Combray

L’eredità di Bulbem

In Uncategorized on 5 settembre 2011 at 12:29

… ma domenica la squadra che si batteva sempre per non retrocedere e abitualmente perdeva, fece una partita straordinaria: al 1° minuto della ripresa Bulbem, il gigantesco centravanti che era l’idolo di Fantozzi, aveva segnato un gol al volo meraviglioso.

Compare così Bulbem, all’improvviso, senza descrizione di alcun tipo. Di lui sappiamo solo che è gigantesco, che è un centravanti e che ha segnato un gol meraviglioso. Se Giovanni M. venne considerato lo Yin del calcio, Bulbem lo Yang. Il primo rappresentò il prototipo del calciatore vanesio che rovinò poi il calcio negli anni duemila, il secondo l’essenzialità del furbar nella sua forma più cristallina.

Mai un suo gesto fu fine a sé stesso, ma sempre in funzione del gol. In molte partite rimaneva a casa e quando serviva qualcuno gli citofonava. Ingaggiato dai Vincenzoidi girò il mondo. Era questa una squadra formata da un numero imprecisato di trottolini danzanti, incredibilmente spocchiosi, leziosi come Giovanni M. ma molto meno belli. La sua carriere ebbe tuttavia parabola breve. Si riciclò come attore recitando in diversi B-Movie di Roger Corman di scarso successo. Il più famoso di questi  fu Julius meet the man without head, sorretto da una trama risibile, un tizio in un bagno di un campeggio incontra un uomo con il cranio puntellato da un’impalcatura di tubi innocenti. La storia faceva acqua da tutte le parti, tanto che, più di un critico fece notare a Corman che i tubi innocenti in Italia erano fuorilegge da anni.

Il sequel, The man wrapped in the toilet-paper fu un flop clamoroso. Non si andava oltre l’ambientazione in un cesso di un campeggio, in cui seminava il terrore un bizzarro tipo avvolto nella carta igienica. Solamente in uno sperduto cineforum di provincia si gridò al capolavoro. Il cineclub I Lombrosiani gli dedicò un retrospettiva dal titolo Le cinéma avant Jules, le cinéma après Jules. La sua recitazione venne fortemente influenzata dal metodo Stanislavskij. Per anni continuò a ripetere che in quel campeggio, lui, c’era stato, aggiungendo particolari francamente disgustosi, quali l’essere stato colto da un violento attacco di dissenteria notturna.

Vinse un triathlon con pochi meriti, e forti sospetti di doping.

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  1. Mi permetto di dissentire sdegnato dal giudizio così tranchant su quelli che reputo invece due capolavori assoluti del cinema con la A maiuscola.
    “Julius meet the man without head” raggiunge vette di lirismo inesplorate e rappresenta l’“hortus conclusus” della filmografia moderna.
    L’impronta espressionista di matrice tedesca tipica del primo Murnau si palesa sin dall’inizio, poi però la cifra stilistica evolve agilmente in maniera assolutamente originale, contenendo “in nuce” tutti quegli elementi narrativi e formali che esploderanno nell’impareggiabile sequel.
    La trama possiede una solidità e una credibilità inattacabile, la scrittura è degna dei migliori autori hard boiled, i dialoghi sono serrati ed avvincenti, mentre la tensione cresce costantemente fino al finale sconcertante.
    Il progetto creativo trova il suo compimento poi nel maestoso sequel: “The Man wrapped in the toilet-paper”.
    La scena clou, nella quale “l’uomo con la testa puntellata” vaga assorto nella sordida latrina avvolto nella carta igienica, novello Achab sulla tolda del Pequod, rappresenta oramai un caso “di scuola” studiato e sezionato in ogni dettaglio in tutte le accademie di cinematografia; un mirabile piano sequenza interminabile che non ha nulla da invidiare alle migliori inquadrature di Jean Luc Godard o Alfred Hitccock.
    Infine un accenno alla recitazione impeccabile. Oltre al metodo Stanislavskij è evidente l’influenza del giovane Jean Gabin, di Michel Simon, e soprattutto del grande Franco Lechner di fine carriera.
    Riguardo alla regia di Roger Corman, nuovi sviluppi rivelano una scomoda verità.
    Sembra infatti che il vero “deus ex machina” dietro la cinepresa fosse tale F.T., personaggio sfuggente ed enigmatico, talmente schivo da non voler attribuirsi capolavori di tal pregio, preferendo lasciare gloria ed onori al vecchio maestro; libero di potersi dedicare, nel suo inaccessibile esilio collinare, alle buone letture e al sogno della sua vita: la titanica biografia del mitologico Giovanni M.

  2. Tutto giusto, aggiungo che Roger Corman, arzillo 91enne, è di nuovo al lavoro e sta sceneggiando un film sui Vincenzoidi che il tuo commento ha inopinatamente ignorato.

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