quelle del killer, sempre inquadrato dalla rotula in giù, che indossava calzettoni neri simili a quelli degli arbitri di calcio. Fu un vero peccato non sfruttare appieno le potenzialità, le calze, e le gambe di Dagmar Lassander. Uscimmo felici, senza aver capito bene la trama, ma con la cultura che aveva sfiorato la nostra città. “Però, le scene saffiche erano girate bene” disse Cianelle detto Lu scienziate. “Le scene che?” rispondemmo quasi tutti. Tornammo a casa in fretta.  Il giorno dopo era in programma “Андрей Рублёв” del maestro russo Andrej Tarkovskij e non volevamo perderlo.

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