Combray

Giovanni M. e la Vexata Quaestio

In Uncategorized on 29 giugno 2011 at 22:28

Spesso capita che nei salotti buoni si discuta di calcio. Spesso ci si chiede qual è stato il più forte giocatore di tutti i tempi. Spesso il confronto si riduce a due soli nomi, Pelè e Maradona. Qualcuno timidamente inserisce Di Stefano, chi Eusebio, chi Meazza il tutto a seconda dell’età e dei ricordi. Ci si dimentica troppo spesso di Giovanni M.. Mi si obietterà che Pelè ha realizzato più di mille gol in partite ufficiali e Giovanni M. nemmeno uno. Dettagli.

Innanzitutto Giovanni M. era indiscutibilmente più bello di Pelè e Maradona. Era elegante, fine, giocava spesso sulle punte, toccava la palla raramente ma con ammirevole maestria. Non ho più visto calciare un pallone con tanto amore. Era un movimento lentissimo, quasi in slow-motion. Ricordo che mentre calciava si guardava da solo quasi compiacendosi. La sua visione del calcio era puramente estetica. La sua visione di gioco nulla.

Vestito da calciatore venne inserito fra le sette meraviglie del mondo, scalzando i Giardini Pensili di Babilonia. La leggenda vuole che non abbia mai segnato un gol in nessuna partita disputata. Alcuni di noi aficionados si spingono più in là fino ad asserire che forse non ha mai calciato in porta durante una partita. Da terzino, la fascia da lui presidiata è stata per anni terra di conquista dei forward avversari. Gianni Brera dopo averlo visto di sfuggita in un amichevole contro Pagliare, constatò amaramente che il vero abatino era lui, ma ormai non poteva più tornare indietro. Gianni Mura invece lo attaccò sempre con veemenza, dichiarando in più di un’occasione che se ne fotteva altamente delle sue forme fidiache.

Quando lasciò il calcio per via di una caviglia malconcia, soltanto Mario Soldati si ricordò di lui con un breve articolo intitolato Malleolo infame. Ne ripercorse la breve carriera, tracciando un parallelo un po’ ardito fra l’Italia del dopoguerra, il neorealismo e la caviglia malconcia. Famosi sono rimasti molti dei suoi soprannomi, dai più eleganti come Il cicisbeo della pedata ai più velatemente offensivi come L’esteta di questa minchia. Tentò la fortuna in altri sport ma fallì miseramente.

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